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Le news su Anelli, Benetton, Cairo, Chirico, Sole 24 ore, La Verità, Open di Mentana, Vespa e non solo

Che cosa si dice e che cosa non si dice su Anelli, Benetton, Cairo, Chirico, Sole 24 ore, La Verità, Open di Mentana, Vespa e non solo. Pillole di rassegna stampa

 

COME E’ MORTO IL RETTORE DELLA CATTOLICA, FRANCO ANELLI

 

IL PIZZINO DI LUCIANO BENETTON STAMPATO DAL CORRIERE DELLA SERA

 

 

LE BANCHE SBANCANO

 

I NUMERI DEL PANE

 

LE VERONICHE DI CECCHI PAONE

 

FESTIVAL MOLTO SOLEGGIATO

 

IL CORRIERE DI CAIRO PARLA DI CAIRO IN QUANTO EDITORE DE LA7…

 

DISCUSSIONI AGILI AL CORRIERE DELLA SERA

 

ANNALISA CHIRICO “NUOVO DIRETTORE RESPONSABILE DI FORTUNE ITALIA” (FORTUNE ITALIA)

 

PUBBLICITA’ PAPALE PAPALE DI BF SU LA VERITA’ (NUOVO SOCIO E’ IL NUMERO UNO DI BF)

 

MENTANA CI VEDE LUNGO

 

GIORNALISMI, QUISQUILIE & PINZILLACCHERE

 

CARTOLINA DAGLI STATI UNITI

 

CARTOLINA DALL’UCRAINA

 

CARTOLINA DALLA TURCHIA

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ESTRATTO DI UN ARTICOLO DI MF SUL GRUPPO BENETTON:

Colpo di scena in casa Benetton. Il fondatore dell’impero dei maglioncini colorati, Luciano Benetton, tornato alla presidenza di Benetton Group sette anni fa per risollevarne le sorti si è dimesso. Lo ha annunciato in un’intervista rilasciata sabato 25 al Corriere della Sera in cui ha spiegato di «esser stato tradito» dai manager e ha accusato, senza nominarlo, l’amministratore delegato Massimo Renon di aver nascosto un «buco da 100 milioni di euro» nell’andamento dei conti del 2023.

Accuse pesanti che però sono da leggersi più come uno sfogo, considerazioni amare di chi già nel 2018 definiva il deteriorarsi della situazione del gruppo come un «un dolore intollerabile» e l’anima storica creativa dell’azienda. Pare non che non seguirà una futura azione di responsabilità nei confronti del ceo da parte di un consiglio di cui fanno parte anche altri esponenti della famiglia Benetton e prime linee di Edizione, la cassaforte di famiglia a monte del gruppo ormai diversificato che va dalle concessioni alla ristorazione e dalla finanza alle tlc.

Gli altri membri della famiglia Benetton che siedono in cda

Oltre al fondatore, siedono nel board anche Christian Benetton (terzogenito dello scomparso Carlo), Franca Bertagnin Benetton (secondogenita di Giuliana) ed Ermanno Boffa, marito di Sabrina Benetton (secondogenita di Gilberto). Christian Benetton ed Ermanno Boffa siedono anche nel board di Edizione. In cda c’è anche Christian Coco, direzione investimenti della cassaforte.

Le accuse a Massimo Renon 

Agordino di nascita, Renon era arrivato sulla tolda di comando di Benetton Group ad aprile 2020 da Marcolin, azienda di occhiali che fa parte sempre dell’operoso Veneto. «Mi sono fidato e ho sbagliato. Sono stato tradito nel vero senso della parola. Qualche mese fa ho capito che c’era qualche cosa che non andava. Che la fotografia del gruppo che ci ripetevano nei consigli di amministrazione i vertici manageriali non era reale», esordisce l’89enne imprenditore che nel 1965 assieme alla sorella Giuliana e ai due fratelli Gilberto e Carlo aveva dato vita al gruppo dell’abbigliamento.

«Sono uscito dall’azienda nel 2012 con la società in salute, con un fatturato di 2 miliardi (nel 2022 intorno al miliardo, ndr) e in utile, anche se la logica dice che si può sempre fare meglio. Solo dopo una forte insistenza da parte di mio fratello Gilberto – aggiunge – ho deciso di rientrare nel 2018, poco prima della sua scomparsa. Edizione non era riuscita a trovare una compagine manageriale di qualità. La società perdeva parecchio. Appena rientrato cerco di risolvere gli errori più evidenti, verso la fine del 2019 mi suggeriscono una candidatura per il ruolo di amministratore delegato».

La mia funzione in quel momento, racconta ancora, «era quella di tutor per portare ad autonomia manageriale la società. Avessi avuto vent’anni in meno mi sarei impegnato in prima persona. La scelta cade su un candidato che viene dalla montagna, mi fa simpatia, mi dico “scarpe grosse cervello fino”, si presenta con apparente volontà di capire e farsi carico dei problemi, compresa la compagine manageriale da integrare».

I conti in rosso dal 2013

In realtà i problemi di Benetton Group nascono da lontano con l’arrivo sul mercato del fast fashion e dei colossi Zara e H&M che hanno eroso quote di mercato al gruppo italiano dell’abbigliamento. Nel 2022 l’azienda aveva chiuso in perdita di 81 milioni di euro e anche nel 2021 il rosso di bilancio era stato di 112 milioni. Le ennesime perdite che avevano visto gli interventi da parte dell’azionista Edizione e avevano portato il conto cumulato dei risultati negativi a superare di gran lunga il miliardo con il primo rosso a tingere i conti gia` nel 2013. In mezzo il Covid, uno tsunami per tutti i gruppi del retail che aveva costretto Ponzano Veneto a spostare il piano triennale per il pareggio al 2023. Fallito ancora come tutti i precedenti tentativi di rilancio.

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ESTRATTO DELL’INTERVISTA DEL CORRIERE DELLA SERA A LUCIANO BENETTON:

Andiamo con ordine. Cosa sta succedendo perché questo addio a Benetton? È la sua azienda…

«In sintesi, mi sono fidato e ho sbagliato. Sono stato tradito nel vero senso della parola. Qualche mese fa ho capito che c’era qualche cosa che non andava. Che la fotografia del gruppo che ci ripetevano nei consigli di amministrazione i vertici manageriali non era reale».

Sono accuse pesanti…

«Per fortuna avevamo deciso di ritirare da tempo dalla Borsa la Benetton. E quindi i rischi imprenditoriali erano e sono tutti in capo alla famiglia. Ma ancora una volta per la mia storia, per quello che significa la società, per i dipendenti, le famiglie, i tanti che entrano fiduciosi nei negozi dalla Moldavia a Parigi da Nuova Delhi a Los Angeles, prima di lasciare il gruppo intendo spiegare con la trasparenza che mi caratterizza cosa è successo senza per questo sottrarmi alle mie responsabilità».

Ma cosa è accaduto di così grave per arrivare al punto di lasciare tutto?

«Facciamo un passo indietro. Sono uscito dall’azienda nel 2012 con la società in salute, con un fatturato di 2 miliardi e in utile, anche se la logica dice che si può sempre fare meglio. Solo dopo una forte insistenza da parte di mio fratello Gilberto ho deciso di rientrare nel 2018, poco prima della sua scomparsa. Edizione non era riuscita a trovare una compagine manageriale di qualità. La società perdeva parecchio. Appena rientrato cerco di risolvere gli errori più evidenti, verso la fine del 2019 mi suggeriscono una candidatura per il ruolo di amministratore delegato».

Fate come si legge nei manuali: è meglio che le famiglie imprenditoriali si affidino a un certo punto dello sviluppo o di una crisi a un manager…

«Sì, la mia funzione in quel momento era quella di tutor per portare ad autonomia manageriale la società. Avessi avuto vent’anni in meno mi sarei impegnato in prima persona. La scelta cade su un candidato che viene dalla montagna, mi fa simpatia, mi dico “scarpe grosse cervello fino”, si presenta con apparente volontà di capire e farsi carico dei problemi, compresa la compagine manageriale da integrare. Va detto che vengo avvertito da una telefonata accorata di un conoscente di non proseguire con questa persona perché la definisce assolutamente non idonea a un incarico così complesso».

Quindi c’era stato chi vi consigliava prudenza.

«Certo e naturalmente condivido la mia forte preoccupazione con il consulente che lo aveva proposto il quale invece mi tranquillizza insistendo che la persona è ambiziosa e molto adatta a crescere professionalmente».

Cosa accade a quel punto?

«Iniziamo la collaborazione e spiego che sono a disposizione per domande o approfondimenti nella massima autonomia dei rispettivi ruoli. Va detto che non mi ha mai chiesto nulla, né lui né i nuovi collaboratori che ha inserito, tra questi cinque provengono dall’area commerciale di una azienda con tradizione di mercato completamente diversa dalla nostra».

Lei era presidente poteva intervenire. Ha avuto tutte le possibilità.

«Vede, sono stato abituato molto bene o a questo punto dovrei dire male, nel corso della mia vita professionale. Ho avuto relazioni con persone straordinarie dal carattere imprenditoriale che se si prendevano una responsabilità potevi stare certo che portavano a termine l’impegno preso. Questo valeva sia per chi faceva impresa nei negozi sia per chi lavorava all’interno della Benetton. Un patrimonio di capacità che i cosiddetti nuovi manager hanno “sfoltito” in poco tempo. Il fatto che non mi chiedesse mai niente e non si confrontasse mai su scelte anche sensibili, tipo quelle di eliminare figure professionali dalla lunga esperienza senza parlarmene, l’ho interpretato come chi ha studiato il caso e agisce consapevolmente. Sa, non mi immagino che cambino persone capaci con persone senza esperienza. Penso che i cambi siano per migliorare. Come ripeto sono stato abituato male, ho avuto la fortuna di avere attorno persone “responsabili”».

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