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Cosa tiene insieme Lega e Forza Italia al governo

Meloni Centrodestra

La nota di Paola Sacchi

 

A esser forse troppo maliziosi, ma stando a certe derisioni tutte concentrate su Matteo Salvini che vengono da un mainstream paladino del nuovo bipolarismo “atlantico” tra Enrico Letta e Giorgia Meloni, verrebbe da dire che forse a sinistra, dove si fanno sentire le scosse delle convulsioni dei 5 Stelle, la crisi qualcuno invece la voleva davvero, ma non può dirlo. Con l’obiettivo di disarticolare anche il centrodestra di governo, al solito cercando di espellere la Lega dall’esecutivo, staccandola da Forza Italia. E con un centrodestra ormai del tutto disarticolato andare a elezioni. Del 2023 o forse anche anticipate?

Alla crisi del governo Draghi, in realtà, non ha mai creduto nessuno, né Forza Italia che per bocca del suo presidente e fondatore Silvio Berlusconi nel primo discorso in presenza di sabato scorso a Roma ha detto: “Noi leali fino alla fine, ma la casa è sacra e non si tocca”. Quindi, a partire dalla riforma del catasto al cosiddetto sistema duale: no tasse. Né il leader della Lega Salvini, come ieri ha confermato al Corriere della sera, intendeva “in un momento come questo” aprire una crisi del governo di emergenza nazionale, in cui Lega e FI hanno deciso di entrare “anche allo scopo di non aumentare la pressione fiscale”.

Fi e Lega, il centrodestra di governo, piuttosto hanno battuto un colpo, dimostrando compattezza su temi identitari come la casa e il no all’aumento della pressione fiscale. Temi che hanno sempre accomunato nel loro dna FI e Lega, partiti entrambi nati al Nord. E su questo, così come sui temi centrali dello sviluppo economico, la politica energetica pro-nucleare la Lega ha politiche opposte al grillismo, al contrario vicinissime a quelle azzurre.

Con l’incontro dell’altro ieri, per il quale i tecnici sono al lavoro, il premier ha concluso ribadendo il suo impegno a non aumentare le tasse, il centrodestra di governo ha battuto il tasto su un punto politico: “Non può essere il Pd, con i 5 Stelle, a dettare la linea di governo. Noi siamo un pilastro di questo esecutivo di tutti. La sinistra vuole nuove tasse e occupa tutti gli spazi”, ha ribadito il coordinatore azzurro Antonio Tajani. Ne è emersa, insomma, la richiesta di un riequilibrio per rispettare i rapporti di forza, a fronte di quello che era apparso come uno sbilanciamento a sinistra, che nella narrazione mainstream ha rimesso al centro il Pd come asse di sistema. E questo, come ha scritto ieri su Libero Corrado Ocone, senza però indagare bene quel campo a sinistra reso sempre più “stretto” dalle pulsioni dei 5 Stelle. Che “addirittura hanno invece rischiato di mettere davvero in crisi il governo su temi come l’Alleanza atlantica e la Difesa”, ha detto Tajani alla convention azzurra di una settimana fa con tutto il gotha dell’industria e l’imprenditoria.

Insomma, al di là delle differenze in politica estera sulle presidenziali francesi, delle differenze tra “alleati diversi ma uniti da un rapporto di stima e lealtà” (Berlusconi), il nocciolo duro delle politiche su temi identitari cruciali per la politica interna, uniti alla riforma in senso garantista della giustizia, continua a cementare il rapporto tra Lega e Forza Italia, che “è il centro, ma contrapposto alla sinistra”, seppur “distinto dalla destra” (ancora Berlusconi). E questi temi, soprattutto quello delle tasse, tengono insieme anche il rapporto con Fratelli d’Italia, all’opposizione. Il quadro del centrodestra non c’è dubbio che non è facilissimo, ma scomporre e ricomporre le maggioranze o disegnare nuovi bipolarismi senza mettere in conto la galassia 5 Stelle e gli scossoni che determina a sinistra rischia di diventare la rappresentazione solo di un pezzo di realtà.

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