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Le lobby ingabbiano il governo francese. Parola di Le Monde

Governo Francese Lobby

Una Ong e l’Observatoire des multinationales hanno pubblicato un rapporto sui legami tra il governo francese e le grandi imprese. Che cosa scrive il quotidiano francese Le Monde

 

Una presidenza francese “sotto l’influenza” delle lobby? Mentre la Francia si prepara a presiedere il Consiglio dell’Unione europea (Ue) per sei mesi a partire dal 1° gennaio 2022, la Ong Corporate Europe Observatory (Ceo) e l’Observatoire des multinationales, un sito web investigativo di sinistra che si considera un contropotere, hanno pubblicato lunedì 20 dicembre un rapporto incisivo sui legami tra il governo francese e le grandi imprese. Così scrive Le Monde.

In questo documento di 58 pagine, una versione ampliata di un primo rapporto pubblicato in ottobre, queste due organizzazioni di controllo delle interazioni pubblico-privato mettono in guardia contro i “collegamenti pericolosi”. Temono l’intrusione degli interessi privati nel processo decisionale pubblico a Bruxelles, in un momento in cui “diversi atti legislativi cruciali per il futuro dell’Europa” devono essere negoziati nel 2022, sull’emergenza climatica, la salute o i fondi di recupero, con importanti finanziamenti pubblici in gioco.

“Le priorità del governo francese per l’Ue sono distorte”, dicono gli autori del rapporto. Dietro il concetto di “autonomia strategica” propagandato dall’esecutivo, sottolineano, si nasconde il sostegno ai “campioni” dell’industria e dei servizi. Se ascoltare le lobby non è una novità, ammettono, l’interferenza della presidenza francese con la campagna elettorale presidenziale potrebbe, a loro avviso, essere un’aggravante: “Che cosa difenderà la Francia nel Consiglio dell’Ue”, si chiedono Ceo e Observatoire des multinationales, “l’interesse pubblico francese ed europeo? Gli interessi privati delle grandi imprese francesi e del mondo degli affari in generale? O l’unico interesse politico di Emmanuel Macron?”. Le grandi imprese e le loro lobby non dovrebbero catturare le politiche europee o minare il dibattito democratico, sostengono queste associazioni.

“Pantouflage” e “retropantouflage”

Per basare la loro analisi, le due organizzazioni hanno indagato sul modo in cui i grandi gruppi sono stati “strettamente associati” alla formazione della presidenza francese, in un contesto di opacità: “Le poche informazioni che abbiamo sugli incontri tra i decisori e i rappresentanti degli interessi (…) suggeriscono un pregiudizio molto forte a favore delle grandi imprese”, sottolineano. Su 38 incontri di lobbying rivelati dal rappresentante francese a Bruxelles e dal suo vice, 28 erano con aziende o lobby industriali, contro solo due con la società civile.

Situazioni di “pantouflage” o “retropantouflage” in posizioni chiave a Bruxelles o in Francia – in altre parole, di andare avanti e indietro tra il settore pubblico e quello privato – alimenterebbero una confusione di interessi. Il rapporto cita, per esempio, un consulente energetico a Bruxelles che ha lavorato per Total Energies, ex consulenti energetici che sono diventati lobbisti per Engie e Arianespace, ed ex consulenti su questioni finanziarie a Bruxelles che sono stati reclutati dal settore bancario.

Anche se è troppo presto per giudicare sulla base dei fatti, gli autori del rapporto deplorano già il fatto che la Francia non abbia completamente abbandonato la pratica controversa di utilizzare sponsor privati per finanziare la sua futura presidenza, come ha fatto la Germania.

Nonostante la sponsorizzazione privata sia stata ridotta rispetto a quello che altri paesi hanno realizzato in precedenza, i produttori Renault e Stellantis sono stati scelti per fornire una flotta di veicoli elettrici e ibridi per trasportare i ministri e le loro delegazioni gratuitamente per sei mesi senza alcun bando di gara. Mentre il rapporto vede questo come un solido segno e un’opportunità per questi marchi di “migliorare la loro immagine e la loro influenza presso i decisori”, il segretario di Stato per gli affari europei, Clément Beaune, ha spiegato che l’obiettivo era quello di promuovere una presidenza a zero emissioni, “con un approccio ambientale”.

“Ciò che serve è la volontà politica”

Nel concreto, per favorire un dibattito il più aperto possibile e frenare la “frenesia lobbistica” sui grandi temi di interesse pubblico (energia, salute, digitalizzazione, ecc.), e per rendere l’Europa più democratica, Ceo e Observatoire des multinationales si stanno impegnando nel formulare una serie di proposte per l’esecutivo.

Tra questi: garantire la trasparenza di tutti gli incontri con le lobby, sia a Bruxelles che nei ministeri di Parigi; evitare di dare un accesso privilegiato alle grandi aziende; rifiutare gli incontri con i sostenitori dei combustibili fossili, che sono incompatibili con l’interesse generale e la lotta contro la crisi climatica; evitare situazioni di conflitto di interessi; e permettere il controllo democratico a posteriori da parte dei deputati sulle discussioni e le votazioni a livello comunitario.

Ma, conclude il rapporto, “più che le regole, ciò che serve è la volontà politica di coinvolgere veramente i cittadini europei nel Consiglio e nelle sue decisioni politiche”. Finora, la Francia non ha mostrato tale volontà. Speriamo che la sua presidenza dell’Ue cambi questa tendenza”, scrivono gli autori.

(Estratto dalla rassegna stampa estera a cura di eprcomunicazione)

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