Mondo

Le élite coccolano o sopportano Mario Draghi?

di

ferlinghetti ceo capitalism

Caro Draghi, la “rivolta” delle élite contro di lei ci sarà se… Il Cameo di Ruggeri

Come sempre ho fatto con tutti i suoi predecessori, dopo alcuni mesi dalla loro andata al potere, le scrivo. Non si senta in dovere di rispondere, nessuno di loro l’ha fatto.

Non dia alcuna importanza (e così i lettori) ai miei giudizi. Un vero leader, in un tempo come questo di miserabili ideologie, rese ancor più miserabili dalla loro execution, deve avere il coraggio di seguire i suoi appetiti di libertà e di indipendenza, ovunque lo portino, senza però mai abdicare alla sua umanità. Sono certo che lei, alla fine del premierato, amerebbe essere considerato più grande come uomo che come banchiere centrale o premier, portatore sano di umanità. Così chiudono in bellezza le persone perbene, non così i vanitosi o peggio gli avidi.

Il mio giudizio su di lei, per quel che vale (nulla) era fermo al 2011, l’annus horribilis dell’imbarazzante duo Giorgio Napolitano-Angela Merkel. Allora la considerai il tipico “grand commis & supermanager”, costruito e vissuto nelle “porte girevoli del potere”, pubblico e privato, un Houdini cosmopolita della finanza. Avevo trascurato un punto fondamentale della sua carriera. Era stata (come la mia) all’insegna della meritocrazia, mai della cooptazione (caso raro nel suo mondo). Al tempo del losco Ceo capitalism abbiamo bisogno di alieni, non di sacerdoti politicamente corretti, bollinati dalle pseudo top five dell’Accademia. Alle BCE lei fu alieno q.b. (quanto basta), mai avrei creduto che avrebbe accettato di fare il Premier, succedendo all’inetto governo ConteBis. (Una curiosità: perché non ha fatto fare una due diligence?).

Nel momento in cui ha accettato una proposta formale fatta dalle istituzioni, nessuna sincera, anzi, tutte rigorosamente obtorto collo (gli inetti vogliono come capi quelli più inetti di loro) l’ho apprezzata. Noi le consegnavamo, per dirla con Dante, un’Italia fattasi di “dolore ostello” e lei si rimetteva in gioco per noi cittadini perbene (siamo la maggioranza silenziosa, ma un’infima minoranza parlante), pur sapendo che, a livello personale, aveva tutto da perdere.

Avrebbe potuto vivere e farsi ammirare attraverso una teca di cristallo, come “Gioconda” della Finanza mondiale, invece ha accettato di vivere immerso nel “sangue&merda” della politica politicante italiana e soprattutto europea. Chapeau! Non sarà facile, però, perché anche Lei deve fare i conti con un Deep State di individui che vengono dalla cultura della chiacchiera: l’ultima espressione alla moda è “ecosistema della comunicazione”. In proposito, si legga il professor Giovanni Maddalena su Zafferano.news. Le auguro di non cadere nella trappola di questo “ecosistema” nascente, e mantenere il celebre buon senso invocato dal Manzoni.

Di recente ho fatto un tweet “L’aristocrazia colta e lobbistica di Twitter sopporta ormai a fatica Draghi. Ci sarà la rivolta dei butler contro il Lord? Il muro di gelo che ne è seguito mi ha confermato che la “rivolta” delle élite contro di lei ci sarà. Tutti ora si fanno gli struzzi, ma non le perdonerebbero mai un rifiuto al cosmopolitismo europeo a favore delle sue radici italiche, come fanno, da sempre, Angela Merkel e Emmanuel Macron.

Per esempio, le sue parole su Erdogan (“dittatore” no, “autocrate” è ammesso) potrebbero essere una gaffe, oppure una strategia in continuità con il viaggio in Libia e con l’apparente altra gaffe sulla Guardia costiera. Nel calcio anni Cinquanta di noi ragazzi poveri valeva la regola “tre corner un rigore”, nell’alta politica tre (finte) gaffe potrebbero fare una strategia vincente. Lo capiremo da come i suoi amici/nemici eurocrati reagiranno quando capiranno che lei non è, come tutti i suoi predecessori, supino al tallone franco-tedesco. Una politica estera, quindi economica, concepita e guidata da un leader alfa non ideologizzato, ecco di cosa l’Italia abbisogna.

Come? Ispirandosi all’ultimo grande uomo di execution e al contempo di contro intuizione che l’Italia abbia avuto nel Novecento. Quello che ebbe orgogliosamente a dire: “Nel Sinai, durante la guerra del 1956, c’erano i miei uomini a difendere i pozzi di petrolio, e sul loro braccio c’era scritto “ENI”, non “ONU”. Era Enrico Mattei, con Vittorio Valletta, fecero il miracolo economico italiano.

Zafferano.news

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