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L’atlantismo di Biden fra Macron e Merkel

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La vera sfida per Biden, a Monaco, è di riuscire a dimostrare che un ritorno all’atlantismo del passato è anche nell’interesse dell’Europa, oltre che in quello degli Usa. E la risposta più attesa, come sempre decisiva, sarà quella della Merkel. L’articolo di Tino Oldani per Italia Oggi

 

Inizia oggi a Monaco di Baviera la 57ª edizione della Conferenza sulla sicurezza, un vertice in cui i leader del mondo occidentale, ogni anno, si confrontano sulle strategie di politica estera e militare. Un appuntamento prestigioso, che ha assunto negli anni un rilievo paragonabile a quello del World Economic Forum di Davos per le strategie della finanza globale. Tra i partecipanti, tutti in streaming, figurano Joe Biden, Angela Merkel, Emmanuel Macron, Ursula von der Leyen, il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, e quello dell’Onu, Antonio Guterres. Tra gli invitati, il magnate Bill Gates e il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus. L’intervento più atteso è quello del neopresidente Usa, Joe Biden, che per la prima volta parlerà pubblicamente agli alleati europei della Nato, in testa Germania e Francia, dopo le prime telefonate di cortesia. L’agenda non prevede un intervento dell’Italia, probabilmente poiché i tempi della crisi di governo appena conclusa non lo hanno consentito. Il nuovo premier, Mario Draghi, nel discorso di investitura, ha assicurato che il suo governo «nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori». Dunque, una professione di atlantismo senza se e senza ma, che alcuni analisti hanno interpretato anche come una tacita presa di distanze dalle pulsioni filo-Cina dei cinque stelle e da quelle filo-russe di Matteo Salvini. Anche per questo, la Conferenza di Monaco sulla sicurezza merita attenzione, soprattutto per fare il punto sullo stato attuale dell’atlantismo, per vari aspetti in crisi.

Secondo alcune fonti diplomatiche, Biden confermerà di volere ricucire i rapporti Usa-Europa, con rapporti amichevoli e cooperanti, abbandonando una volta per tutte la linea conflittuale di Donald Trump, che per quattro anni ha ripetutamente lamentato lo scarso impegno degli alleati europei nel contribuire alle spese militari della Nato, accusati di versare ogni anno molto meno del 2% del loro Pil, come pattuito. Critica che Trump ha rivolto più volte in pubblico alla Germania di Angela Merkel, che a suo avviso aveva, da un lato, il braccino corto con la Nato, mentre dall’altro voleva finanziare con il gasdotto Nord Stream 2 un avversario militare, come la Russia di Vladimir Putin.

Con Biden, l’atteggiamento degli Stati Uniti sui contributi alle spese della Nato sembra destinato a cambiare in modo radicale, orientato a una maggiore pazienza sui pagamenti. Il cambio di passo è stato anticipato mercoledì scorso dal nuovo segretario Usa alla Difesa, Lloyd Austin, afroamericano, generale a quattro stelle in pensione, nel corso del primo incontro via web con i ministri della Difesa dei paesi Nato. «Gli Stati Uniti intendono rivitalizzare le relazioni con l’alleanza Nato, come fondamento di una duratura sicurezza transatlantica», ha detto Austin, che gode della fiducia di Biden. «Siamo pronti a consultarci, decidere insieme, agire insieme». Quanto ai contributi Nato, ha confermato che l’impegno del 2% permane, ma ha precisato che «si misurano anche in base al modo in cui vengono utilizzati, non solo in base alle loro dimensioni». Parole accolte con estremo favore da tutti i ministri collegati in streaming.

Resta ora da vedere come i leader europei risponderanno a questa apertura. Macron non ha mai nascosto una profonda disistima per l’alleanza atlantica, tanto che il 7 novembre 2019, in un’intervista, parlò di «Nato in stato di morte cerebrale», accusò gli Usa di disimpegno in Medio Oriente, e invitò l’Unione europea a un rapporto più stretto con la Russia, assumendo al contempo un ruolo di potenza militare Ue negli equilibri mondiali. Invito, per la verità, rimasto lettera morta.

Quanto alla Germania, i punti di frizione con gli Usa sono meno teorici e presuntuosi di quelli francesi, ma ben più concreti. Mentre Biden intende proseguire nella politica economica di Trump contro la Cina per arginarne l’influenza mondiale, i settori industriali tedeschi dell’auto e dell’ingegneria sono talmente radicati in Cina da costituirne un fattore importante di sviluppo. Non solo. Il 30 dicembre 2020, Merkel ha patrocinato la firma di un mega accordo commerciale tra Ue e Cina, respingendo l’invito di Biden a un rinvio, in attesa del suo insediamento alla Casa Bianca. Un altro punto di attrito con Washington è la politica di Berlino verso la Russia di Vladimir Putin. Mentre a parole difende il dissidente russo Aleksey Navalny, nei fatti la Merkel sta facendo di tutto per completare il gasdotto Nord Stream 2, osteggiato ieri da Trump e malvisto oggi da Biden come fonte di finanziamento per Putin.

Tutto ciò male si concilia con l’agenda internazionale di Biden, convinto da sempre che l’alleanza atlantica è un sostegno fondamentale dell’egemonia mondiale degli Stati Uniti. L’Europa, per il nuovo presidente Usa, non è solo il principale partner commerciale, ma un perno strategico per fare fronte ad avversari globali come Cina, Russia e i paesi islamici. Da qui il proposito americano di impedire che l’Europa apra porte troppo larghe alla Cina, che già altrove, come in numerosi paesi dell’Africa, si è rivelata molto abile nell’uso dei rapporti commerciali e finanziari come cuneo per la propria egemonia.

Purtroppo, i quattro anni della presidenza Trump hanno scavato un solco politico tra le due sponde dell’Atlantico. E la vera sfida per Biden, a Monaco, è di riuscire a dimostrare che un ritorno all’atlantismo del passato è anche nell’interesse dell’Europa, oltre che in quello degli Usa. E la risposta più attesa, come sempre decisiva, sarà quella della Merkel.

 

Articolo pubblicato su ItaliaOggi

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