Quando si infrange una regola, ripetutamente, per poi dire che non vale più e cambiarla, non si commette solo un’azione mirata, per esempio, contro l’indissolubilità del matrimonio, a favore dell’eutanasia o della legalizzazione dell’aborto, per fare tre storici esempi di bioetica. Miniamo l’autorevolezza delle regole in assoluto. Questo processo è andato avanti nei decenni e secoli scorsi, affermando un nuovo tipo di società, democratica e liberale, in cui gli individui hanno pari diritti e cercano di trasformarli in realtà, ma anche di trasformare il loro desiderio in diritto.
Questa società oggi sembra essere andata in crisi. Possiamo ricondurre a questo assunto alcune considerazioni che provengono da destra e sinistra, come le chiamavamo un tempo, e che convergono verso una posizione intermedia di generale perplessità.
Massimo Gramellini ammette che “se il calciatore, il politico, il magistrato o il commentatore dello schieramento avverso afferma o commette una bestialità, mi indignerò” ma “se ad affermare-commettere la medesima bestialità è qualcuno della mia squadra, ribalterò lo schema”. Mattia Feltri dice che l’amministrazione della giustizia è “un problema enorme poiché la magistratura si sente una casta intoccabile” ma anche che “sarebbe tutto risolvibile con le leggi attuali”, però come ammoniva Machiavelli “con le buone leggi non ci si fa nulla se mancano i buoni costumi” e invece la scostumatezza impera, vedi Gratteri e Nordio. Ernesto Galli della Loggia ribadisce che “la droga dell’antifascismo” serve alla sinistra che non riesce a raggiungere consenso e potere con programmi di governo realistici.
Secondo Paolo Pombeni ci stiamo accorgendo che “l’esasperazione dei toni e la radicalizzazione selvaggia dello scontro per il voto referendario non giova a nessuno” anche se qualche volta fa “spettacolo e audience”. Angelo Panebianco ammonisce che “tutto diventa incerto e confuso” e “i governanti sono tenuti a “rassicurare i cittadini, a fingere di sapere che cosa va fatto”.
Dunque, abbassiamo i toni, concentriamoci sui contenuti e convergiamo verso soluzioni di compromesso ma realistiche. Siamo d’accordo, se non tutti, almeno in parecchi. E siamo autorevoli, convincenti, equilibrati, qualcuno ci verrà dietro. Oddio, però sembra uno spot per il Board of peace e per le altre paci del Nobel mancato Donald Trump, dall’Iran al Venezuela e dall’Ucraina al Medio Oriente. Quelle “giuste e durature” non arriveranno mai, limitiamoci a quelle affaristiche, fragili ma fattibili a medio termine. Vedi come vanno le cose, a cercare un giusto mezzo moderato si finisce per dar ragione all’urlatore che ha infranto tutte le regole della diplomazia, della geopolitica, delle relazioni internazionali.






