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Tutte le nuove frontiere del Potere Marittimo

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L’evoluzione del Potere Marittimo fra tecnologia e sviluppo di attività civili. L’articolo del CF, Emiliano Magnalardo, Stato Maggiore Marina Militare (Capo Sezione Strategia Marittima ed Industriale, Ufficio Politica Marittima e Relazioni Internazionali, Dipartimento Sviluppo dello Strumento Marittimo).

 

Tra i primi pensatori moderni del Mare e del Potere Marittimo ricordiamo Giulio Rocco, che ad inizio del XIX secolo teorizzò lo strumento navale che, secondo il partenopeo, doveva essere sempre pronto alla guerra che “poteva scoppiare repentinamente”, e per questo le forze dovevano “operare vigorosamente in ogni tempo e con un numero proporzionato per proteggere la sicurezza delle coste e del commercio”

Nella sua opera, Rocco contemplò una sorta di vademecum operativo per il mezzo navale, nel quale fissava due cardini che dovevano sostenere tutte le attività della Marina:

  • guidare le operazioni con tutta la celerità ed economia possibile;
  • riporre ogni avvedutezza nella scelta degli ufficiali da impiegare secondo la natura delle imprese.

Sebbene prontezza di dispiegamento, utilizzo sapiente delle risorse, scelta degli idonei uomini e, aggiungiamo, mezzi, rappresentino gli aspetti fondamentali che devono guidare le azioni delle Forze Armate in qualsiasi contesto, lo scenario contemporaneo richiede ulteriori sforzi e capacità, non ipotizzabili nel XIX secolo.

Durante e subito dopo la Guerra Fredda, nonostante la proliferazione delle armi nucleari e dei vettori missilistici balistici avessero messo in discussione l’utilità dello strumento navale, è con lo sviluppo della teoria della risposta flessibile che le Marine vivono il loro periodo di maggior splendore.

Diversi studiosi non teorizzavano lo strumento navale solo quale mero mezzo per fare e vincere una guerra, ma ne analizzavano l’utilità in tempo di pace. Senza la necessità di doversi confrontare con un nemico conclamato, veniva rimarcata l’importanza della flessibilità dello strumento navale, il loro raggio d’azione, la rapidità di intervento, le dimensioni e la varietà del carico utile che si può trasportare e la capacità di permanere al largo o di colpire relativamente nell’entroterra quali capacità idonee ad “aiutare i responsabili politici nel dosare l’applicazione della forza quando devono fronteggiare specifiche situazioni”.

Dagli anni ’70 in poi, pensatori del calibro di Edward N. Luttwak, Ken Booth e James Cable hanno infatti definito teorie e forme geometriche che descrivessero il ruolo ed i compiti delle Marine Militare moderne e più recentemente, Harold J. Kearsley, ha articolato l’impegno dello strumento navale a supporto del Potere Marittimo in:

  • difesa delle proprie attività e contrastare quelle avversarie;
  • protezione delle frontiere marittime, delle comunità nazionali e delle attività economiche ovunque esse si trovino;
  • proiezione, al di là dell’orizzonte, della volontà politica per affermare le scelte nazionali ed il proprio prestigio.

Nonostante tali ultime proposizioni amplino la portata dell’azione delle Marine Militari rispetto ai canonici doveri politico-militari e di polizia dell’alto mare, l’evoluzione del concetto di Potere Marittimo, poc’anzi introdotto, e le relative interconnessioni nodali, costituite dall’imprenditoria marittima e dalle diverse Istituzioni che operano quotidianamente sul mare, necessitano una diversa declinazione dello strumento navale. In modo inclusivo e trasversale, vanno ampliate le capacità e le finalità rendendole più aderenti alle esigenze dettate dall’espansione delle connessioni globali che caratterizzano il cosiddetto Secolo Blu – Blue Century.

Gli elementi di innovazione tecnologica – con il progresso di aerei, missili, capacità anfibie, logistica imbarcata, etc. – unitamente allo sviluppo delle attività civili sul mare, per le quali lo strumento aeronavale offre supporto in chiave concorsuale o complementare (tutela dell’ambiente marittimo, ricerca sottomarina, soccorso aeronavale, medicina iperbarica, etc.) hanno ulteriormente ridotto la “frattura ambientale” fra terra e mare, ampliando da un lato la gamma di operazioni possibili anche dal mare e dall’altro la portata dell’impegno c.d. duale, a favore delle popolazioni che vivono e lavorano sul mare.

La dimensione duale dello strumento aeronavale rappresenta la nuova frontiera del Potere Marittimo quale elemento di cerniera tra i fattori militari e civili, non più vincolati da uno sterile rapporto tra produttori e consumatori di sicurezza ma elementi dinamici di una sinergica azione che, in ottica interministeriale, inter-agenzia e cross-settoriale, rappresenti un moltiplicatore di forze e risorse dello Stato più che una semplice sommatoria di addendi.

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