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Le ultime news sul marasma politico italiano

Grillo

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In questo lunedì del “marasma”, come Il Fatto Quotidiano lo ha definito una volta tanto senza esagerare – pensando in particolare alla riapertura delle scuole, fra assenze di insegnanti e studenti già contagiati o a rischio di esserlo con una pandemia che ha costretto il generale Francesco Figliuolo a tenere aperte anche di notte le operazioni vaccinarie – ciascuno ha immaginato a suo uso e consumo la preannunciata conferenza stampa di Mario Draghi.

Così La Stampa, rispondendosi da sola alla domanda principale che il direttore Massimo Giannini aveva proposto ieri mattina, ha titolato su un Draghi deciso ad andare avanti sulla sua strada senza lasciarsi “condizionare” dalla corsa al Quirinale. Alla quale tuttavia, anche se non dovesse essere più interessato o disponibile lui con la formula del “nonno a disposizione delle istituzioni”, rimangono interessatissimi partiti, leader e leeaderini da cui dipende l’azione di un governo pur anomalo e di emergenza come il suo. I cui provvedimenti debbono essere poi approvati dal Parlamento, pur nelle ristrettezze ormai abituali delle procedure e in un regime di sostanziale monocameralismo, introdotto surrettiziamente prima ancora che Draghi, in verità, arrivasse a Palazzo Chigi.

Il Giornale della famiglia Berlusconi si è spinto più avanti immaginando, pur con la cautela di un condizionale nel testo dell’editoriale del direttore, una “rinuncia” di Draghi, esplicita e pubblica, alla corsa per la successione a Sergio Mattarella. Una rinuncia che potrebbe facilitare la corsa di Berlusconi, pur nelle incognite derivanti anche dalle assenze da contagio che però non ridurrebbero le maggioranze qualificate richieste dalla Costituzione per l’elezione del presidente della Repubblica da parte degli oltre mille fra senatori, deputati e delegati regionali. Per cui all’ex presidente del Consiglio continueranno a dover servire almeno 505 voti, contro i 430 e rotti di cui il centrodestra dispone sulla carta, al lordo degli assenti e naturalmente dei “franchi tiratori”, o “liberi pensatori”, come li chiama con una certa esperienza anche personale l’ormai ex Paolo Cirino Pomicino.

C’è poi il problema, peraltro non ignorato onestamente dal Giornale, di altre candidature in grado di disturbare le ambizioni di Berlusconi, come quella dell’ora “camaleontico” Giuliano Amato. Che lo stesso Berlusconi sette anni fa cercò di fare eleggere succedendo a Giorgio Napolitano, d’intesa a sinistra con Massino D’Alema, scontrandosi però con l’allora presidente del Consiglio e segretario del Pd Matteo Renzi. Che gli preferì Sergio Mattarella scusandosi direttamente al telefono con l’interessato, signorilmente affrettatosi a toglierlo dall’imbarazzo esprimendogli comprensione. L’ex presidente socialista del Consiglio aveva ancora l’età per sperare in un’altra occasione. Ora, a 83 anni, è come Berlusconi, a 85 anni compiuti, ragionevolmente all’ultima spiaggia di questa benedetta corsa al Quirinale.

Ritengo meritevole di segnalazione quanto meno letteraria, in questo lunedì – ripeto – di marasma pandemico e politico, l’ottimismo di Renato Brunetta. Che, forte probabilmente della posizione di ministro più anziano, legittimato a sostituire chissà per quanto un Draghi eventualmente eletto al Quirinale, nonostante o forse addirittura con la spinta finale di un Berlusconi rinunciatario, Brunetta ha testualmente scritto sul Foglio: “Il presente ci assorbe con tutta la sua complessità: Covid, pandemia, crisi, inflazione, prossime scadenze istituzionali. Un peso che rischia di inchiodarci all’oggi impedendoci di immaginare il domani. Lasciarsi paralizzare sarebbe un grave errore. Dobbiamo invece sforzarci di ragionare con due teste, quasi come Giano Bifronte, la divinità capace di guardare sia il passato, sia il futuro”, avendo “gli strumenti per riprogettare seriamente l’avvenire”, come il piano di ripresa finanziato dall’Unione Europea, e persino o soprattutto ”il coraggio”. Beato lui.

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