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La sinistra si aggrappa alla Von der Leyen

Macron Meloni

Tutte le reazioni politiche all’intromissione elettorale del presidente della Commissione Ue. La nota di Sacchi

Finisce la campagna elettorale tra le forti polemiche per la dichiarazione di Ursula von der Leyen, secondo la quale se le elezioni dovessero andar male la Ue avrebbe gli strumenti per intervenire. Il portavoce della presidente della Commissione Ue poi rettifica che non vi era riferimento alle elezioni italiane, ma a Polonia e Ungheria. Ormai però il caso è esploso.

La reazione più dura è quella di Matteo Salvini che organizza un sit-in sotto la sede della rappresentanza della Ue a Roma: “Chieda scusa o si dimetta”. Al leader della Lega poi non basta la rettifica, “senza le scuse”. E anche nel corso di una maratona social di 4 ore, a chiusura della campagna elettorale, con tre milioni di persone raggiunte sulle piattaforme, 1, 6 milioni di like su TikTok, Salvini chiama in causa Mario Draghi, chiedendo se abbia qualcosa da dire di fronte alle parole della presidente Ue. Ma l’uscita di Von der Leyen suscita anche una netta reazione critica del vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani, con un prestigioso curriculum tutto europeo. Tajani, che è anche vicepresidente del Ppe, lo stesso partito della presidente Ue , ed è stato alla guida del Parlamento europeo, nonché commissario, premette che “le dimissioni non sono nella possibilità”. Perché “non si può chiedere di andare a nuove elezioni della Commissione”.

Ma il coordinatore azzurro chiede che ci sia “rispetto” per l’Italia e invita la Commissione a “non fare campagna elettorale”. Afferma Tajani: “Certamente sono parole che lasciano molto, molto perplessi e rischiano di essere anche un’interferenza nella campagna elettorale di un Paese democratico fondatore dell’Ue. Da questo punto di vista l’Italia non ha bisogno di lezioni da parte di chicchessia”. L’uscita non viene apprezzata neppure da Carlo Calenda e Matteo Renzi del “terzo polo”. Calenda è duro: “Gli stranieri non si occupino di elezioni italiane”. E Renzi ammonisce: “Dalla Ue non vogliamo giudizi sulle scelte degli italiani”. Ma, sottolinea Giorgia Meloni, presidente di FdI, certe uscite sono anche frutto “di una campagna di discredito all’estero contro il centrodestra”.

Meloni prende atto della rettifica : “Von der Leyen si è corretta”, ma afferma che la sua ” è stata un’ uscita azzardata”. E, appunto, secondo la presidente di FdI, che fa il comizio finale a Napoli, questo accade “quando la sinistra pur di attaccarci sputa sull’Italia”. Enrico Letta, che ha chiuso la campagna elettorale del Pd a Roma , in una piazza del Popolo meno affollata rispetto a quella dell’altro ieri del centrodestra, come gli altri leader aveva espresso anche lui critiche, seppur più blande. Ma, secondo lo spartito dell’allarme contro l’eventuale vittoria del centrodestra, il leader del Pd ne fa nascere una nuova polemica soprattutto sulle posizioni di Salvini, accusato di “anti-europeismo”. Commenta: “Incominciamo bene con la Ue”. Il segretario dem ha anche come bersaglio la ricostruzione fatta da Silvio Berlusconi su come è nata l’aggressione di Putin all’Ucraina. E accusa l’ex premier, presidente di Forza Italia di “filoputinismo”.

Il Cav , che termina la campagna elettorale al teatro Manzoni, a Milano, così come aveva fatto nello stesso contesto delle sue dichiarazioni, ribadisce “la netta appartenenza alla Ue, all’Alleanza Atlantica, all’Occidente”. Ribatte che “la Ue si sente garantita dalla presenza al governo di FI”, il perno “europeista e atlantista”. Chiude il leader azzurro dicendo che “il voto utile è quello a FI” non quello, riferendosi al “terzo polo”, “a piccoli partiti che torneranno con il centrosinistra”. Il centrodestra per il Pd resta una sorta di osservato speciale, di “pericolo”, che rischia di “stravolgere la Costituzione, nata dalla Resistenza e dall’anti-fascismo”. Letta a piazza del Popolo ha accusato gli avversari di aver fatto una campagna elettorale rivolta “al passato”.

Ma, intanto, come ha osservato ieri sera in tv, su Rete 4, a “Zona bianca”, l’opinionista e editorialista del quotidiano “La Verità”, Daniele Capezzone (il cui nuovo libro è “Bomba a orologeria – L’ autunno rovente della politica italiana”, edizioni Piemme) ” a forza di andare a cercare il fascismo, che non c’è, non ci si è accorti delle aziende che hanno iniziato a chiudere per le bollette stratosferiche”. È stata la chiusura di una campagna elettorale non bellissima, in cui la sinistra, come in una sorta di guerra dei trent’anni, è parsa continuare a rifiutare lo stesso principio occidentale dell’alternanza. Se poi le elezioni italiane diventano un caso internazionale in fondo, in un contesto così anomalo, non c’è da stupirsi molto. Ma questo rischia di non favorire neppure una sinistra che più che per vincere con propri programmi sembra abbia giocato la partita quasi soltanto per cercare di far perdere gli avversari.

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