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Il Pd di Schlein ha fagocitato M5s di Conte

Mentre il centrodestra vince senza che i partiti della coalizione si fagocitino l'uno con l'altro e solo piccoli travasi avvengono all'interno, il campo largo di fatto si è allargato a scapito del Movimento 5 Stelle presieduto da Conte. La nota di Paola Sacchi

Giorgia Meloni, con i suoi oltre due milioni di preferenze, successo personale e politico, tanto più per elezioni considerate di medio termine che di solito non premiano gli esecutivi, sottolinea che al G7 in Puglia l’Italia, che lo presiede, rappresenterà “il governo più forte in Europa”.

Ma Meloni che si dice orgogliosa per il risultato preferisce puntare l’accento sulla collegialità del successo elettorale di tutta la “maggioranza di governo, che cresce insieme, in un concerto dove ognuno, per dirla come il maestro Muti, costruisce la sua parte in armonia”.

Quindi, il premier e presidente di FdI che sfiora il 29 per cento, crescendo di quasi il 3 rispetto alle Politiche, è “orgogliosa di FdI primo partito non solo della coalizione ma anche del risultato di Forza Italia e della Lega”.

Governo più forte e opposizioni sempre più deboli, nonostante la forte affermazione del Pd di Elly Schlein che a circa il 24 per cento accorcia le distanze dal partito del premier.

Ma, mentre il centrodestra vince senza che i partiti della coalizione si fagocitino l’uno con l’altro e solo piccoli travasi avvengono all’interno, il campo largo di fatto si è allargato a scapito dei Cinque Stelle.

Il Pd lo ha fatto cavalcando una radicalizzazione e una politica massimalista che lo ha reso sempre più competitivo con Giuseppe Conte.

Meloni non può che osservare che nel campo avverso non c’è una coalizione vera, coesa come quella di centrodestra, cosa per la quale non si può parlare di rafforzamento del bipolarismo. E avverte che “a sinistra c’è il rischio di una radicalizzazione”.

Visto anche il risultato oltre il 6 per cento di Avs di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni che hanno portato all’elezione di Ilaria Salis. Osserva, quindi Meloni, che “i moderati” hanno trovato più posto nel centrodestra.

L’affermazione di FI lo dimostra. Antonio Tajani la dedica a Silvio Berlusconi che più volte aveva rimarcato: “Il centro in Italia non può che essere alleato con la destra”. Tajani, che registra anche una forte vittoria alle Regionali in Piemonte con la conferma di Alberto Cirio e risultati al Sud a doppia cifra come il 18 per cento della Calabria rivenficato dal governatore e vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto, già fissa il prossimo obiettivo: il 20 per cento alle Politiche, “vogliamo essere il centro di gravità permanente”. E la senatrice azzurra, presidente della commissione Esteri-Difesa, Stefania Craxi: “Noi siamo lo spazio moderato e riformista”.

Intanto, Meloni ora è alle prese con le scelte sulla commissione Ue dove avverte già da ora che “l’Italia non farà da spettatrice”. Potrebbe dire sì a un candidato del Ppe (dove è FI) come Ursula von der Leyen? Matteo Salvini, leader della Lega, ha già detto no. E gioca di sponda con una Marine Le Pen vittoriosa in Francia.

Ma i meccanismi Ue sono meno semplici. Anche se il leader leghista ha già dimostrato di saper resistere mentre la sua Lega veniva data ancora una volta erroneamente per spacciata.

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