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La nuova geografia politica in Francia dopo il voto alle Europee

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Le novità emerse nel voto di maggio sono numerose, diffuse e testimoni di trasformazioni profonde, anche se dalle conseguenze non immediate. L’analisi di Riccardo Pennisi per Aspenia Online

In grandi paesi come la Francia, l’Italia o il Regno Unito, la spaccatura prevalente nell’elettorato è stata quella tra “globalisti” e “localisti”.

Nel nucleo europeo attorno alla Germania (una Mitteleuropa che include anche i Paesi Baltici), invece, prevale la vecchia frattura tra conservatori e progressisti ma aggiornata ad etichette nuove, grazie all’ascesa di formazioni nate da poco o rinnovate.

Una sinistra dalle tinte protezioniste sociali, spesso radicalizzata rispetto agli anni pre-crisi, resiste nell’Europa meridionale, soprattutto nella penisola iberica e in quella balcanica.

Nel gruppo di Visegrad la destra nazionalista ha messo radici profonde, cancellando ormai la parentesi dell’influenza sovietica, anche se articola la sua proposta in maniera diversa. Il risultato elettorale – insieme a molte altre dinamiche – pone l’Italia a metà strada tra l’Occidente e l’Europa centro-orientale.

Tra le spaccature sociali rese evidenti dal voto c’è ancora una volta la frattura generazionale, già emersa in maniera eclatante al referendum su Brexit. In Francia, i Verdi sono stata la forza politica più votata (seguiti dal Rassemblement National) nella fascia 18-35, con un risultato doppio rispetto alla media (27% contro 13% generale).

Come è andata formandosi negli ultimi anni, la frattura territoriale ha caratterizzato anche il voto europeo, con differenze relative tra paese e paese. La Francia è uno dei casi più interessanti, anche per cercare di situare con più esattezza i partiti negli orientamenti sociali, rispetto alla distinzione destra-sinistra.

Il dato nazionale francese vede il partito di Marine Le Pen, il Rassemblement National, superare di poco (23,3 contro 22,4%) il partito di Emmanuel Macron, La Republique en Marche. Ma disaggregando il dato geograficamente, si scopre che il pieno dei voti di LRM arriva da Parigi e dalla sua agglomerazione – e lo stesso vale per i Verdi.

Fonte: Le Monde

 

Nei comuni dei “grandi poli”, con più di 10.000 posti di lavoro, la differenza si assottiglia e lo score di Marine Le Pen si avvicina al dato nazionale: è una grande novità rispetto al passato, quando il Front National non aveva difficoltà solo a Parigi, ma anche in quasi tutte le grandi città francesi.

In tutte le altre zone geo-economiche del paese – comuni medi, corona delle grandi città, corona delle città medie, zone rurali e piccoli comuni – il Rassemblement National è la forza più votata, piuttosto stabilmente, con un picco nelle città medie e nelle loro immediate vicinanze – zone di coltura privilegiata dei Gilet Gialli. Insomma, più che trovarsi una differenza tra voto urbano e voto “periurbano” e rurale, che comunque esiste, si riscontra un vero e proprio fossato tra il voto della capitale e quello del resto della Francia.

Il successo elettorale di Marine Le Pen, in conclusione, è più omogeneo sul territorio nazionale rispetto al passato – anche se non bisogna dimenticarsi che la percentuale dei suoi voti è in diminuzione sulle scorse Europee. Con la persistente, ma ormai quasi unica, eccezione di Parigi. Di contro, il consenso del presidente Macron e dei Verdi si concentra soprattutto nelle città, e tra queste soprattutto nella capitale.

 

(Estratto di un articolo pubblicato su Aspeniaonline.it)

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