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Scazzi bocconiani, dibattito tra prof. sui vaccini ai bambini, i tempi di Bisignani, Letta anti Caltagirone su Generali

Arnese

Generali, Caltagirone, Enrico Letta, Giavazzi, Monti, Prodi, vaccini anti Covid ai bambini e non solo. Pillole di rassegna stampa nei tweet di Michele Arnese, direttore di Start

 

ENRICO LETTA CONTRO CALTAGIRONE NELLA PARTITA GENERALI

 

Il Messaggero di Caltagirone sostiene casualmente Caltagirone su Generali

 

DIBATTITO FRA GIAVAZZI E MONTI SUL DEBITO…

 

SERGIO ROMANO DIPLOMATICAMENTE FUSTIGA ROMANO PRODI… ANTICHE RUGGINI…

 

DIBATTITO TRA PROF. SUI VACCINI AI BAMBINI

 

QUANTO DURA LA PROTEZIONE DELLA TERZA DOSE?

 

GREEN PASS E BRACCIALETTI

 

TOILETTE UNISEX

 

QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

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ESTRATTO DELL’ARTICOLO DI SERGIO ROMANO SU ROMANO PRODI E NON SOLO:

un altro articolo, ha avuto l’effetto di risvegliare il problema dell’allargamento della Unione. Era davvero necessario che una istituzione composta agli inizi da 6 Paesi (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) divenisse in pochi anni una Unione composta da 27 Stati? Era davvero indispensabile che il primo maggio del 2004 entrassero contemporaneamente nella Ue dieci Stati: Cipro, Estonia, Lituania, Malta, Polonia, Repubblica Ceca, Slovenia, Slovacchia, e Ungheria?

Nella sua autobiografia, scritta con Marco Ascione (Strana vita, la mia, Solferino), Romano Prodi, presidente della Commissione di Bruxelles dal settembre 1999 al novembre 2004, risponde che non era possibile, dopo la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda, ignorare «quasi 80 milioni di nuovi cittadini, popoli che in parte avevano vissuto all’ombra di una dittatura e che ora potevano decidere del proprio futuro all’interno di una comunità democratica». Ma lo stesso Prodi è stato tra i primi a constatare che il buon funzionamento dell’Unione era destinato a soffrire della necessità che molte decisioni debbano essere approvate da tutti i soci. L’esigenza della unanimità presenta almeno due inconvenienti. In primo luogo apre le porte dell’Unione anche a Paesi che vogliono trarne tutti i benefici economici senza condividerne gli obiettivi ideali: e in secondo luogo concede gli stessi diritti a tutti i soci, indipendentemente dalle loro dimensioni e dal numero dei loro cittadini. Il principio dell’unanimità è il maggiore nemico della Ue. Secondo Prodi «è un cancro che va estirpato dal corpo europeo. Altrimenti non potremo correre. Come in ogni sistema democratico le decisioni vanno adottate a maggioranza, applicando, quando è il caso, la formula del quorum qualificato. Occorre quindi trovare subito il coraggio di abbandonare il diritto di veto partendo dalla politica fiscale e dalla politica estera dell’Unione». Tutto sarebbe meno complicato se i candidati all’Unione fossero stati divisi, sin dall’inizio, in due categorie: quella dei Paesi che desiderano l’Unità dell’ Europa e sono pronti a sacrificare, sia pure gradualmente, la loro sovranità; e quelli che vogliono conservarla. Con questi avremmo potuto creare, invece dell’Unione, un Commonwealth come quello che gli inglesi hanno creato dopo la concessione dell’indipendenza alle loro vecchie colonie. L’istituzione è molto variegata. Ha un presidente (la Regina Elisabetta II) ma si compone di 55 Stati indipendenti fra i quali 24 regni e 31 repubbliche. Hanno tutti una politica estera e sono liberi di intrecciare rapporti economici con quelli fra i membri del Commonwealth che hanno eguali interessi. Ma l’Unione Europea deve avere connotazioni distinte ed essere composta soltanto da Paesi che sono disposti a sacrificare progressivamente la loro sovranità.

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