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Vi spiego perché è salutare la mossa della Lega pro Draghi premier

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carfagna inps

La missione di Mario Draghi e la posizione della Lega di Matteo Salvini commentate da Giuliano Cazzola

 

Lo sviluppo della crisi politica e delle consultazioni del presidente incaricato Mario Draghi mi ha ricordato un film del 1963 ‘’Il signore delle mosche” (Lord of the Flies) diretto da Peter Brook.

La storia si svolge nel 1984, nel contesto di un conflitto nucleare. Un gruppo di ragazzini inglesi, dopo un incidente dell’aereo che li doveva portare in salvo, trova scampo e rifugio in un’isola deserta. I piccoli naufraghi si rendono conto di doversi arrangiare per sopravvivere e si organizzano in due gruppi, che cominciano ad avere dei contrasti tra loro fino a scontri durissimi. Proprio nel bel mezzo di uno di questi conflitti, si accorgono dell’arrivo di una scialuppa di salvataggio da cui scende un marinaio.

L’improvvisa comparsa di un adulto (nel film si vedono solo le gambe) riporta la normalità tra i ragazzi che si stringono intorno a lui, mogi mogi ma rassicurati, sentendo di essere tornati al ‘’posto loro’’ all’interno di una gerarchia sociale.

Non occorre molta fantasia per attribuire i ruoli interpretati nel film ai protagonisti del confronto politico in atto. Io attendo di vedere come finirà questa svolta impressa alla crisi dal presidente Mattarella, ma il suo svolgimento è di per sé sorprendente.

L’ex presidente della Bce sembra il suonatore del flauto magico che con la sua musica si porta dietro prima i topi e poi i bambini del villaggio. C’è veramente da rimanere da non credere ai proprio occhi.

La XVIII legislatura era iniziata con una forte polemica nei confronti delle élite, dei poteri forti, dei burocrati di Bruxelles, dell’euro, del rigore, della tirannia tedesca; con forze politiche nemiche per la pelle che avevano promesso ai loro elettori una lunga sequela di ‘’jamais’’ sia per quanto riguarda le alleanze, sia i contenuti.

Poi dopo quasi tre anni di giri di valzer scomposti (come se l’orchestra suonasse una polka) sulla scena viene calato un demiurgo, il personaggio che Euripide usava nelle sue tragedie per trovare il modo di uscire da una trama troppo complicata di cui gli spettatori non erano più in grado di seguire il filo.

Certo, non si può dare torto a chi lamenta che Draghi non è stato eletto da nessuno. La stessa cosa valeva per Giuseppe Conte che, peraltro, non poteva vantare un curriculum come quello si SuperMario. E – detto fra noi – Conte ha svolto un lavoro importante, in condizioni difficili, ed è riuscito a ribaltare il sovranpopulismo del suo primo governo.

L’avvocato del popolo nell’estate del 2019 non si è limitato a cambiare maggioranza, ma anche è stato in grado di adottare una differente politica che oggi consentirebbe ad un eventuale governo Draghi di tirare diritto sulle scelte strategiche di fondo e di concentrarsi sulle nuove sfide nel migliore dei modi.

Dalle urne del 4 marzo 2019 erano uscite vincitrici due forze eversive: una di queste il M5S ha già cominciato a convertirsi, e lo farà ancora di più se si libererà della fuffa perché Dibba e i suoi faranno davvero la scissione che vanno minacciando invano.

Anche il ripensamento della Lega è importante. Se andrà in porto l’operazione entrista, il suo approdo nella maggioranza e nel governo Draghi sarebbe un atto di ripudio di un’ideologia inevitabilmente condannata ad entrare in conflitto con la parte produttiva del Paese, pienamente integrata nelle reti europee ed internazionali, interessata all’impiego assennato (ai fini di sviluppo e non di sola assistenza) delle risorse del Next Generation Eu (NGEU). E sarebbe soprattutto un atto di auto legittimazione nei confronti dell’Europa e di un mondo occidentale che, con Joe Biden, si accinge a ripercorrere le tradizionali strategie del libero commercio, dell’integrazione dei mercati e del multilateralismo con particolare attenzione all’Europa. Nel 2018, il quadro politico è cambiato. Le forze emergenti sono state ridimensionate rispetto al consenso allora ricevuto.

Il che non prelude però alla loro scomparsa. Poiché ormai fanno parte del quadro politico nazionale è benvenuta la loro maturazione. C’è bisogno di una destra presentabile proprio per favorire una possibile alternativa nella direzione del Paese senza che ciò comporti il rischio di un salto nel buio, come sarebbe accaduto in caso di elezioni anticipate dopo la crisi del Conte 1.

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