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Crosetto

La guerra di Vannacci al Mondo al contrario vista dai giornali

Che cosa scrivono e che cosa non scrivono i giornali del "Mondo al contrario" scritto dal generale Vannacci. I Graffi di Damato

 

Visto che agosto non è ancora passato, disponendo di una decina di giorni ancora per riservarci sorprese, cerchiamo di sfruttarne tutte le potenzialità o di scoprirne bene i misteri. Ma questo generale Roberto Vannacci, già capo della Folgore, appena rimosso dal comando addirittura dell’Istituto Geografico Militare di Firenze per avere scritto e pubblicato con Amazon senza i dovuti ma impossibili permessi -con l’aria quanto meno culturale che spira in Italia- un libro offensivo per i gay e, più in generale, per “il mondo al contrario” gridato nel titolo, a chi è politicamente addebitabile, attribuibile e quant’altro? La risposta la troviamo sulla prima pagina della Stampa con tanto di ringraziamenti per “Lorenzo D’Agostino, collaboratore, tra gli altri, di Libè, Der Spiegel, Cnn”, che ha “rintracciato un libro di Giorgia Meloni al cui confronto il generale Vannacci è un sincero democratico”.

Il generale, adeguatamente sbeffeggiato naturalmente da Riccardo Mannelli nella vignetta di giornata del Fatto Quotidiano, è quindi figlio anagraficamente miracoloso della pur più giovane presidente del Consiglio. E ne porta in qualche modo le colpe. Del resto, anche il buon Aldo Grasso sulla prima pagina domenicale del Corriere della Sera, sotto un titolo sul “generale della battaglia persa”, ha scritto che “forse” Vannacci “ha valutato il cambiamento politico del Paese”, avvenuto appunto con la prima donna, e di destra, arrivata alla guida del governo, “come un lasciapassare ideologico”. Non aveva previsto, poveretto, che un ministro della Difesa dello stesso colore politico della premier lo ’avrebbe potuto rimuovere per “farneticazioni” e “negargli ogni avallo, per ora”. Ripeto: “per ora”. Di doman non v’è certezza, diceva ai suoi lontani tempi Lorenzo dei Medici, il Magnifico.

Potrebbe peraltro giocare maledettamente a favore di “un generale che ha sempre i suoi soldati e le sue salmerie” anche l’ombra incombente, secondo Grasso, di Donald Trump sulla Casa Bianca. O addirittura -aggiungo io – di Putin sull’Europa se dovesse vincere la guerra contro l’Ucraina cominciata l’anno scorso anche per liberarla, con la benedizione preventiva del Patriarca di Mosca, di tutti gli omosessuali e simili che la popolerebbero rendendo la loro terra affine a un Occidente vizioso e balordo.

Par di capire che, sprovveduto o sfortunato come ogni generale perdente, Vannacci non possa rendersi conto del pasticcio in cui si è infilato col suo libro, per quanti soldi potrà procurargli il lancio pubblicitario al quale stanno provvedendo i suoi critici o nemici, per rimanere sul piano militare. Può comunque consolarlo il silenzio più o meno misericordioso riservatogli sulle loro prime pagine dall’Osservatore Romano, all’estero, che un suo peso ce l’ha a prescindere dalle famose armate di cui scetticamente chiedeva in vita Giuseppe Stalin, e L’Identità in Italia: un quotidiano dignitosamente, anzi brillantemente diretto da un omosessuale come Tommaso Cerno.

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