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La Bulgaria con Radev vuole russare un po’

Ecco come e perché Radev in Bulgaria ha vinto le elezioni. Il punto di Mennitti.

La Bulgaria ha voltato pagina. Le elezioni parlamentari anticipate di domenica hanno consegnato un risultato di portata storica: l’alleanza Bulgaria Progressista, guidata dall’ex presidente Rumen Radev, considerato “amico” del Cremlino, ha ottenuto secondo le proiezioni di diversi istituti demoscopici circa il 45% dei consensi: un dato sensibilmente superiore a quanto indicato dai sondaggi della vigilia.

Se le cifre venissero confermate dallo spoglio definitivo, la coalizione potrebbe aggiudicarsi fino a 140 seggi in parlamento, sfiorando o raggiungendo la maggioranza assoluta. Ieri sera, davanti ai microfoni, Radev ha commentato il risultato con accenti solenni: “Questa è una vittoria della speranza sulla sfiducia, una vittoria della libertà sulla paura”.

IL CROLLO DEI PARTITI TRADIZIONALI

Il panorama politico che emerge dalle urne racconta soprattutto di uno smarrimento profondo nei confronti delle forze politiche consolidate. L’alleanza conservatrice più o meno filo-occidentale (Gerb-Sds), che fino al dicembre 2025 guidava un esecutivo di coalizione poi dimessosi, e la compagine liberal-conservatrice Pp-Dp si contendono un deludente secondo posto con percentuali oscillanti tra il 12 e il 13 per cento ciascuna. Un dato che fotografa il netto rifiuto espresso dagli elettori nei confronti di chi ha governato negli ultimi anni.

A rendere ancora più significativa questa tornata è stata l’affluenza alle urne: il 51% degli aventi diritto al voto si è recato ai seggi, un balzo considerevole rispetto al misero 38,9% registrato nelle elezioni dell’autunno 2024. Un segnale inequivocabile: i bulgari, stanchi di un’instabilità politica che negli ultimi cinque anni ha prodotto otto elezioni parlamentari, governi di breve durata e frequenti esecutivi di transizione, hanno scelto di tornare a farsi sentire. Lo avevano già fatto durante l’inverno con massicce manifestazioni di protesta in piazza, lo hanno ribadito recandosi in primavera in massa alle urne.

GLI SCENARI DI GOVERNO E TENSIONI EUROPEE

Sul fronte delle prospettive di governo, Radev ha aperto alla possibilità di un’intesa con i liberal-conservatori di Pp-Dp, l’alleanza riformista filo-europea che nelle manifestazioni di fine 2025 aveva contribuito a far cadere il precedente governo, accusato di corruzione e nepotismo. Tuttavia, Radev intende adesso aspettare il conteggio finale dei voti: a seconda dei risultati definitivi, Bulgaria Progressista potrebbe anche trovarsi nella condizione di governare in autonomia, senza necessità di accordi con altri gruppi parlamentari.

I TIMORI DI BRUXELLES PER UN NUOVO ORBAN

A Bruxelles, intanto, il risultato è accolto con una certa cautela. La preoccupazione principale riguarda l’orientamento di politica estera che Radev potrebbe imprimere al paese: l’ex capo dello Stato ha più volte criticato le sanzioni europee nei confronti di Mosca e si è opposto alla fornitura di armamenti all’Ucraina, ritenendo che tali forniture prolunghino il conflitto. Ha inoltre contestato con fermezza l’introduzione dell’euro in Bulgaria all’inizio del 2026, avvenuta senza consultazione referendaria. Il timore di Bruxelles è quello di ritrovarsi un nuovo Orban.

CHI È RUMEN RADEV?

Chi è dunque l’uomo che ha saputo intercettare così ampiamente il malcontento bulgaro? In politica non è esattamente un nome nuovo. Radev, 62 anni, ha percorso una carriera militare che lo ha portato da pilota dell’aeronautica fino al grado di generale, prima di approdare alla politica nel 2016, quando vinse le elezioni presidenziali con il supporto dei socialisti. Rieletto sei anni dopo, ha occupato per quasi un decennio la più alta carica istituzionale del paese, pur senza mai rinunciare a interferire attivamente nel dibattito politico, scontrandosi ripetutamente con l’establishment.

A gennaio scorso ha rinunciato anticipatamente alla presidenza per scendere in campo direttamente.

Durante la campagna elettorale ha scelto di smorzare i toni filo-russi che lo avevano caratterizzato in passato, puntando invece sull’immagine di riformatore intransigente: ha promesso lo smantellamento del sistema oligarchico, una riforma strutturale della giustizia, il contrasto all’accesso privilegiato delle élite agli appalti pubblici e il ripristino della libertà di stampa. Più temi interni che esteri. Ed è su queste promesse che milioni di bulgari hanno scommesso domenica.

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