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Italia senza Unione europea?

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Unione europea

Come sarebbe l’Italia senza l’Unione europea? Incontro con Paolo Wulzer (Università L’Orientale di Napoli), Giampaolo Conte (Università Roma Tre), Alessandro Albanese Ginammi (Università Europea di Roma)

«L’Italia non è la Gran Bretagna e non può permettersi una Italexit. Il destino italiano è legato all’Europa», ha detto il professor Paolo Wulzer, professore associato di Storia delle Relazioni Internazionali. «Negli anni Novanta si pensava che lo Stato fosse in declino e che le organizzazioni internazionali avrebbero aumentato il loro potere», ha spiegato il professore dell’Università L’Orientale di Napoli. «Ma questo non è successo, siamo tornati a uno scontro tra gli Stati; l’Unione Europea è una creatura ibrida, perché su alcuni aspetti si è scelto di cedere sovranità, ma su tanti altri ancora no. Questo è un carattere ambiguo, che spiega alcuni problemi dell’Italia nel contesto europeo. L’Europa, potete notarlo in politica estera, fa molta fatica a parlare con una sola voce», ha aggiunto Walzer.

 

L’Europa del 2020 affronta l’ennesima crisi sanitaria, sociale, economica e politica della sua storia. Nel Novecento aveva affrontato già due crisi pesantissime: quella prodotta dalla prima guerra mondiale e quella causata dalla seconda.

Nel primo caso gli Stati europei scelsero soluzioni individuali, all’insegna della chiusura e del rancore reciproco. Alla pace di Versailles passò la linea dura promossa da Londra e Parigi ai danni della Germania. La scelta di affamare il popolo tedesco produsse il nazismo. In Italia, i risentimenti per una “vittoria mutilata” presero il sopravvento sull’ammissione di aver tradito i nostri alleati e di essere stati sconfitti sul campo, aprendo le porte al fascismo. Proprio nei due centri del risentimento la popolazione fu travolta dai totalitarismi.

Nel secondo caso, cioè dopo la Seconda guerra mondiale, gli Stati europei scelsero soluzioni condivise e cooperative, grazie anche alla spinta degli Stati Uniti di Roosevelt e Truman. L’Europa fu capace di superare i risentimenti per quanto avvenuto tra il 1939 e il 1945. La Francia accettò di ricostruire l’economia europea insieme alla Germania, se questa avesse messo in comune le sue importanti risorse di carbone e acciaio, il cuore dell’industria tedesca. Intorno a questo compromesso, anche Belgio, Olanda, Lussemburgo e Italia ricostruirono le loro economie dando vita alla Comunità europea (prima CECA nel 1952, poi CEE nel 1957). Il mercato comune fu il simbolo del progetto: mettere i beni in comune e far circolare liberamente merci, persone e capitali. Solidarietà e generosità prevalsero. La pace è durata così a lungo che oggi molti hanno dimenticato i princìpi di origine.

Il Professor Wulzer ricorda che «per l’Italia il senso storico dell’appartenenza all’Europa era riconquistare la parità internazionale. Non solo un senso politico ma anche economico». «In alcune fasi storiche, l’appartenenza all’Europa, per l’Italia, è stata anche uno strumento per rendere più digeribili, da parte dell’opinione pubblica, determinate scelte di politica estera o di politica interna. Ma, in fondo, questa ‘strumentalizzazione’ dell’europeismo confermava la profonda identificazione dell’Italia con l’orizzonte europeo», ha spiegato il Professore. L’Europa, dunque, è stata uno strumento per rilanciare il ruolo internazionale dell’Italia, in linea con il suo interesse nazionale. Perché oggi non dovrebbe essere la stessa cosa?
Di fronte alla crisi provocata dal Coronavirus gli Stati europei affrontano oggi lo stesso dilemma che si sono trovati di fronte dopo la prima e la seconda guerra mondiale: soluzioni individuali o condivise? Ci vuole onestà per ammettere che l’UE così come è stata concepita a Maastricht evidentemente non sembra più sufficiente a tenere i Paesi davvero uniti. Ma è lecito temere che le soluzioni individuali o il semplice dubbio “uscire o no” dalla UE potrebbero portare maggiore disoccupazione, miseria, povertà e disperazione.
«Nessun paese, nemmeno gli Stati Uniti, può superare il virus in uno sforzo puramente nazionale. Affrontare le esigenze del momento deve combinarsi con una visione e un programma di collaborazione globale. Se non possiamo fare entrambe le cose, ognuno affronterà il peggio», ha dichiarato pochi giorni fa Henry Kissinger.

Istituto per la Cultura dell’Innovazione (ICINN) & Laboratorio Italiano di Storia Economica (LISE)
ICINN & LISE è un progetto mediatico digitale no-profit che mette a disposizione online analisi e commenti per tutte le persone che cercano una discussione approfondita su questioni di storia, economia, politica e tecnologia. Siamo una comunità di professori e ricercatori universitari e crediamo che la trasparenza, l’onestà intellettuale e i molteplici punti di vista siano fondamentali.

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