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Le opposizioni divise sono una garanzia per la stabilità del governo

Salvini

Opposizioni divise in piazza su Russia-Ucraina. Che cosa è successo a Roma e Milano fra Pd, M5s e Azione-Italia Viva. La nota di Paola Sacchi

 

Le due piazze distinte e distanti della pace diventano in realtà il terreno di “guerra” politica tra le opposizioni per misurarsi nel tentativo di costituirsi alternativa al governo Meloni.

Ma le soluzioni per porre fine all’aggressione russa all’Ucraina passano in secondo piano, nelle manifestazioni di pace, non resa, declinata a Milano da Carlo Calenda e Matteo Renzi con l’esordio di Letizia Moratti accanto al terzo polo, nel rispetto del sostegno all’Ucraina, e in quella di Roma con Giuseppe Conte che di fatto egemonizza il Pd e chiede lo stop all’invio delle armi, mentre Enrico Letta contestato tiene il punto.

Al centro delle iniziative è la polemica tutta di politica interna. È una fotografia drammatica, con il segretario del Pd insultato da un piccolo gruppo “pacifista” che dà anche a lui del “fascista“, che scava ancora di più il solco nella spaccatura delle opposizioni.

A Letta, cui gridano anche “guerrafondaio”, dà solidarietà anche il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli, cofondatore di FdI, che però stigmatizza le “troppe parti in commedia” del leader dem, solidarietà da Maria Elena Boschi di Italia Viva.

Si ha dalla manifestazione un primo saggio dello scontro durissimo tra il leader pentastellato in ascesa e il governo Meloni. Conte alza i toni e avverte con queste parole: “Non si azzardi” il governo a decidere un nuovo invio delle armi all’Ucraina “senza venirsi a confrontare in parlamento”. Altrettanto dura la replica del ministro della Difesa, Guido Crosetto (cofondatore FdI): “Conte può stare sereno, il Ministero seguirà le leggi come ha sempre fatto dalla sua istituzione in età Repubblicana”. Poi, il colpo di fioretto: “La frase minacciosa e intimidatoria del presidente Conte (“Crosetto non si azzardi”) ha evidentemente come presupposto culturale un approccio alle istituzioni privatistico e autoritario. Forse chi ha vissuto la ‘compressione democratica’ creatasi a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza e dell’utilizzo dei Dpcm, durante la pandemia, ha maturato un’idea sbagliata sulle istituzioni ed il loro potere”.

Ma lo scontro è anche un primo saggio della linea di scontro totale con il governo di centrodestra che potrebbe avere l’opposizione se venisse egemonizzata da Conte. Pur essendo sull’Ucraina sulle posizioni del terzo polo, Enrico Letta resta a Roma per cercare di non lasciare tutta la piazza al leader dei Cinque Stelle. Dice Letta: “È una piazza per la pace e noi siamo in tutte le piazze che chiedono la pace purché non siano equidistanti. C’è un invasore, la Russia, e un invaso, l’Ucraina. E noi dobbiamo difendere chi è stato invaso, e fare di tutto perché si fermi l’invasione della Russia. La resistenza Ucraina va aiutata”.

Ma il segretario del Pd appare sempre più stretto a tenaglia tra pentastellati e terzo polo. E uno dei primi test elettorali dove è chiamato a scegliere è quello della Lombardia, nelle elezioni del 2023. Moratti, fresca di dimissioni dalla vicepresidenza e dal centrodestra, fa il suo esordio a Milano accanto a Calenda, Renzi e Pier Ferdinando Casini. Ci sono anche esponenti dem cui piacerebbe candidarla al Pirellone. Calenda attacca Conte definito “qualunquista” e manda un segnale a Letta: “Se venivi qui saresti stato applaudito e non insultato”. Ma il Pd ad esempio nel Lazio, dove pure si vota nel 2023, sembra stia andando a una riconferma dell’asse con i Cinque Stelle.

Comunque sia, la drammatica spaccatura delle opposizioni diventa sempre più elemento di garanzia per la stabilità della maggioranza di governo le cui sfumature e distinguo al confronto sono niente. Meloni su Facebook fa un primo bilancio: “Il Governo ha giurato il 22 ottobre e in meno di due settimane ha raggiunto due obiettivi importanti: liberare oltre 30 miliardi di euro (9,1 miliardi per il 2022 e 21 miliardi per il 2023) per mettere in sicurezza famiglie e imprese dal caro bollette e compiere il primo passo sul fronte della sicurezza energetica nazionale”. Ribadisce la discontinuità con la politica dei bonus: “Concentreremo le risorse a disposizione per aiutare gli italiani a far fronte all’aumento del costo dell’energia, senza disperdere risorse in bonus inutili”. E sulle trivellazioni: “Il Governo ha approvato un provvedimento per implementare la produzione di gas nazionale, a patto che venga destinato a prezzi accessibili alle aziende energivore italiane. Mettiamo così in sicurezza il tessuto produttivo e ci rendiamo più indipendenti dalle importazioni di gas. Contestualmente, abbiamo ribadito il nostro impegno in Europa per arrivare ad un corridoio dinamico dei prezzi del gas per limitare la volatilità dei prezzi e mettere in sicurezza le nostre industrie”.

Conclusione del premier: mantenuta la promessa che “ci saremmo dedicati con serietà e determinazione all’emergenza energetica ed è esattamente quello che stiamo facendo”. Che il centrodestra voterà compatto anche questa volta per il sesto invio di armi a Kiev, pur con le sue “sfumature”, lo ha già annunciato Meloni. Difficile quindi che il terzo polo si insinui in qualche crepa.

Ma seppur un’opposizione così divisa sia fatto di garanzia per la stabilità di governo, se la partita alla fine dovesse essere vinta da Conte nel centrosinistra il clima di contrapposizione nel Paese sarebbe totale, con toni diversi da quelli di un normale scontro confronto come in tutti i Paesi dell’Occidente.

Se pure a Letta viene dato del “fascista”, anche se da uno sparuto gruppetto poco “pacifista”. E qui tornano al pettine i nodi di una campagna elettorale tutta giocata sull’allarme contro il centrodestra, dove il Pd non ha nettamente condannato chi dava del “fascista” a Meloni, Berlusconi e Salvini. O proteste-censura a La Sapienza contro il convegno di FdI con Daniele Capezzone bollati come “fascisti”.

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