Maurizio Gasparri, capogruppo al Senato, deus ex machina della convention di Roma, dopo quella di Napoli e oggi a Milano, di Forza Italia “Valori. Più Libertà Più Giustizia” nel trentaduesimo anniversario della discesa in campo di Silvio Berlusconi, ammonisce: “Una classe dirigente non si inventa”. La classe dirigente azzurra e nazionale, per un partito che vuole diventare “centro di gravità permanente dell’intero sistema politico”, è sintetizzata dal leader, il segretario di FI, vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che, come dice l’amico dai tempi del Liceo Tasso, Gasparri, “ha dimostrato sulla tragedia di Crans Montana, con la sua vicinanza alle famiglie delle vittime, quell’umanità che la politica deve avere, come ci ha insegnato il nostro presidente Berlusconi”.
Umanità e capacità di incidere nelle scelte. Si chiama “riforma della giustizia”, la prima portata a casa dal governo, la dimostrazione che “Forza Italia è stata ed è determinante nel governo”, sottolinea Tajani. Un governo, le cui sorti non dipendono dal referendum del 22 e 23 marzo, che “arriverà fino al termine della legislatura e andrà anche oltre”. Questo il cuore del ragionamento del segretario di FI: “Voglio rivendicare il risultato politico che abbiamo ottenuto portando a termine una delle tre riforme che i cittadini ci hanno chiesto di realizzare, votando per il centrodestra e mandandoci a governare questo Paese. Quella che era più cara a noi era certamente la riforma della giustizia, insieme al premierato e poi anche all’autonomia, che abbiamo sempre chiesto venisse fatta con equilibrio. Ma la riforma della giustizia, proprio perché tocca il cittadino nella sua identità, era per noi la riforma delle riforme”.
Prosegue: “Il successo politico è averla portata a compimento prima tra le tre riforme e averla portata al referendum entro la fine del mese di marzo. Questo significa che Forza Italia è stata determinante nell’attività di governo e parlamentare”. Standing ovation.
La sala del centro congressi dell’hotel Ergife è stracolma, alcuni non sono neppure riusciti a prendere posto. Attorno alla campagna per il Sì alla separazione delle carriere, i due Csm per l’abolizione delle correnti, la Corte disciplinare FI raccoglie non solo i suoi dirigenti, i militanti, tra cui molti giovani, ma anche una pluralità di voci esterne che vanno dal presidente del comitato “Sì Separa Fondazione Einaudi”, avvocato Gian Domenico Caiazza, il presidente dell’Unione Camere Penali, Francesco Petrelli al segretario del Partito Radicale, Maurizio Turco, a Francesca Scopelliti, la ex compagna di Enzo Tortora. C’è Daniele Capezzone, direttore del giornale “Il Tempo”, che coordina il dibattito, già deputato, presidente di commissione, portavoce di FI e del Pdl.
Un successo per Tajani e gli uomini a lui più vicini, i capigruppo Gasparri e Paolo Barelli alla Camera, Raffaele Nevi, portavoce nazionale azzurro e vicecapogruppo vicario a Montecitorio, Francesco Battistoni, deputato, capo dell’organizzazione, Alessandro Battilocchio, deputato, responsabile dell’ufficio elettorale, craxiano di ferro. Sono quegli stessi uomini, definiti “i romani”, messi sotto accusa nelle settimane scorse dalla cosiddetta “scossa liberale” guidata dal governatore della Calabria, Roberto Occhiuto, uno dei vicesegretari di FI, che però ha già annunciato che non si candiderà al prossimo congresso. Cosa che, rispondendo a margine alle domande dei giornalisti, Tajani dice che è libero di fare, perché in FI c’è la democrazia diretta con i vari livelli di congresso. E ricorda che Occhiuto in quanto vicesegretario (insieme con Deborah Bergamini (che interviene alla convention), Stefano Benigni, Alberto Cirio) “è corresponsabile della vita del partito”. E “fa bene a fare proposte come le fanno gli altri vicesegretari, i capigruppo di Camera e Senato con Fulvio Martuscello (a Bruxelles ndr), Letizia Moratti”. Ma polemiche e critiche interne sembrano ormai archiviate dal successo dell’evento.
Pietro Pittalis, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, elogia il lavoro di Tajani, “che ha reso più attuale la carta dei valori del 1994”, e dei capigruppo. La sala risponde con forti applausi. E Tajani ricorda che la riforma stessa della giustizia è parte fondamentale di quella “rivoluzione liberale” che il partito sta facendo nel solco tracciato da Berlusconi. Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, responsabile per FI della campagna per il Sì, porta sul palco Pinocchio e indicando il burattino di legno dice ironizzando: “È il presidente dell’Associazione nazionale magistrati che diffonde balle spaziali”.
Francesco Paolo Sisto, viceministro della Giustizia, fa una battuta, concludendo il suo intervento: “Chiamatemi Francesco Paolo Sì”. Stefania Craxi, senatrice azzurra, presidente della commissione Esteri e Difesa, ricorda l’amicizia profonda del padre Bettino con Berlusconi e anche la loro comunanza nella vita “devastata” dall’uso politico della giustizia. Sotto accusa è una magistratura che “la sinistra ha usato come braccio armato”, affonda il colpo Pittalis. Enrico Costa, deputato azzurro, parla dei “100.000 innocenti arrestati nel 1992”. Si tratta di persone non celebri e alcune delle storie di persone incarcerate ingiustamente vengono raccontate sul palco, con il coordinamento di Capezzone il quale annuncia che “Il Tempo” pubblicherà da oggi casi anonimi di queste ingiustizie. E poi fa una battuta fulminante: “A chi accusa il governo di fascismo ricordo che le carriere furono unificate dal ministro fascista Grandi che forse avrebbe votato No”.
Tajani annuncia che Forza Italia vuole dare vita a “una grande dimora dei moderati”. Ma non è certo tenero con la sinistra di ieri e di oggi accusata di aver politicizzato la magistratura, come una delle “casematte da conquistare”. Rimarca: “Quando parliamo della sacralità della toga non vogliamo andare a dire chi deve essere togato, avremmo fatto un’altra riforma con la politica che decideva chi erano i magistrati. Fino ad adesso mi pare sia la politica che ha deciso chi deve fare carriera all’interno della magistratura perché fino ad adesso se facevi parte del Pd, prima del Pci, allora sì che facevi carriera, allora sì che difendevi la giustizia, allora sì che era giusto mandare in galera le persone”.
Conclude: “Vogliamo fare l’esatto contrario: depoliticizzate la magistratura, vogliamo più trasparenza anche al Csm perché diventi un palazzo di vetro”. Si tratta quindi di attuare “il grande sogno di Berlusconi” e andare oltre anche con la responsabilità civile dei magistrati.



