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Il populismo avanza? Colpa delle classi dirigenti

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Il commento di Edoardo Narduzzi, manager, imprenditore e saggista

Perfino nell’avanzata Svezia i socialdemocratici non tengono più. Solo in Francia gli enarchi alla Macron, cioè il capitale umano prodotto dall’Ena, un’università francese per formare l’élite locale del settore pubblico, ancora resistono.

Ma perché le cosiddette élites sono così in difficoltà oggi nell’imporre la loro leadership al resto della società? In fin dei conti si tratta di un rapporto che affonda le sue radici nella storia dell’umanità non di un prodotto della modernità. Anche nel passato le società erano gestite da pochi, diversamente selezionati, delegati, con varie modalità, dai più.

L’evoluzione tecnologica ha fatto saltare il banco, nel senso che ha rivoluzionato gli equilibri storici che legavano il popolo alle élites, perché ha reso trasparenti, qualcuno direbbe nude, le classi dirigenti e ne ha scoperto tutte le debolezze.

In pratica, la tecnologia ha azzerato la distanza che esisteva tra chi dirigeva dall’alto e chi operava nel basso. Il caso dell’ultimo governo tecnocratico italiano, quello guidato da Mario Monti, ne è uno degli esempi più chiari.

Monti venne accreditato dai media tradizionali come una sorta di salvatore della patria dall’alto del suo curriculum super referenziato di tecnocrate internazionale. Sui social media e nel web Monti, per la verità, non ha mai bucato, a riprova del fatto che i media tradizionali vivono quasi un mondo parallelo rispetto a quelli sociali.

Le politiche adottate dal governo Monti, il solito mix di stangate fiscali e di austerità, sono oggi criticate perfino da alcuni osservatori economici nei quali lo stesso Monti ha avuto un ruolo nel passato in quanto responsabili dell’avvitamento della crisi italiana già in corso.

Un fatto che evidenzia quanto le classi dirigenti contemporanee siano sganciate dal dinamismo e dal movimento della società nella quale vivono. Società non più intermediata e quindi non più gestibile tramite la cinghia di trasmissione degli intermediari tradizionali quali sindacati, partiti, giornali o televisioni.

L’evoluzione tecnologica ha messo l’élite di fronte al nuovo contesto nuda, cioè senza strumenti di manipolazione o di controllo della massa. E così agendo ha reso visibili tutte le carenze e le debolezze delle cosiddette classi dirigenti: troppo polli in batteria con troppa poca intelligenza laterale. Il risultato è quello che è oggi sotto i nostri occhi: gli elettori rifuggono sempre più spesso le proposte di governo formulate dall’élite per abbracciare nuove agende politiche guidate da persone con tassi di scolarità modesti e curriculum ridotti. Ma è stata la modestia strutturale della classe dirigente ad avere spianato la strada al populismo, non viceversa.

Articolo pubblicato su Italia Oggi

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