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Io, leghista, vi svelo il concerto di Pereira con i sauditi alla Scala

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Ecco la versione sul caso Scala-sauditi-Pereira di Max Ferrari (esponente della Lega e consigliere del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana) che ha scritto questo post su Facebook

Ho letto il pezzo della Stampa titolato: “E’ stata la Lega a portare i sauditi dentro la Scala”. Il sovrintendente Pereira (che avrebbe ideato un accordo col governo saudita per un finanziamento, legale, di 15 milioni di euro in cambio di un posto nel cda per il principe Badr) dice che sarei stato io a suggerirgli questa cosa. Ridicolo.

Come tutti sanno (lo avevo raccontato qui in totale trasparenza nel 2018) io mi sono limitato, l’estate scorsa, a metterlo in contatto con l’ambasciata saudita a Roma e poi mi sono sentito con la nostra a Ryad allo scopo di fare una trasferta del coro della Scala a Ryad.

Sarebbe stata una cosa storica, con le donne protagoniste sul palco e tra il pubblico e rientrava tra gli obiettivi culturali delle sinergie tra Paesi (vorrei ricordare che l’Arabia Saudita non è uno stato clandestino ma siede in ogni organizzazione internazionale e ha rapporti ufficiali con l’Italia).

Si è parlato di una trasferta di 2 giorni, di ritorno dal Giappone, per rappresentare la Traviata o fare qualcosa incentrato sul coro. Punto e chiuso.

Mai parlato della società petrolifera Aramco, con cui non ho mai avuto nessun tipo di contatto, mai parlato della possibilità di finanziamenti, mai parlato di un posto nel cda per il principe Badr che non ho il piacere di conoscere. Basta vedere le mail tra me e Pereira (sono a disposizione) e parlare con le persone che erano presenti ai due incontri avuti in maniera ufficiale alla Scala.

La verità è che nella terza mail che Pereira mi ha scritto, mi ha detto che si era sentito con l’ambasciata italiana e aveva individuato un auditorium con una buona acustica e spiegava che quell’auditorium apparteneva ad Aranc (Forse intendeva Aramco).

Gli risposi che visto che si stava muovendo in totale autonomia non avrei più seguito la cosa. Come ho fatto. Ho poi visto le foto scattate in un meeting a San Pietroburgo tra il ministro Bonisoli e il principe Badr (basta cercarle su Google e si trovano) le dichiarazioni di Bonisoli a favore di una strettissima collaborazione in campo culturale coi sauditi e pochi giorni dopo ho visto sui media la partecipazione di Badr alla prima della Scala.

Certo non lo ho invitato io e non potevo essere coinvolto, visto che io alla prima non sono stato nemmeno invitato. Pereira è un uomo adulto che però non si vuole prendere onori e oneri delle proprie azioni.

Personalmente non trovo scandaloso che i sauditi diano finanziamenti trasparenti alla Scala (così come investono e comprano da tantissime nostre imprese importantissime e ci vendono petrolio, e nessuno si scandalizza…) ma questa semplicemente non è una mia idea, così come mai mi sarebbe venuto in mente di proporre la balzana idea di mettere un ministro saudita nel cda. È tutta farina del sacco di Pereira e di chi ha seguito con lui quella trattativa. Mettere di mezzo me è patetico.

Se tutto fosse andato liscio, certamente nessuno mi avrebbe ringraziato e altri si sarebbero presi i meriti. Quindi è assurdo cercare di coinvolgermi a fronte di polemiche.

Comunque per fortuna tutto quel che dico è documentato, nero su bianco.

(post estratto dal profilo Facebook di Ferrari)

(qui l’approfondimento di Policy Maker sul caso)

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