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Il terrorismo fa capolino finalmente nei titoli dei giornaloni su Val di Susa. Perché Meloni parla solo di violenza?

Le sorprendenti definizioni del governo sugli atti terroristici dei No Tav. I Graffi di Damato

 

Meglio tardi che mai, d’accordo. Il terrorismo subito avvertito da gente di buon senso, e di una certa esperienza, nella guerriglia in Val di Susa, con più di 120 agenti di Polizia e Carabinieri feriti, danni per più di un milione di euro e un migliaio di identificati fra i manifestanti giunti sul posto armati di tutto ciò che poteva procurare morti fortunatamente mancati, si è affacciato, sia pure come “ipotesi”, nei titoli anche dei giornaloni tipo Repubblica e Stampa. Dei quali spero che si siano accorti pure a sinistra, dove a livello politico si continua a mettere la testa sotto la sabbia, o a guardare altrove. O a prendersela col governo di destra incapace di prevenire la “violenza organizzata”. Che peraltro è la formula riduttiva curiosamente adottata dalla premier Giorgia Meloni nel sopralluogo effettuato col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Questa reticenza di linguaggio da parte di un presidente del Consiglio, al maschile come la Meloni preferisce che si scriva, non è solo curiosa. È anche sorprendente e autolesionistica, peraltro in quella che si può ormai considerare la lunga campagna elettorale in corso per il rinnovo delle Camere, alla scadenza ordinaria o anticipata del loro mandato quinquennale cominciato nel 2022. “Sveglia, regà”, diceva romanisticamente una volta la Meloni ai colleghi giovani e anche anziani della sua parte politica. E anche ad alcuni ministri ai bachi parlamentari di governo. Che fa, presidente? Si siede proprio adesso?

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