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Le idee di Pontecorvo e Tremonti su Europa e Nato per Fratelli d’Italia

Tremonti Intesa

Appunti, idee e proposte del programma in cantiere di Fratelli d’Italia

 

Il posizionamento internazionale sarà un tema quanto mai centrale per il prossimo governo, qualunque esso sia. Secondo autorevoli analisti il Governo Draghi sarebbe caduto proprio perché ha tenuto troppo dritta la barra dell’atlantismo e dell’europeismo.  Quella che propone Fratelli d’Italia nel suo “Appunti per un programma conservatore” (presentato nella recente kermesse milanese del partito meloniano), una bozza del suo programma di Governo che non mette in dubbio l’appartenenza alla Nato e che non si propone di riscrivere la mappa delle alleanze internazionali.

D’altronde la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, nei giorni scorsi ha detto: «La politica estera di un governo a guida Fratelli d’Italia resterà quella di oggi. Per me è una condizione. E non credo che gli altri vogliano metterla in discussione».

“L’INDIPENDENZA È DIFESA DELL’INTERESSE NAZIONALE”

La luce che deve illuminare il cammino dell’Italia in campo internazionale è l’interesse nazionale. Questo è il punto di partenza dell’analisi del diplomatico Stefano Pontecorvo cui è affidata la stesura del capitolo “L’indipendenza è difesa dell’interesse nazionale”. Non c’è alternativa al multilateralismo per il nostro Paese ma questo “va affrontato sulla base di posizioni nazionali definite e non attraverso l’appiattimento su una linea comune che può non corrispondere pienamente ai nostri interessi – si legge nel testo -. Ovvero, il multilateralismo va visto come strumento di politica estera e non come un suo sostituto”. La nostra politica estera viene immaginata come “un mix equilibrato tra rapporti bilaterali e multilaterali, utilizzando questi ultimi per portare avanti obiettivi nazionali concreti. Il multilateralismo va affiancato da un rilancio dei rapporti bilaterali con i Paesi di nostro peculiare interesse politico ed economico, in particolare nel Mediterraneo, nei Balcani, in alcune zone dell’Africa, nell’Asia sud-orientale. Nel mondo si conta per quanto si conta nel mondo, e sono gli amici e gli alleati che ti definiscono, ti rafforzano e ti danno influenza”. Il piano di FdI immagina anche l’introduzione di una nuova figura, il “Consigliere per la Sicurezza Nazionale che coadiuvi il Presidente del Consiglio ed i Ministri competenti” con “tre vice tratti dagli Esteri, dalla Difesa e dai servizi d’intelligence e disporrebbe di funzionari di Enti, authority ed Amministrazioni interessate”.

LA NATO NON SI DISCUTE

“La nostra attiva partecipazione nella Nato è più necessaria che mai”. Questo lo scrive a chiare lettere l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, già Alto rappresentante civile della Nato in Afghanistan, e aggiunge che l’Italia “dovrà pertanto mantenere una posizione ferma ed equilibrata in ambito alleato sulla Russia, tenendo al contempo alta l’attenzione sui versanti mediterraneo e della proiezione di stabilità nel mondo”. La fedeltà all’alleato atlantico non esclude lo sviluppo di una difesa europea comune, il cui sviluppo ha subito un’accelerazione dopo l’adozione della Bussola Strategica da parte dei Capi di Stato e di Governo UE. “L’Europa della difesa non ha la pretesa di porsi in contrapposizione o in alternativa all’Alleanza Atlantica. UE e NATO sono organizzazioni tra loro diverse ma perfettamente complementari; un’Europa più forte rende la NATO più forte. Il rafforzamento di un unico pacchetto di forze – “Single set of Forces” – non solo aumenterà la capacità della UE di agire autonomamente quando necessario, ma rafforzerà anche il pilastro europeo della NATO, evitando di far gravare la sicurezza dei nostri Paesi quasi esclusivamente sulle spalle dello storico alleato americano, con tutte le limitazioni politiche che ne conseguono.

CORNO D’AFRICA E LIBIA: I DOSSIER DELL’ITALIA

La ridefinizione della politica estera italiana passa anche per la ricalibratura dei rapporti con i Paesi europei. “I partners europei sono certamente amici, ma anche concorrenti politici ed economici. Vanno pertanto rafforzati rapporti ed amicizie fuori dalla zona euro-atlantica”.  Tra questi i primi e più importanti palcoscenici per il nostro Paese sono individuati nel Corno d’Africa “un’altra area che guarda all’Italia e che non riceve l’attenzione dovuta nonostante i legami storici e la ricchezza in risorse naturali” e la Libia dove l’Italia dovrebbe “riappropriarsi della posizione privilegiata che avevamo”. Importante è anche riprendere il dialogo con il mondo islamico forti dell’approccio dialogante “e non accademico che approfondisca le modalità in cui entrambe le parti possano fare di più” per contribuire al “miglioramento del clima e della sicurezza mondiale”.

DALLA FEDERAZIONE ALLA CONFEDERAZIONE DI STATI UE

È l’ex ministro e presidente dell’Aspen Institute Giulio Tremonti a tracciare le linee programmatiche di FdI nel rapporto con l’Unione Europea. Anche in questo caso le parole d’ordine sono indipendenza e sovranità. L’analisi di Tremonti parte dall’assunto che la globalizzazione abbia creato una serie di malanni da cui è indispensabile guarire: l’inquinamento, lo svuotamento della democrazia, lo strapotere dei giganti della rete e il crollo demografico. Davanti a questi disastri la proposta di Tremonti passa attraverso una ridefinizione delle fondamenta istituzionali europee. “Come è stato in evoluzione per gli Stati Uniti d’America, l’idea di un’Europa federale non è necessariamente alternativa – scrive Tremonti -, ma deve in ogni caso essere successiva rispetto all’idea originaria ed attuale di un’Europa strutturata come confederazione tra Stati”. Questo perché Tremonti vede il ritorno del ruolo degli stati nazione in campo internazionale.

DIFENDERE IL RISPARMIO PRIVATO

L’altra strada per affrontare la deglobalizzazione è la difesa delle eccellenze nazionali: “la nostra manifattura, la seconda d’Europa (l’agricoltura è la prima) ed il nostro risparmio (il più grande d’Europa)”. Quindi una importante deregulation al fine di attrarre investimenti e la revisione dei parametri che incasellano il nostro paese tra i PIGS d’Europa: “Per il risparmio ricordare che, se abbiamo un grande debito pubblico, abbiamo però anche un grande risparmio privato, così che avvicinandosi una crisi la soluzione non è in una patrimoniale “europea”, ma nella possibile spontanea combinazione tra queste due grandezze, garantita e non imposta dallo Stato”.

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