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La guerra di carta tra Francia e Germania sulle nomine europee

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L’approfondimento di Pierluigi Mennitti

 

È una guerra di stampa che sembra riecheggiare leggendarie battaglie passate lungo il limes del Reno, quella scoppiata tra Francia e Germania. Editoriali polemici lanciati al di là delle linee come palle di cannone, per fortuna di carta, volte a indebolire le posizioni degli ex amici riscoperti avversari e a difendere l’orgoglio nazionale mortificato. Naturalmente in nome dell’Europa. L’alleanza di ferro è ancora una volta alla prova del nove, l’ennesima dopo la “pace di Aquisgrana”, quella solenne stretta di mano fra due paesi che avrebbe dovuto ridisegnare l’Europa del dopo-Brexit secondo linee guida concordate fra Berlino e Parigi. Era il 22 gennaio di quest’anno. Nel frattempo la Brexit non c’è ancora stata, gli altri membri dell’Ue si sono mostrati sempre più riottosi a seguire motori a due cilindri e Francia e Germania si sono ritrovate a litigare platealmente sul risiko delle nomine ai vertici dell’Unione Europea.

Aquisgrana adieu: la guerra di carta fra la stampa francese e quella tedesca

Se a livello politico le diplomazie ancora riescono, seppur a fatica (e in verità più quella tedesca che quella francese), a contenere l’irritazione reciproca nella speranza di trovare la quadratura del cerchio nelle nomine in Europa, i giornali dei due paesi se le danno di santa ragione. È una guerra buffa al servizio di un interesse nazionale spacciato per bene europeo, con due leader indeboliti dal risultato delle elezioni, eppur decisi a giocare ancora la carta rischiosa del braccio di ferro. Sebbene la Germania di Merkel, peraltro alle prese con oscuri problemi di salute, non appaia più in grado di indicare (o imporre, a seconda dei punti di vista) soluzioni per tutti e Macron continui a voler dare le carte come se alle urne non fosse mai stato battuto da Marie Le Pen. Il gioco presidenziale è ardito: trasformare la sconfitta interna in una vittoria europea, puntando sul peso specifico che la sua formazione ha negli equilibri dei partiti anti-populisti. Dell’armonia di Aquisgrana non è rimasto molto, e già poche settimane dopo la fiorma del trattato le agende politiche dei due alleati hanno iniziato a divergere. Fino al punto che in primavera Macron, stretto all’angolo dalla rovinosa protesta dei gilet gialli, aveva annunciato una svolta politica anti-tedesca che la stampa d’Oltrereno aveva subito recepito.

All’inizio fu la scoperta del Macron anti-Merkel

Le schermaglie di carta sono iniziate allora, con i quotidiani tedeschi che enfatizzavano la nascita del nuovo Macron anti-Merkel, criticandone la volontà dichiarata di allontanarsi rispetto al corso rigorista di marca tedesca e nord-europea. Ha poi insospettito l’attivismo del presidente francese all’indomani del voto con uno storico alleato tedesco, la Spagna, approfittando del fatto che ai premier popolari si sia sostituito un capo del governo socialista.

L’accusa di Liberation: le chiavi dell’Eurozona sono ormai nelle mani dei tedeschi

Ora lo scontro è diventato aperto e muove le rotative di entrambi i paesi. Di più: a scendere in campo sono state finora soprattutto i media di sinistra, di area progressista. Come Liberation in Francia, che in un editoriale scrive: “Se la presidenza della Commissione europea rischia ancora di sfuggirle, la Germania può tuttora far conto sui suoi rappresentanti che ha piazzato ovunque nella macchina europea. Una dominazione che infastidisce sempre di più”. I termini pesano come pietre: dominazione, imperialismo, feroce appetito. La Germania ha messo nel mirino anche la guida della Bce dopo Mario Draghi, sostiene Liberation, che aggiunge: “Questo feroce appetito sta iniziando a sconvolgere seriamente molti dei suoi partner, in primo luogo la Francia, che è tardivamente consapevole dell’imperialismo tedesco surrettiziamente messo in atto durante la crisi nella zona euro (2009- 2012)”. Tutti i meccanismi creati per risolvere questa crisi sono rimasti a livello intergovernamentale, in modo da dare al Bundestag tedesco un potere di veto, scrive ancora Liberation, “e le chiavi dell’Eurozona sono ormai nelle mani dei tedeschi”. Quanto alla disputa su Manfred Weber, ancora ieri il quotidiano della sinistra parigina ha detto: “Sullo sfondo del nazionalismo, la Germania insiste per la designazione di Weber, ma la Germania lo considera troppo inesperto”.

Da riformatore a distruttore, la parabola di Macron secondo lo Spiegel

Berlino non è rimasta a guardare (o a leggere). Sempre da sinistra, lo Spiegel chiude i conti con il presidente francese, dopo averlo per due anni lodato in lungo e largo: “Era un riformatore ora è un distruttore”. Gli amori finiti lasciano spesso una scia di risentimento, così lo Spiegel traccia un bilancio tutto in negativo: “Con i suoi acclamati discorsi sul futuro dell’Europa, Macron ha ottenuto pochi risultati”. Ora rischia di distruggere tutto. Molti ritengono che la rinuncia a fare presidente il candidato di punta del primo partito europeo – il principio dello Spitzenkandidat – equivalga a un indebolimento della democrazia, aggiunge il settimanale di Amburgo, che disegna un Macron sempre più inviso in Europa: non solo fra i deputati del partito popolare ma anche fra i Verdi a Bruxelles e a Berlino che lo accusano di “darsi arie monarchiche e di mancanza di rispetto verso il parlamento di Strasburgo”. Nell’articolo compare un “francese arrogante”, messo in bocca a parlamentari verdi e un giudizio definitivo: “Sulla partita sui nuovi vertici dell’Ue il presidente francese si basa sulla pura politica di potere”.

Tagesspiegel, Macron si è messo in conflitto con i suoi stessi elettori

Lo smantellamento dell’immagine di Macron si completa con l’articolo di un altro giornale liberal, il berlinese Tagesspiegel, quotidiano di peso nell’ambiente politico della capitale. Qui viene ripreso un sondaggio commissionato dal Ppe alla filiale francese dell’istituto Ipsos e svolto in sette paesi dell’Ue: Francia, Germania, Grecia, Repubblica Ceca, Olanda, Polonia e Spagna. Il risultato indica che una larghissima maggioranza degli europei è favorevole al principio dello Spitzenkandidat, finanche in Francia (85%) e addirittura tra i votanti del suo partito La Republique en Marche (85%) e del suo referente europeo Renew Europe (88%). Dunque Macron “si è messo in conflitto” non tanto con la Germania “ma con i suoi stessi elettori”, chiosa il quotidiano berlinese.

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