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Vi spiego come Trump e Macron si muoveranno con l’Iran sul nucleare. Parla il generale Jean

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Fra i dossier più delicati sul tavolo dell’incontro bilaterale fra Donald Trump e Emmanuel Macron c’è l’Iran. Il presidente Usa ha già detto che non intende prolungare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPA), l’accordo voluto da Obama (e che l’attuale presidente americano ha definito “folle”), in cui Teheran si impegna a limitare la proliferazione nucleare in cambio dell’eliminazione delle sanzioni. Macron, che invece sostiene il JCPA, punta a far cambiare idea a Trump, o quantomeno ad ammorbidirne le posizioni

Generale Carlo Jean, esperto di geopolitica e docente alla Luiss, pensa che Trump recederà dall’accordo sul nucleare?

Non lo rescinderà completamente se troverà apertura e sostegno da parte degli alleati europei. Io credo che, per essere sicuro che l’Iran non prepari al contempo un’accelerazione del proprio piano nucleare, punterà a un’estensione dell’accordo oltre al 2025 e a potenziare il controllo su basi militari ed enti di ricerca iraniani. E anche a un controllo dei missili balistici che l’Iran fornisce allo Yemen e a Hezbollah, che minacciano Arabia Saudita e Israele, i suoi principali alleati in Medio Oriente.

A cosa punta Macron?

La sua grande idea è elaborare un piano di stabilità dell’intera regione, che è destabilizzata soprattutto per l’intervento delle guardie rivoluzionarie iraniane (che operano per esempio in Siria, a sostegno di Assad, ndr). Indipendentemente dalle strette di mano di facciata, Macron ne sta uscendo molto bene, sta aumentando la sua statura di alleato degli Stati Uniti in Europa, approfittando del fatto che i rapporti fra Usa e Germania sono tesi e che, dopo Brexit, il Regno Unito non può fare da tramite fra l’Ue e Trump. La realtà è che Trump e Macron si somigliano molto: entrambi guardano soprattutto ai loro interessi nazionali. Non hanno una politica moralistica come hanno l’Italia (almeno ufficialmente) e la Germania (in questo caso anche realmente).

L’Iran quale forza negoziale ha?

L’Iran si sente sostenuta da Russia, Cina e dagli Stati europei che hanno lì grossi investimenti, come Italia e Germania. Ma la loro forza negoziale nei confronti di Trump è limitata. Lui è un duro, pragmatico, e guarda agli interesse americani, non certo ai valori, a principi o ad accordi con gli alleati. Trump fa valere il fatto che la sicurezza dell’Europa dipende dagli Usa e che paesi come la Germania hanno spese militari ridotte a fronte di una bilancia commerciale con gli Stati Uniti molto favorevole. In quest’ottica, vedremo che succederà il 27 (venerdì, ndr) con la visita di Angela Merkel alla Casa Bianca.

L’Iran sullo scacchiere mediorientale si sta rafforzando o indebolendo?

L’Iran si sta espandendo, punta a creare una mezzaluna sciita dall’est dell’Afghanistan al Mediterraneo orientale, con Hezbollah.

E la strategia dà frutti o accusa colpi?

Per ora è “tit for tat”, una tattica basata su azioni e reazioni molto limitate. Il punto è che l’Iran non può superare un determinato limite. Altrimenti, se Israele si sentirà minacciato, può spazzare via Iran e Russia dalla Siria nel giro di qualche giorno.

Sul fronte interno la situazione iraniana si sta facendo instabile. È prevedibile che peggiori?

Sicuramente l’azione di pressione americana rafforza i radicali rispetto di moderati e verosimilmente è ciò a cui aspira il nuovo corso voluto da John Bolton (nominato da Trump Consigliere per la sicurezza nazionale, ndr). Per lui l’Iran è fumo negli occhi. Se Teheran si radicalizza, di riflesso lo faranno anche gli Stati Uniti. E chi ci andrà di mezzo saranno i vasi di coccio, come l’Italia.

In che senso?

Abbiamo un’apertura di credito di cinque miliardi verso l’Iran e rischiamo di venire pesantemente danneggiati da nuove sanzioni. L’Italia non ha una completa sovranità economica né tantomeno strategico-militare, perché non ha armi nucleari.

Come prenderà la Russia la modifica degli accordi?

La Russia protesterà, pesterà i piedi e cercherà l’appoggio di alcuni stati europei cercando di indebolire l’asse franco-tedesco. Ma ha una possibilità di azione limitata perché economicamente debole e soggetta al ricatto di ulteriori sanzioni.

In generale, prevede che in Medio Oriente si vada verso una stabilizzazione o in direzione opposta?

Il Medio Oriente continuerà ad essere destabilizzato, perché nessuno ha la forza o la volontà di attuare un intervento sufficientemente deciso.

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