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“Il Superdisabile. Analisi di uno stereotipo”

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Si tiene giovedì 16 gennaio alle 15,45 alla Biblioteca centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Roma una conversazione-dibattito per la presentazione del libro ‘Il superdisabile. Analisi di uno stereotipo’, curato da Marco Ferrazzoli (capo ufficio stampa del Cnr), Francesca Gorini (giornalista, ufficio stampa Cnr) e Francesco Pieri (studente), edito da Lu.Ce Edizioni.

La Biblioteca centrale del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) di Roma organizza giovedì 16 gennaio alle 15,45 una conversazione-dibattito per la presentazione del libro ‘Il superdisabile. Analisi di uno stereotipo’, curato da Marco Ferrazzoli (capo ufficio stampa del Cnr), Francesca Gorini (giornalista, ufficio stampa Cnr) e Francesco Pieri (studente), edito da Lu.Ce Edizioni. L’evento è organizzato in collaborazione con Disability Pride Italia e Fondazione Fabbrica della Pace Movimento Bambino Onlus (qui tutte le informazioni)

Il libro, del quale riportiamo di seguito alcuni stralci, delinea il fenomeno per cui molti cosiddetti ‘supercrip’ (traducibile in italiano come superdisabili), sono diventati modelli di notorietà planetaria, in grado di ispirare autostima, fiducia e proattività in chi vive condizioni di handicap o invalidità. Personaggi come Alex Zanardi, Bebe Vio, Giusy Versace e Nicole Orlando, con le loro straordinarie imprese, sono testimonial di un’importante evoluzione rispetto alla condizione di isolamento e pietismo — quando non di vergogna — che spesso ha connotato il disabile in passato. Il volume parte da un’analisi del diverso nella storia e nell’immaginario, per poi arrivare ai progressi della ricerca e della tecnologia che hanno aiutato a migliorare le qualità della vita di persone con disabilità e delle loro famiglie, favorendone l’inclusione sociale. (Redazione Start Magazine)

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“In genere si tende a raccontare la disabilità secondo due ottiche interpretative opposte ma intersecate tra loro: il pietismo e l’eroismo. Le ritroviamo entrambe nei vari canali della comunicazione: dal cinema e dalle passerelle degli Oscar, passando per le trasmissioni televisive e per lo sport, dove lo storytelling mediatico ha cominciato a rendere i cosiddetti superdisabili dei modelli pubblici di notorietà nazionale o planetaria. Questo ossimoro vuole indicare la capacità di compiere imprese eccezionali in senso oggettivo contraddicendo lo stereotipo che confina un essere umano in un suo pur grave limite fisico o psichico. I confini sempre più vasti di questo mondo vanno, ormai, da Ballando con le Stelle alle Paralimpiadi, includono personaggi quali Alex Zanardi e Bebe Vio. A conquistare l’opinione pubblica sono certo le affermazioni sportive, le performance artistiche, ma soprattutto la carica positiva che è alla base di queste persone. Da un lato ammiriamo ciò che fanno, la straordinaria forza di volontà, dall’altro nei loro successi è protagonista l’innovazione che, per esempio, consente di realizzare protesi ben diverse da quelle di qualche decennio fa. In qualche caso i supercrip divengono dei fashioncrip e il messaggio che trasmettono è anche quello di una bellezza “diversa”, ma non in senso spregiativo. Pensiamo a Chiara Bordi, 18enne con protesi giunta terza a Miss Italia e nominata Cavaliere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. A Viktoria Modesta, prima showgirl “bionica” a esibirsi al Crazy Horse: 31enne, lettone, si è sottoposta volontariamente all’amputazione della gamba sinistra per problemi legati a un parto difficile, dopo aver già subito più di 15 operazioni durante l’adolescenza. E ancora, alle foto della ballerina e pittrice Simona Atzori apparse in occasione della campagna pubblicitaria di PittaRosso, del quale è la testimonial.

(…) Il “super”, l’eccezionale, gli esempi di determinazione individuale, assieme all’indubbio merito di aprire un varco nell’indifferenza, potrebbero però involontariamente diffondere un altro messaggio stereotipato, oscurando il “normale” mondo della disabilità, popolato da persone bisognose di cura, di accudimento, di assistenza, limitate da mille difficoltà e problemi quotidiani, pratici e relazionali. (…) In sostanza: i media illuminano inevitabilmente chi supera una sfida, ma in questo caso il messaggio positivo è davvero “handicappato” se non tiene conto della reale condizione di chi vive in un letto o si muove su una carrozzina”.

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