Le elezioni di giovedì hanno consegnato un verdetto durissimo al governo di Keir Starmer. Il Labour ha subito una pesante sconfitta in Inghilterra, ha perso il potere in Galles dopo un secolo di dominio e ha incassato un altro colpo in Scozia.
Il grande vincitore è Reform UK di Nigel Farage, che ha conquistato oltre 1.400 consiglieri e ha sfondato nei tradizionali bastioni laburisti del Nord. Verdi e Liberal Democratici hanno guadagnato terreno, mentre il panorama politico britannico appare ormai irreversibilmente frammentato.
Starmer ha incassato il colpo dichiarando di non volersi dimettere, ma dentro il partito le tensioni sono fortissime.
Inghilterra: Reform stravolge la mappa politica
In Inghilterra, Reform UK è emerso come il vero trionfatore della tornata elettorale. Il partito di Nigel Farage ha strappato amministrazioni a entrambi i grandi partiti tradizionali, sfondando soprattutto nei feudi laburisti del Nord ma facendo breccia anche nei territori conservatori, come l’Essex.
Come sottolinea la BBC, Farage ha celebrato un “cambiamento storico” e un “ridisegno completo della politica britannica”.
L’Economist però invita alla cautela: il voto nazionale proietterebbe Reform intorno al 31%, in leggera flessione rispetto alle elezioni locali precedenti. Un segnale soprattutto che l’intero sistema si sta frammentando.
La débâcle del Labour
Il Labour ha perso più di 1.300 consiglieri e il controllo di importanti consigli comunali, da Hartlepool a Tamworth, fino a Wandsworth a Londra.
Come scrive il Financial Times, Starmer ha ammesso senza giri di parole che “i risultati sono duri, non c’è modo di addolcirli”, riconoscendo di aver commesso “errori non necessari”.
Il partito adesso è schiacciato su entrambi i lati: da destra da Reform, che ha conquistato elettori delusi nei quartieri popolari, e da sinistra dai Verdi, che hanno ottenuto la prima sindaca a Hackney e un altro successo a Lewisham.
Il Guardian evidenzia come molti progressisti abbiano abbandonato il Labour per Zack Polanski, il controverso leader del Green Party, delusi dalla lentezza delle riforme e da scelte percepite come troppo centriste.
Tra i laburisti il malumore è palpabile: alcuni deputati chiedono apertamente le dimissioni di Starmer, mentre un sondaggio tra gli iscritti riportato dal Guardian mostra che quasi la metà vorrebbe un cambio al vertice, con Andy Burnham nettamente in testa alle preferenze.
Galles e Scozia: la rivincita nazionalista
Nelle elezioni per il Senedd gallese, Plaid Cymru è diventato per la prima volta il primo partito con 43 seggi, ponendo fine a 27 anni di governo Labour e a un secolo di supremazia.
La first minister Eluned Morgan ha perso il seggio e si è dimessa. Reform si è piazzato secondo con 34 seggi, relegando il Labour al terzo posto.
In Scozia l’SNP ha ottenuto la quinta vittoria consecutiva, pur senza maggioranza assoluta.
Come nota Reuters, per la prima volta tre delle quattro nazioni del Regno Unito (Scozia, Galles e Irlanda del Nord) sono guidate da forze nazionaliste o pro-indipendenza. Un “cambiamento sismico”, secondo Michelle O’Neill di Sinn Féin.
Conservatori in affanno e l’avanzata di Verdi e Lib Dem
Anche i Tories hanno registrato pesanti perdite, soprattutto nei loro feudi rurali del Sud. La leader Kemi Badenoch ha parlato di “segni di rinnovamento”, ma il partito appare ancora in difficoltà.
Come evidenzia la CNN, i Liberal Democratici hanno ottenuto per l’ottavo anno consecutivo guadagni locali, mentre i Verdi hanno confermato la loro crescita nelle grandi città.
Il quadro complessivo, secondo il New York Times, è chiaro: il vecchio duopolio Labour-Conservatori è in crisi profonda. La Gran Bretagna è entrata in un’era multipartitica in cui almeno sei-sette forze politiche competono davvero per i voti.
Starmer resiste
Di fronte al disastro, Starmer ha scelto la linea della fermezza: “Non intendo andarmene e gettare il paese nel caos”.
Il premier ha annunciato un nuovo “reset” del governo per lunedì e ha ricevuto il sostegno pubblico di diversi ministri, che invitano il partito a restare unito invece di scatenare una guerra interna.
Tuttavia, come riporta il Financial Times, Downing Street tiene d’occhio potenziali rivali come Andy Burnham, Angela Rayner e Wes Streeting.
I mercati sembrano aver reagito con relativo sollievo, con la sterlina in rialzo e i rendimenti dei gilt in calo, temendo soprattutto un possibile spostamento a sinistra in caso di successione.
Un Regno Unito più difficile da governare
Queste elezioni riflettono un malessere profondo che striscia nel Paese: economia stagnante, costo della vita elevato e sfiducia diffusa verso l’establishment.
Reform capitalizza il malcontento di destra e delle classi lavoratrici, i Verdi quello della sinistra urbana. Il sistema elettorale maggioritario, pensato per un duopolio, fatica sempre più a rappresentare una realtà frammentata.
L’ascesa parallela di nazionalismi celtici e di un populismo inglese incarnato da Farage pone inoltre nuove sfide all’unità del Regno. Come avverte Reuters, esiste il rischio di “sonnambulare verso la fine del Regno Unito”, anche se al momento nessuno sembra pronto a forzare una rottura immediata.







