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Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia in ordine sparso su Draghi

Macaluso

Posizioni e umori di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia su Draghi, presidente del Consiglio incaricato

 

Quale centrodestra emergerà dal “ciclone” Draghi che ha fatto anche un po’ reset di schemi e coalizioni di prima?

Al momento sembra emergere come protagonista una parte, quella che ne ha sempre rappresentato il nocciolo duro, ovvero la contiguità tra le istanze liberali, di sviluppo che vengono dal locomotore del Nord, rappresentata dai partiti di Forza Italia di Silvio Berlusconi e la Lega, prima Nord poi nazionale. Partiti tra i quali emerge molto di più un comune sentire rispetto alla pur importante forza politica di Fratelli d’Italia più radicata al centro verso Sud e nel Sud medesimo. Lega e Forza Italia non possono che ritrovarsi nella filosofia “di rilancio” rappresentata da Draghi.

Una visione più liberale o liberista rispetto a quella più statalista di FdI. Patriota certo, ma con sfumature diverse rispetto ai due partiti del Nord che restano il nocciolo duro del centrodestra fondato 26 anni fa da Berlusconi.

Quel nocciolo duro che accetta la sfida per sfidare esso stesso, ognuno a modo suo, con i propri contenuti, il governo che sta per nascere.

Poiché, a questa sfida il “primo partito italiano” deve partecipare, rimarca Salvini che osserva “sarebbe più facile restare in panchina ad assistere alla più grande emergenza economica e sanitaria del dopoguerra”.

Poiché, come dice il numero due di Berlusconi, Antonio Tajani, dopo la lunga e cordiale telefonata del Cav dalla Provenza a Draghi, “ora dopo aver presentato due piani per l’emergenza” “attendiamo adeguate risposte”. Chiaro l’endorsement al premier incaricato da FI.

Come ribadisce Tajani, va nella direzione di quel governo dei migliori già indicato da Berlusconi. Anche se l’ex presidente del parlamento europeo tiene a precisare che quella che si formerà a sostegno del presidente Draghi non prefigura “una maggioranza politica”.

Un modo per cercare di tenere unito ancora il centrodestra, che già governa 16 regioni su 20. Quella coalizione il cui “valore” viene ribadito dalla stessa Giorgia Meloni che si prepara a votare no alla fiducia o anche a astenersi se quel governo non fosse di legislatura ma a tempo in vista del voto.

Anche se Meloni si dice certa che così non sarà. E quindi, seppur dall’opposizione, “sempre ci sarà il sostegno di FdI a misure utili per l’Italia”. L’endorsement di “Silvio” con quella “lunga e cordiale” telefonata a Draghi chiaro che ha ricompattato FI.

Ne è soddisfatto il senatore Andrea Cangini che dice però alla cronista: “Bene, ma peccato perché se la coalizione fosse andata tutta unita a dire sì a Draghi avrebbe fatto in modo che questo governo fosse stato di fatto proprio di centrodestra, marginalizzando così le politiche dei Cinque Stelle e del Pd”.

Osserva un altro parlamentare azzurro, Alessandro Cattaneo, ex sindaco di Pavia: “Berlusconi ha voluto ribadire che la scelta Draghi va proprio in direzione di quel governo dei migliori da Berlusconi per primo indicato, lo stesso Berlusconi che si batté per Draghi alla guida della Bce. E già tutti gli indicatori internazionali stanno dando ragione a questa scelta”.

Se quindi è ormai scontato che sarà si da parte di Forza Italia, al si sembra avvicinarsi sempre più anche la Lega di Salvini che dice chiaramente però: “Se la Lega deciderà di starci ci sta, noi non facciamo le cose a metà, non poniamo, a differenza del Pd, veti per nessuno, il veto è sulla politica delle tasse e della decrescita”.

Su certa visione grillina, insomma. Salvini lascia quindi capire che la Lega “primo partito” se ci starà, standoci fino in fondo, intende avere anche propri ministri. Appuntamento questa mattina alle 11 alle consultazioni a Montecitorio. Prima la Lega, poi i Cinque Stelle.

E alla fine, questa mattina, al termine del colloquio con Draghi Salvini di fatto spiazza il Pd con quel suo “siamo a disposizione, la Lega è la prima forza del Paese, noi a differenza di altri non abbiamo pregiudizi”. Poi, evidentemente riferito a FdI: “Non possiamo dire sempre di no, è in ballo il futuro dei nostri figli”. Sottolinea il leader leghista, ex ministro dell’Interno  “Per me è una sfida ipotizzare un governo con chi mi ha mandato a processo ma qui è come nel ’45. Se la Lega entrerà sarà un esperimento limitato nel tempo, di carattere eccezionale”. “No all’aumento di qualsiasi tassa è la nostra priorità”, annuncia Salvini.

Da lunedì al via il nuovo giro di consultazioni di Draghi. Ne esce finora un centrodestra in cui restano unite Fi e Lega. I partiti nazionali che nacquero al Nord. Ereditandone anche un certo pragmatismo.

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