“Solidarietà dal Pd di Elly Schlein? Non mi risulta. La sinistra sa che deve faticare molto per provare a batterci e allora punta tutte le sue carte sulla destabilizzazione, intravede nello scontro sociale, nella violenza politica le premesse per rovesciare il governo attuale”.
È molto amaro e preoccupato il commento di Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, cofondatore di FdI, ideatore con Giorgia Meloni molti anni fa della festa Atreju, sulla violenta aggressione di “un commando comunista”, come lui stesso ha subito denunciato, ai danni di alcuni giovani di FdI ad Acca Larenzia. Episodio molto grave da alcuni media derubricato a fatto romano ed invece indicativo di un preoccupante clima nel Paese. È avvenuto proprio il 7 gennaio, giorno dell’anniversario della strage di tre giovani del Msi nel 1978, Franco Bigonzetti (20 anni), Francesco Ciavatta (17) e Stefano Recchioni (19). “Un pericoloso salto di qualità, che va stroncato subito”, avverte il vicepresidente di Montecitorio. Che da leader di destra riconosce: “La sinistra di prima aveva altra levatura, umanità e la Cgil era il terrore dei Collettivi, della sinistra estrema”.
Onorevole Rampelli, come si spiega a distanza di quasi 50 anni la recrudescenza della violenza da parte di gruppi non identificati di estrema sinistra ad Acca Larenzia nei confronti di ragazzi di Gioventù Nazionale, l’organizzazione giovanile di FdI, il partito di maggioranza che esprime la premier Meloni?
Quando la destra è al governo la sinistra comunista e anarchica si organizza in maniera sistematica, attiva stagioni movimentiste che sfociano in violenze inaudite. La sinistra parlamentare non condanna, non si schiera a difesa dello Stato e delle sue istituzioni, si gira dall’altra parte e offre così una sponda. È come se al divampare di un incendio non si provveda a creare aree taglia fuoco, le fiamme potenzialmente possono contagiare ogni settore. E infatti diventa ambiguo perfino il ruolo della Cgil, negli anni ‘70 terrore dei Collettivi e della sinistra estrema. Oggi hanno spronato i lavoratori alla rivolta sociale, nonostante il taglio definitivo al cuneo fiscale, l’impennata dell’occupazione e la crescita dei salari al di sopra del tasso d’inflazione, per la prima volta dopo decenni.
Eppure sono gli stessi giovani che grande parte hanno avuto nell’organizzazione di Atreju, la festa di FdI, dove, tranne la segretaria del Pd, Schlein, sono stati presenti anche tutti i leader delle opposizioni e autorevoli ospiti internazionali.
I nostri ragazzi hanno imparato la modalità della non violenza, il culto del confronto costruttivo nel rispetto delle differenze dagli anni ‘80. Uno slogan di quel tempo che riassume in pieno questo spirito è “tutti gli uomini di valore sono fratelli” e tra le personalità elencate c’erano Pasolini, Gramsci, Marcuse, perfino Che Guevara che morì combattendo la dittatura boliviana invece di fare il ministro a Cuba. Nelle nostre manifestazioni già dalle feste del Fronte della Gioventù si ospitavano personalità non allineate con noi, ricordo che a Siracusa nel 1992 partecipò a una nostra festa Paolo Borsellino.
I figli della sua stessa storica portavoce, alla Camera, Sabrina Fantauzzi, che stavano affiggendo manifesti di Gioventù Nazionale, sono stati aggrediti, uno ha subìto trauma cranico. Ripiombati in un clima da anni 70, quando nel 1978 furono uccisi i tre giovanissimi militanti del Msi?
Per fortuna stanno bene, il bello è che non hanno attaccato alcun manifesto. Si erano recati in un supermercato di Via Tuscolana per comprare la colla e sono stati intercettati da una delle ronde impegnate in una caccia all’uomo premeditata. Nei sanguinosi anni ‘70 c’era violenza, ma c’era anche pudore. Mai ci si permetteva di infrangere la sacralità dell’anniversario della morte di un ragazzo ucciso, di destra o di sinistra che fosse. Qui sono accaduti due fatti molto gravi: si è pianificata una notte di caccia a chi ricordava i martiri della strage di Acca Larenzia affiggendo manifesti e lo si è fatto nel giorno del loro assassinio. Un vero e pericoloso salto di qualità che deve essere stroncato subito.
Di quella strage premeditata eseguita con una skorpion, l’arma usata dalle Br, come lei ha tantissime volte denunciato, non sono mai stati trovati i responsabili. Resterà tra gli inquietanti misteri italiani?
Mi auguro di no, non bisogna mollare. Resta il fatto che la strage di tre ragazzi neppure ventenni rimasta impunita, nonostante le deposizioni di un pentito delle Brigate Rosse, dimostra che i ragazzi di destra erano figli di un Dio minore. I gruppi eversivi comunisti si addestravano su di loro sapendo che sarebbero rimasti impuniti e con lo scopo di essere reclutati nelle Br.
Lei stesso, vicepresidente della Camera, ha subìto attacchi mediatici in cui è stato falsamente accusato, confondendo Casa Pound con il partito maggioritario di governo, di aver fatto il saluto romano. Certa Italia di sinistra ripiomba indietro paradossalmente rispetto a quando esponenti della sinistra come Walter Veltroni portarono la solidarietà alla famiglia Mattei, distrutta dal rogo di Primavalle, e Luciano Violante stringeva la mano all’ex ragazzo di Salò, Mirko Tremaglia?
Sì, la perdita di spessore della sinistra attuale è desolante. La generazione che ha conosciuto gli anni di piombo aveva altra levatura e soprattutto altra umanità. Aveva conosciuto il dolore, la disperazione delle famiglie, la spietatezza con cui si poteva colpire una persona con idee diverse dalle proprie nel nome di astratte ideologie e odiosi pregiudizi. Siamo giunti a un passo dal chiudere definitivamente la guerra civile che aveva diviso l’Italia a metà dopo il fascismo. Ma poi sono arrivati questi “fenomeni” della generazione fluida, che sanno solo parlare e non conoscono la dimensione verticale di cui è dotato l’essere umano. Il sangue lo hanno visto sulla PlayStation, il ragionamento gli viene precluso dalla schiavitù dei like, il progetto politico gli suona come un anatema.
La premier, Meloni, ha chiesto una “nuova e definitiva riconciliazione nazionale”. Ha ricevuto solidarietà dal Pd?
Non mi risulta. La sinistra sa che deve faticare troppo per provare a batterci e allora punta tutte le sue carte sulla destabilizzazione, tutto ciò che fa male alla comunità lo predilige perché intravede nello scontro sociale e nella violenza politica le premesse per rovesciare il governo attuale e auspicare l’avvento di un governo tecnico. Non credono nell’alternanza e nel bipolarismo perché sono numericamente perdenti, investono sul disordine, su tutti i fenomeni che possono degenerare: odio politico, lotta di classe, immigrazione clandestina, crisi internazionali e conflitti. Senza premura per il destino degli italiani, pensando solo alla fazione invece che alla Nazione.






