Mondo

Il “Superdisabile” Alex, un esempio per tutti

di

Zanardi

Il commento di Marco Ferrazzoli, Francesca Gorini e Francesco Pieri, autori del libro “Il Superdisabile. Analisi di uno stereotipo”

La notizia del gravissimo incidente che ha coinvolto Alex Zanardi apre giornali, tg, notiziari radio, siti e social: è la dimostrazione dell’affetto e dell’ammirazione che circondano questo grandissimo campione. Non a caso, nel nostro libro, lo abbiamo inserito tra i cosiddetti “superdisabili”, cioè tra quei personaggi che pur essendo menomati nel fisico o nella psiche sono riusciti ad affermare presso il grande pubblico la convinzione che nessuna disabilità può impedire il raggiungimento dei risultati che una persona si prefigge quando è animata da forza di volontà, determinazione e spirito di sacrificio”. È quanto dichiarano gli autori de “Il Superdisabile” Marco Ferrazzoli, Francesca Gorini e Francesco Pieri (Lu:ce Edizioni).

“Quello di Alex, come quello di Bebe Vio e di tanti altri è un messaggio che aiutato moltissime persone disabili a uscire dal nascondimento, dalla solitudine e dalla emarginazione; che ha dato un impulso ulteriore alle attività sportive paralimpiche, il cui rilievo è ormai pari alle competizioni dei cosiddetti normodotati. Ma persone come Alex Zanardi hanno dato soprattutto un messaggio importante alla società nel suo complesso, facendo capire quanto è importante che tutti i servizi e i sostegni possibili, pubblici e privati, siano forniti a queste persone: non solo per ridurre le loro difficoltà ma perché è anche su questo impegno che si misura il livello di civiltà di una comunità”.

 

ESTRATTO DEL LIBRO “IL SUPERDISABILE. ANALISI DI UNO STEREOTIPO”

“In genere si tende a raccontare la disabilità secondo due ottiche interpretative opposte ma intersecate tra loro: il pietismo e l’eroismo. Le ritroviamo entrambe nei vari canali della comunicazione: dal cinema e dalle passerelle degli Oscar, passando per le trasmissioni televisive e per lo sport, dove lo storytelling mediatico ha cominciato a rendere i cosiddetti superdisabili dei modelli pubblici di notorietà nazionale o planetaria. Questo ossimoro vuole indicare la capacità di compiere imprese eccezionali in senso oggettivo contraddicendo lo stereotipo che confina un essere umano in un suo pur grave limite fisico o psichico. I confini sempre più vasti di questo mondo vanno, ormai, da Ballando con le Stelle alle Paralimpiadi, includono personaggi quali Alex Zanardi e Bebe Vio. A conquistare l’opinione pubblica sono certo le affermazioni sportive, le performance artistiche, ma soprattutto la carica positiva che è alla base di queste persone. Da un lato ammiriamo ciò che fanno, la straordinaria forza di volontà, dall’altro nei loro successi è protagonista l’innovazione che, per esempio, consente di realizzare protesi ben diverse da quelle di qualche decennio fa. In qualche caso i supercrip divengono dei fashioncrip e il messaggio che trasmettono è anche quello di una bellezza “diversa”, ma non in senso spregiativo. Pensiamo a Chiara Bordi, 18enne con protesi giunta terza a Miss Italia e nominata Cavaliere della Repubblica dal Presidente Sergio Mattarella. A Viktoria Modesta, prima showgirl “bionica” a esibirsi al Crazy Horse: 31enne, lettone, si è sottoposta volontariamente all’amputazione della gamba sinistra per problemi legati a un parto difficile, dopo aver già subito più di 15 operazioni durante l’adolescenza. E ancora, alle foto della ballerina e pittrice Simona Atzori apparse in occasione della campagna pubblicitaria di PittaRosso, del quale è la testimonial.

(…) Il “super”, l’eccezionale, gli esempi di determinazione individuale, assieme all’indubbio merito di aprire un varco nell’indifferenza, potrebbero però involontariamente diffondere un altro messaggio stereotipato, oscurando il “normale” mondo della disabilità, popolato da persone bisognose di cura, di accudimento, di assistenza, limitate da mille difficoltà e problemi quotidiani, pratici e relazionali. (…) In sostanza: i media illuminano inevitabilmente chi supera una sfida, ma in questo caso il messaggio positivo è davvero “handicappato” se non tiene conto della reale condizione di chi vive in un letto o si muove su una carrozzina”.

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