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Perché gli intrecci fra Italia e Qatar in Libia stupiscono il Vaticano

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Un posizionamento così netto dell’Italia fa a pugni tanto con l’asse tripartito tra sauditi, emiratini ed israeliani, su cui è ancora imperniato il delicato ordine mediorientale, quanto con la strategia di Trump di disarticolare sia il blocco Qatar-Turchia-Iran che il più ampio disegno eurasiatico cinese. L’analisi di Francesco Galietti, fondatore di Policy Sonar

L’Italia ha scelto il Qatar. Per questo Donald Trump, ma anche sauditi, emiratini e israeliani ce l’hanno giurata. E il Vaticano gioca una partita diversa dall’Italia. L’avanzata di Haftar su Tripoli ha incupito tutti coloro che ricollegano gli sviluppi di queste ore all’abbattimento di Gheddafi consumatosi otto anni or sono sotto lo sguardo di un impotente Silvio Berlusconi e di un benedicente Giorgio Napolitano.

Si rivela fallace il calcolo di chi, confidando sulla massiccia presenza di Eni nell’Egitto di Al Sisi, sugli ottimi uffici di Roma con Mosca e sulla perdurante presenza statunitense in Libia, ipotizzava un equilibrio dinamico, ancorché fragile, in cui l’Italia avrebbe saputo muoversi con agilità.

Nessuna di queste contro-assicurazioni geopolitiche si è rivelata efficace. Da sempre incapace di tirare linee dritte, l’Italia si dimostra incapace anche di operare secondo traiettorie ellittiche. L’intera sponda Sud del Mediterraneo, il nostro vicinato prossimo, si presenta oggi come un formidabile arco di instabilità, in cui si fatica a tenere il conto delle guerre per delega tra il blocco saudita e quello qatariota.

È indubbio che Roma abbia aderito al secondo, tralasciando il primo. Di questa scelta le cronache offrono numerosi indizi, dalle continue visite a Doha di ministri italiani passati e presenti, fino all’utilizzo di lussuosi alberghi di proprietà qatariota come uffici di rappresentanza di politici italiani di primissimo piano.

Anche le recenti polemiche in occasione della finale di Supercoppa italiana Juve-Milan disputata a Gedda, in Arabia Saudita, si inquadrano in questa scelta di campo. Un posizionamento così netto dell’Italia non stride solo con la Realpolitik della Prima repubblica nel Mediterraneo allargato. Essa fa a pugni tanto con l’asse tripartito tra sauditi, emiratini ed israeliani, su cui è ancora imperniato il delicato ordine mediorientale, quanto con la strategia di Trump di disarticolare sia il blocco Qatar-Turchia-Iran che il più ampio disegno eurasiatico cinese.

E il Vaticano? Papa Bergoglio è stato negli Emirati Arabi Uniti lo scorso febbraio, omaggiando simbolicamente lo Sceicco Zayed, mentre nel 2015 non fu tenero con Recep Tayyp Erdogan – principale partner del Qatar. In quell’occasione, infatti, il Vaticano richiamò espressamente il genocidio armeno.

Il riferimento a vicende passate conteneva anche una indicazione ‘a nuora perché suocera intenda’, ossia un monito alla Turchia a non avallare persecuzioni di cristiani. A differenza di quanto avvenuto sul dossier Cina, dunque, l’allineamento di Roma con il Qatar appare in controtendenza rispetto alla geopolitica del Vaticano.

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