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Le spese per l’immigrazione? I conti non tornano (e l’Ue ha il braccino corto). Report Corte dei Conti

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Ci sono due certezze sulle spese statali per i migranti. La prima: la contabilità è un guazzabuglio, non si ha contezza precisa dei costi perché i rivoli delle uscite per l’immigrazione sono molti. Seconda certezza: l’Unione europea contribuisce con meno del 3% dell’onere che grava sullo Stato italiano per la prima accoglienza.

Le due certezze emergono dalle più recenti relazioni della Corte dei Conti sul fenomeno dell’immigrazione.

LA RELAZIONE DELLA CORTE DEI CONTI SULLA SPESE PER L’IMMIGRAZIONE

Le parole che i magistrati contabili usano nella sezione “La spesa per l’immigrazione” contenuta nel rapporto sul Rendiconto generale dello Stato 2017 pubblicato di recente sono chiare: “Una analisi delle spese riguardanti il fenomeno dell’immigrazione nel suo insieme mostra un quadro eterogeneo sia nelle modalità di governance da parte dei Ministeri che nella gestione delle risorse finanziarie. Dal punto di vista organizzativo, infatti, benché l’attuale gestione dell’accoglienza faccia capo principalmente al Ministero dell’interno, diverse sono le amministrazioni coinvolte, anche indirettamente”, si legge nel report messo on line pochi giorni fa.

I RIVOLI DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Nel bilancio dello Stato è presente la sola missione “Immigrazione, accoglienza e garanzia dei diritti”, che comprende gran parte della spesa per la gestione del fenomeno migratorio, “e che non risulta esaustiva”, si legge nella relazione della Corte.

I NUMERI DELLA MAGISTRATURA CONTABILE

I pagamenti totali della missione direttamente imputabili alla gestione dell’immigrazione si attestano, per il 2017, a 3,3 miliardi. I pagamenti sono aumentati a decorrere dal 2014 di circa 2,3 miliardi.

LE SPESE COMPLESSIVE PER I MIGRANTI

Nel complesso l’importo delle spese per l’immigrazione raggiunge i 4,1 miliardi, “quasi il doppio di quello registrato nell’esercizio precedente”, chiosa la Corte, che aggiunge: “Va peraltro rilevato che sono presenti ulteriori spese sul bilancio di altre amministrazioni (come ad esempio quelle degli Esteri, della Difesa, della Giustizia e delle Infrastrutture e trasporti), non direttamente imputabili alla gestione del fenomeno migratorio sul territorio nazionale, comunque dedicate alla medesima finalità, di difficile individuazione all’interno della classificazione di bilancio”.

IL COMMENTO DEL SOLE 24 ORE

Insomma, come ha commentato Marco Ludovico del Sole 24 Ore, “secondo la Corte dei Conti le spese per l’immigrazione sono molte, in crescita ma soprattutto complesse da valutare perché non classificate in modo sistematico”.

QUANTO E’ AUMENTATA LA SPESA

Nell’analisi contabile, prendendo a riferimento il Documento programmatico di bilancio 2017, emerge «un costante aumento della spesa per l’immigrazione nel corso degli ultimi sette anni con un incremento per la macro-area dell’accoglienza, più marcata nell’ultimo triennio, con una media di crescita annuale pari a circa il 54 per cento».

IL RAPPORTO SULLA PRIMA ACCOGLIENZA

Ma quanto spende l’Italia per la prima accoglienza degli immigrati? E quanto contribuisce l’Unione europea alle spese? A queste domande risponde un’altra relazione della Corte dei Conti, datata marzo 2018.

IL COSTO PER L’ITALIA

Ecco le risposte. “Per l’accoglienza degli immigrati sul territorio italiano, nel 2016, il Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo, gestito dal Ministero dell’interno, senza includere i costi c.d. “indiretti”, ha registrato impegni finanziari per complessivi 1,7 miliardi di euro”.

IL CONTRIBUTO (MINIMO) DELL’UE

E l’Europa? L’Unione europea, per la stessa annualità, ha contribuito con finanziamenti per 46,8 milioni di euro che rappresentano soltanto il 2,7 per cento rispetto all’onere gravato sul bilancio dello Stato”.

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