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Il virus Cina analizzato da un infettivologo

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Sul virus cinese il parere di Marcello Tavio, presidente Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali

Con quasi 10 mila contagi in 23 Stati il coronavirus cinese ha superato per diffusione l’epidemia di Sars del 2003.

L’amministrazione americana ha diffuso un appello a non recarsi in Cina (Ap), un avvertimento che Pechino definisce “non di aiuto”.

La Cina ammette ritardi nelle misure di controllo.

E’ questo il quadro in sintesi sul Coronavirus.

Ma cosa dice la scienza? Ecco il parere di Marcello Tavio, presidente Simit, Società italiana di malattie infettive e tropicali, e direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive degli Ospedali Riuniti di Ancona.

“Nessuna pandemia, ogni discriminazione è inaccettabile e irrazionale. In questa fase si deve solo continuare a vigilare sulla eventuale presenza di nuovi casi e sui soggetti eventualmente esposti ai due casi segnalati in Italia” ma “senza creare un allarme non motivato”, ha detto all’Adn Kronos Tavio, dopo i due casi di nuovo Coronavirus in Italia.

Il virus si è manifestato anche nel nostro Paese “nel modo più prevedibile, ovvero trasportato da persone che provenivano dalla zona di epidemia, la città cinese di Wuhan, e hanno sviluppato una specifica sintomatologia – sottolinea Marcello Tavio – Nello stesso giorno, anche se in modo indipendente, con la dichiarazione dello stato di ‘emergenza di salute pubblica di rilevanza internazionale’, l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) ha deciso di passare dallo stato di massima allerta all’allarme globale. E’ importante precisare che una pandemia propriamente detta ancora non c’è. I dati resi disponibili dalle Autorità cinesi e dall’Oma ci dicono che: c’è un’importante focolaio epidemico in atto (non si sa quanto controllato) nella regione di Wuhan; ci sono alcuni focolai endemici (costituiti da un certo numero di casi più o meno collegati fra di loro) in altre parti della Cina; ci sono casi sporadici (non più di 100, per ora) nel resto del mondo, quasi tutti di importazione (in particolare in Europa)”.

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