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Perché l’inflazione sarà nell’agenda del nuovo Premier britannico

Starmer

Come sale l’inflazione in Regno Unito e perché. L’articolo di Daniele Meloni

 

L’inflazione in UK nel mese di luglio è salita a +10,1% rispetto al mese di giugno. Più di quanto previsto dagli analisti. Le cifre diffuse in mattinata dall’Office for National Statistics, l’Istat inglese, allarmano il mondo della politica e dell’economia britannica. Ma, soprattutto, allarmano i cittadini, che vedono il carovita erodere il loro potere d’acquisto come non mai dal 1982 a oggi.

Erano, infatti, 40 anni che i prezzi non salivano così rapidamente. In particolare, il costo del cibo e delle bevande ha contribuito all’impennata, con alimenti di prima necessità come uova, pane, formaggio, latte e cereali a crescere più di tutti, insieme, naturalmente, alle bollette di luce e gas. Nello stesso tempo, i salari medi degli inglesi restano al palo: oggi si comprano il 3% di prodotti e servizi in meno rispetto allo stesso periodo del 2021.

Il carovita e l’inflazione sono entrati prepotentemente nella campagna per l’elezione del nuovo leader Tory. Lo stesso premier uscente, Boris Johnson, ha sottolineato come il piano del governo da 37 miliardi di sterline per aiutare i consumatori a pagare le loro bollette sia ormai obsoleto. Ma non sarà Johnson a occuparsi della questione. Il leader Tory ha già fatto sapere che toccherà al prossimo governo mettere mano ad aiuti e sussidi per non trasformare quella che l’Economist ha definito l’Estate dello Scontento in un nuovo Inverno dello Scontento.

Liz Truss, la favorita a entrare a Downing Street il 5 settembre prossimo, ha già detto che vorrà sostenere gli inglesi fornendo loro gli strumenti per fare fronte al carovita ma non distribuendo handouts, sussidi, a pioggia. Sunak, che è la mente dietro l’aumento delle tasse per 5 miliardi di sterline sugli extra-profitti delle compagnie energetiche della scorsa primavera, sembra meglio posizionarsi sul tema, ma la base Tory si sente più attratta dalla post-thatcheriana Truss, che gode del sostegno anche dei reduci del johnsonismo e della destra del partito, rappresentata dai 60 MPs dello European Research Group, ultra-brexiteer e liberisti in politica economica.

Nel frattempo il Labour ha presentato un piano per limitare al massimo di 2mila sterline il consumo mensile di gas ed elettricità dei consumatori per sei mesi, cercando così di limitare i danni dell’inverno britannico. Per Sir Keir Starmer, che i sondaggi danno come possibile Primo Ministro dopo le elezioni, si tratta di un test fondamentale per mettersi sulla stessa lunghezza d’onda dell’elettorato. La stampa ha gradito la proposta, affermando che il leader dell’Opposizione ha preso il governo e i nuovi leader Tory alla sprovvista, incalzandoli sul tema del momento.

Infine, la Bank of England, al centro anch’essa del leadership contest conservatore, con i candidati che la accusano più o meno velatamente di avere ritardato il rialzo dei tassi e di avere pompato troppo denaro nell’economia con il quantitative easing ai tempi della pandemia. Per Threadneedle Street l’attuale spirale inflattiva è destinata a durare e l’attuale target del 2% non sarà raggiunto per i prossimi due anni. Andrew Bailey, il governatore sotto tiro dal governo Tory, però ha avvertito: l’indipendenza della banca dalla politica – di cui quest’anno si sono celebrati i 25 anni – non si tocca.

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