Advertisement skip to Main Content

Giorgetti

Le convulse tarantelle dei giornali su Papa e governo

Cosa hanno scritto i giornali sulla salute del Papa e sullo stato del governo. I Graffi di Damato

 

Di fronte alla consolante notizia del ritorno del Papa in Vaticano per essere “oggi in piazza per le Palme”, come ha titolato Avvenire, nella redazione del Corriere della Sera, il più diffuso giornale italiano, dove era stato annunciato un “Conclave ombra” per prepararne la successione, hanno pensato di cavarsela con l’ironia di una vignetta di Emilio Giannelli. I “fratelli cardinali”, come li chiama Francesco non so se più generosamente o sarcasticamente, sono passati dagli applausi alla notizia delle “dimissioni” del Papa alla mestizia per la precisazione delle dimissioni sì, na “dall’ospedale”.

Una volta tanto si può ridere o sorridere, come preferite, senza imbarazzo e tanto meno scandalo per la “cattiveria” di giornata del Fatto Quotidiano. Che riferendo delle parole del Pontefice sul ricovero subìto “senza avere avuto paura” gliene attribuisce invece per “il rientro in Vaticano”. Dove svolazzano “i corvi”, per dirla col Giornale.

Ironia o sarcasmo a parte, fra testi, titoli e vignette, è forse il caso di partecipare alla settimana santa o di passione facendo non le bucce ma un processo vero e proprio all’informazione, che francamente contende alla politica, che pure essa mette in croce con sermoni e attacchi, la corsa quotidiana all’approssimazione, alla forzatura, all’esasperazione, alle trame e quant’altro.

Per uscire dalle mura del Vaticano e dintorni, oggi si legge sulle prime pagine di un pò tutti i giornali delle “aperture” a Bruxelles alle richieste o attese del governo italiano di aggiornare, modificare e quant’altro, senza penalizzazioni, il piano di ripresa e resilienza per i ritardi accumulati nell’esecuzione e le complicazioni intervenute con l’inflazione e l’aumento dei costi, oltre che per le vecchie, sclerotiche deficienze della pubblica amministrazione, centrale e ancor più locale. Eppure solo l’altro ieri non si sapeva a quale giornale credere di più fra quanti dipingevano una Meloni corsa al Colle, a pranzo con Mattarella, per chiedergli e ottenere soccorso, visti i suoi buoni rapporti personali a livello europeo, e quanti dipingevano invece un Mattarella non so se più “allarmato”, secondo Repubblica, o “preoccupato”, secondo la Stampa, o smanioso di sculacciare letteralmente la premier, secondo la fantasia vignettistica del Fatto.

Uno legge sui giornali del nuovo, furiosamente “radicale” Carlo De Benedetti che, confrontandosi a Modena con la segretaria del Pd Elly Schelin, dà della “demente” a Giorgia Meloni e giustamente corre a leggere il suo nuovo quotidiano, Domani, per saperne di più. Ma non trova conferma, forse per una censura autoimpostosi dall’editore o applicatagli d’ufficio dalla redazione consapevole della eccessiva “radicalità” vantata dall’interessato in un libro di recentissima pubblicazione. Il massimo al quale Domani ha consentito a De Benedetti di spingersi è la denuncia di “un governo incompetente e ignorante”: il meno, direi, da attendersi da una forza o da un uomo di inedita opposizione.

Back To Top