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Che cosa succede in Iraq dopo la nomina del nuovo premier. Report Cesi

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Iraq primo ministro

Fatti, commenti e scenari dopo la nomina del primo ministro in Iraq. L’analisi del Cesi presieduto da Margelletti

Il 1° febbraio Mohammed Tawfiq Allawi, già Ministro delle Comunicazioni nel 2006 e nel 2010, è stato nominato Primo Ministro in Iraq. L’incarico gli è stato affidato dal presidente Barham Salih, a seguito delle dimissioni dell’ex Premier Abdel Abdul Mahdi nel novembre 2019. Allawi ha ora un mese di tempo per la formazione di un nuovo esecutivo e, soprattutto, per cercare di trovare una maggioranza in Parlamento.
I movimenti di protesta, che agitano il paese dall’ottobre 2019 e avevano indotto Mahdi alle dimissioni, hanno rigettato in blocco la nomina di Allawi. Il politico sciita invece ha riscosso l’approvazione dei due partiti maggioritari, guidati da Muqtada al-Sadr e Hadi al-Amiri, entrambi esponenti del frammentato fronte sciita. Tuttavia, per raggiungere la maggioranza dei voti (165 su 329), Allawi dovrà riuscire a convincere anche partiti minori, a partire dalle formazioni sciite al-Hikma di Ammar al-Hakim e l’Alleanza Nasr dell’ex Premier Haider al-Abadi.

Un compito complesso sia per le tensioni tra i vari partiti, sia per le continue pressioni della piazza. Infatti, i contestatori accusano il nuovo Premier e i suoi alleati di non avere la volontà di scardinare quel sistema clientelare e corrotto che è il primo bersaglio delle proteste. Inoltre, i manifestanti vedono Allawi come un politico troppo permeabile all’influenza iraniana, in perfetta continuità con il predecessore Mahdi.

D’altronde, anche Allawi sembra essere “consigliato” da Mohammed al-Hashemi, meglio conosciuto come Abu Jihad, già Capo di Gabinetto del Premier nel precedente governo. In questo senso, un ulteriore profilo di vulnerabilità per il nascente esecutivo Allawi è la ricerca di un equilibrio tra gli interessi di Teheran e l’approccio più muscolare mostrato da Washington negli ultimi mesi nell’ambito della campagna di “massima pressione” contro la Repubblica Islamica, che ha toccato il suo apice con l’uccisione del Generale iraniano Qassem Soleimani e del suo pro-console iracheno Abu Mahdi al-Muhandis il 3 gennaio scorso.

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