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Macron

La Francia non svolta a destra ma a sinistra. Macron gongola

Che cosa emerge dai risultati delle elezioni in Francia. Fatti, numeri e commenti

La Francia non svolta a destra a sinistra.

Gli exit poll in Francia danno in vantaggio la sinistra, mentre secondo i sondaggi la destra avrebbe trionfato.

Exit poll confermati poi dai dati ufficiali.

Ora resta il nodo della governabilità. Sinistra e centro macroniano formeranno il governo? Avranno i numeri? E che coesione programmatica ci sarà?

Si può comunque già dire che l’azzardo macroniano di indire le elezioni anticipate ha avuto un effetto positivo secondo l’impostazione del presidente: l’ondata montante della destra grazie al secondo turno – pilastro della legge elettorale francese – ha consentito di attutire nel Parlamento l’ascesa di Rassemblement national nei consensi.

Però nessuno dei tre blocchi principali ottiene la maggioranza assoluta.

Ecco fatti, numeri e prime reazioni.

GLI EXIT POLL IN FRANCIA

Sorpresa ai risultati preliminari del secondo turno delle elezioni legislative in Francia. Il Nuovo Fronte Popolare è primo, conquistando tra 180 e 215 seggi, secondo l’istituto di sondaggi Ifop. Segue il campo presidenziale macroniano con 150-180 seggi. Infine, al terzo posto, Rassemblement National e alleati avrebbero tra i 120 e i 150 seggi. I repubblicani e vari esponenti della destra raccoglierebbero tra i 60 e i 65 seggi. Nessuno dei tre blocchi principali ottiene la maggioranza assoluta.

I RISULTATI CONFERMANO GLI EXIT POLL

Dei 577 deputati che compongono l’Assemble’e Nationale emersa dalle elezioni legislative dopo il secondo turno di ieri, 181 sono della coalizione di sinistra-ambientalista Nouveau Front Populaire, 166 dell’alleanza di centro presidenziale Ensemble, 143 del Rassemblement National di destra, 45 dei neo-gollisti di Les Republicains. Secondo i dati ufficiali del ministero dell’Interno francese, 15 seggi sono andati a deputati di destra senza partito, 13 ad altrettanti eletti di sinistra, 6 di centro e 4 regionalisti. Un seggio e’ andato a un indipendente e 3 non sono pervenuti. Degli eletti, le donne sono 208 e gli uomini 366. I primi 76 seggi erano stati assegnati direttamente al primo turno, e gli altri al ballottaggio di ieri, che nella maggior parte dei casi si e’ svolto fra due candidati dopo che il terzo ha rinunciato utilizzando la formula della “desistenza” per dare piu’ forza al secondo.

L’ESULTANZA DI MELENCHON

“Il Nuovo Fronte Popolare e’ pronto a governare”, “abbiamo ottenuto un risultato che ci dicevano fosse impossibile”. Lo ha detto il leader di sinistra Jean-Luc Melenchon subito dopo le prime stime dei risultati del secondo turno delle elezioni legislative che vede la sinistra in netto vantaggio. “E’ un enorme sollievo per gran parte del Paese”, ha detto. “La volontà del popolo deve essere rigorosamente rispettata. Nessun accordo sarebbe accettabile. La sconfitta del Presidente della Repubblica e della sua coalizione e’ chiaramente confermata. Il presidente deve inchinarsi e accettare la sua sconfitta”. “Il presidente deve chiedere al Nuovo Fronte Popolare di governare”, ha aggiunto.

“Questa sera il RN è lungi dall’avere la maggioranza assoluta”, questo è “un enorme sollievo per milioni di persone che compongono la nuova Francia”, ha detto Melenchon. “La maggioranza ha fatto un’altra scelta per il Paese” rispetto all’estrema destra, ha aggiunto Melenchon, d’ora in poi “la volontà popolare dovrà essere confermata”. “Il presidente deve piegarsi” ai risultati della sinistra, che diventa la maggioranza nell’Assemblea, sotto la bandiera della coalizione del Nuovo Fronte Popolare”, ha detto. Invitando Macron a nominare un nuovo primo ministro dall’alleanza dei partiti di sinistra, Melenchon ha detto che “il primo ministro deve andarsene () Il presidente ha il dovere di chiamare a governare il nuovo Fronte popolare. In NFP “applicherà soltanto il suo programma, ma tutto il suo programma”.

IL PROGRAMMA DI ULTRA SINISTRA

LA DELUSIONE DI BARDELLA

“Il Rn raggiunge il risultato più importante di tutta la sua storia. Purtroppo gli accordi elettorali dell’alleanza del disonore privano i francesi di una politica di risanamento. Lo ha detto Jordan Bardella. “Questa sera i loro accordi elettorali gettano la Francia nelle braccia dell’estrema sinistra di Melenchon”.

LA MALEDIZIONE DI LE PEN CONTINUA, ESTRATTO DI UNA SCHEDA DELL’ANSA

Per Marine Le Pen, 55 anni, già sconfitta da Macron nelle elezioni presidenziali del 2017 e del 2022, il voto a sorpresa convocato dal presidente doveva segnare uno straordinario passo in avanti verso l’agognata conquista dell’Eliseo nel 2027. Così non è stato. Secondo il direttore generale di Fondapol, Dominique Reynié, “alcuni segnali indicano che la stessa Le Pen non aveva intenzione di vincere le politiche”, quasi sospettando un macchiavellico tranello di Macron per bloccarle la strada verso la presidenza. La leader dell’ex Front National, spiega il politologo citato da Le Figaro, “vedeva senza dubbio nella scelta della dissoluzione una manovra e non voleva lasciarsi incastrare. Voleva certamente aumentare il numero di deputati, ma non al punto da inviare il Rassemblement National a Matignon, coinvolgendo pienamente il partito nella gestione del Paese prima del 2027”. Insomma, secondo uno dei massimi conoscitori degli arcani politici della République, Le Pen “non aveva proprio interesse nel vedere il suo partito deludere, fallire, stancarsi prima delle presidenziali”. Ma probabilmente l’esito di stasera non l’aveva immaginato nemmeno nei suoi incubi peggiori. Per Le Pen, a 55 anni, quello dell’Eliseo resta comunque il sogno più importante, quello di una vita. Intervistata nei giorni scorsi da radio Rtl, assicurava: “Sono pronta a fare enormi sacrifici per il mio Paese e per il mio popolo”. E alla domanda se non avesse preferito mandare Jordan Bardella in avanscoperta come candidato premier per paura in qualche modo di bruciarsi in vista della voto presidenziale, smentiva seccamente. “Paura? Se avessi temuto qualcosa avrei deciso di piantare fragole, avrei deciso di allevare gatti come mia attività principale”. E ancora: “Sarei potuta entrare in una molteplicità di mestieri in cui non si rischia assolutamente nulla. Permettetemi di dire – aveva concluso Le Pen – che il mio percorso può lasciar pensare che sia abbastanza coraggiosa da non avere molta paura di nulla”. Di qui al 2027, la figlia di Jean-Marie Le Pen potrebbe continuare a presiedere i suoi deputati – comunque in crescita – all’Assemblea Nazionale. Ma rispetto alla vigilia sfuma anche l’ipotesi della presidenza dell’emiciclo, un ruolo che avrebbe potuto contribuire a forgiarle un’immagine di prestigio, rafforzandone la statura presidenziale. Evidentemente ‘la maledizione dei Le Pen’, la lunga serie di sconfitte che per cinquanta anni ha tenuto la famiglia più potente dell’estrema destra francese fuori dal portone dell’Eliseo, non si è affatto spezzata.

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