Mondo

Il valzer delle nomine è un ballo per soli uomini

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L’articolo di Veronica Balbi

Quello appena passato è stato un mese importante per le nomine pubbliche. Accordi complicati che sono giunti dopo veti, tensioni e ostacoli.

Si è partiti con le commissioni bicamerali di garanzia (Copasir e Vigilanza Rai) dove sono stati nominati rispettivamente Lorenzo Guerini e Alberto Barachini.

Alla Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari si è seduto Maurizio Gasparri, alla Giunta per le autorizzazioni Andrea Delmastro Delle Vedove, alla Giunta delle elezioni Roberto Giachetti.

Sono stati poi eletti i membri laici del CSM: Alberto Maria Benedetti, Filippo Donati, Fulvio Gigliotti, Stefano Cavanna, Emanuele Basile, Alessio Lanzi, Michele Cerabona e David Ermini,

Il blitz del ministro Toninelli ha portato ai vertici di Ferrovie dello Stato Gianfranco Battisti come amministratore delegato e Gianluigi Vittorio Castelli come presidente.

Prima degli ultimi scompigli il Governo aveva anche raggiunto l’accordo sulla Rai: presidente Marcello Foa, e ad Fabrizio Salini.

E veniamo alla madre di tutte nomine, quella di Cassa Depositi e prestiti: il ruolo di amministratore delegato è stato assegnato a Fabrizio Palermo, la presidenza è andata a Massimo Tononi e la vicepresidenza a Luigi Paganetto.

L’ultimo cda rinnovato è stato quello della Sogei, la società di Information e Communication Technology del ministero dell’Economia che ha confermato Biagio Mazzotta presidente e Andrea Quacivi amministratore delegato.

Sarebbe interessante far leggere questo elenco a diverse persone e capire in quanti ci trovano qualcosa di strano… Forse non sarebbero tanti quelli a cui salta all’occhio che non c’è nemmeno una donna.

Eppure con l’introduzione della Legge Golfo-Mosca del 2011, le società quotate in borsa e le controllate pubbliche devono riservare almeno un terzo dei componenti dei propri organi di amministrazione e di controllo al genere meno rappresentato. Ma con il Decreto legislativo 175 del 2016 è stata data la possibilità alle singole società in controllo pubblico di verificare autonomamente se adottare un organo amministrativo collegiale, fermo restando che l’organo amministrativo è costituito, di norma, dall’Amministratore Unico. Di conseguenza è cresciuto il numero di società con amministratore unico, non oggetto di norme sulla parità di genere.

Insomma le società sono state obbligate ad allargare la presenza femminile tra gli amministratori e nei collegi sindacali ma nelle stanze dei bottoni si sono chiusi solo uomini.

Per il momento non risultano pervenuti commenti di nessuna associazione femminile. Tutti troppo impegnati a scovare le scappatelle del regista Fausto Brizzi?

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