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Centrodestra

Il Pd sarà un po’ grillino

Sorprese e paradossi fra Pd e Lega. La nota di Paola Sacchi

 

Se il Pd vira sempre più verso la sinistra radicale fino ad accogliere l’ex Iena ed ex pentastellato No-Tav, Dino Giarrusso, che si schiera con Stefano Bonaccini, l’ex renziano presentato finora come il più “moderato” dei candidati, il ministro dell’Istruzione, il leghista Giuseppe Valditara, a Milano – con Matteo Salvini e tutta la squadra di governo della Lega a sostegno di Attilio Fontana – cita la relazione “Meriti e bisogni” di Claudio Martelli alla conferenza programmatica di Rimini del Psi di Bettino Craxi. Valditara, il cui dicastero si chiama dell'”Istruzione e Merito”, cita “Meriti e Bisogni” come esempio di riformismo, a proposito della sua ipotesi di adeguare gli stipendi a professionalità e costo della vita in generale.

È solo una citazione ma per paradosso mentre viene fatta dalla Lega in un gremito teatro Manzoni di Milano, a sostegno di Fontana alle Regionali in Lombardia, con Salvini, Valditara, i ministri del Mef, degli Affari regionali e Autonomie, della Disabilità, Giancarlo Giorgetti, Roberto Calderoli e Alessandra Locatelli, sempre a Milano fa il suo esordio in casa dem l’ex grillino Giarrusso alla Convention di Bonaccini. Cosa che fa dire alla renziana Elena Bonetti di Iv: “Dell’anima riformista non resta nulla”.

Un ingresso che provoca attacchi dello stesso Matteo Renzi il quale ricorda che Giarrusso non solo era No-Tav ma anche No-JobsAct “che creò un milione di posti di lavoro”. “Sbalordito” Carlo Calenda e Pd diviso con forti malumori dei sindaci di Bergamo e di Firenze, Giorgio Gori e Dario Nardella.

Paradossi italiani, dove la narrazione mediatica continua a dividere i poli con le vecchie classificazioni su base estera, in un mondo peraltro cambiato, tra “sovranisti” o “filo-putiniani” nel centrodestra – che però ha sempre votato compatto a sostegno dell’Ucraina, pur con approcci diversi – e progressisti filo-occidentali a sinistra. Dove però nel Pd, pur mantenendo la scelta “atlantica” di Enrico Letta, ci sono già stati distinguo che hanno portato al non voto anche esponenti di Articolo1 che è tra le new entry. Salvini, le cui perplessità sul messaggio di Zelensky a Sanremo sono state subito bollate come “filo-putiniane”, cosa per la quale allora dovrebbe esserlo anche Calenda, a Milano, pur ribadendo i suoi dubbi e dicendo che “non si vince la guerra con una partecipazione a Sanremo”, ha tagliato la testa al toro: “Non riuscirete mai a farmi litigare con Giorgia e con Silvio”. Di più: “Io penso che Giorgia stia facendo un lavoro eccezionale in Italia e in giro per il mondo. Sono orgoglioso che la Lega sia parte fondamentale di questo governo. Andremo avanti cinque anni. Berlusconi è stato, è e sarà un grande italiano”.

Salvini definisce poi “surreali le ricostruzioni” sul governo e i temi nodali, dall’Autonomia alla Giustizia. Rilancia naturalmente la sua Lega, con l’obiettivo di recuperare quei consensi persi per non lasciare il governo di emergenza nazionale “solo in mano alla sinistra”.

Ma la Lega con Fontana mostra anche tranquillità per la sfida interna con FdI: “Abbiamo governato in Lombardia come Lega prima forza politica e siamo sempre andati d’accordo, senza avere atteggiamenti di prevaricazione”.

Un modo per invitare a uno spirito unitario FdI nel caso probabile di conferma della netta affermazione delle Politiche come primo partito, ma anche per dire già da ora che in ogni caso non ci saranno fibrillazioni nel governo.

È fisiologico che una competizione interna alla coalizione ci sia. E il centrodestra, dato in vantaggio anche nel Lazio, si muove con lo stesso schema a tre punte delle Politiche. Calderoli dice che “con avversari così, si vince anche se non è ancora arrivata l’Autonomia” che, comunque, è in dirittura d’arrivo al consiglio dei ministri, servirà moltissimo, sottolinea, “proprio al Sud” e “andrà di pari passo con il Presidenzialismo”.

Occhio però alla partecipazione al voto, perché, avverte Salvini, “la sinistra spera per avvantaggiarsene in una bassa affluenza alle urne”. Nello schema a tre punte Silvio Berlusconi torna a rivendicare il ruolo “insostituibile di Forza Italia”, anzi ribadisce: “Siamo i più insostituibili, senza di noi, centro liberale, cattolico, garantista, europeista e atlantista non c’è governo di centrodestra”.

Divisioni e scivolamento verso una sinistra radicale nel campo avverso. Al punto che le ricette riformiste della sinistra moderna e anti-comunista di craxiana memoria vengono citate ora nella Lega. Paradossi di un Pd alla rincorsa dei Cinque Stelle.

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