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Il partito Laburista passa dal rosso al blu nel Regno Unito?

di

Johnson Tories

Il punto di Daniele Meloni sulla conference del partito Laburista

Il partito Laburista passa dal rosso al blu. No, non è un cambio negli storici colori della sinistra britannica ed europea, ma si tratta della svolta impressa dal suo leader, Sir Keir Starmer, per riportare il Labour al governo nel 2024. Già, perché l’accento sul patriottismo e sull’orgoglio dell’appartenenza britannica sono al centro del progetto di Starmer di riconquistare i voti nelle aree urbane del nord-est del paese passate clamorosamente ai Tories il 12 dicembre scorso. Cosa c’entra il blu? Il blu è il colore che scelsero i laburisti nazionalisti alla fine dell’Era del New Labour per rimarcare come il partito avrebbe dovuto allinearsi maggiormente alle aspettative e alla cultura popolare della working class britannica e non solo cercare di attrarre i ceti medi urbani alla sua causa. Il movimento si chiama, appunto, Blue Labour, e il suo fondatore lord Glasman, è stato più volte accusato di essere un Tory travestito di rosso. Anzi, di blu.

Settimana scorsa, nella prima conference del partito da remoto intitolata “Labour connected”, Starmer ha parlato da Doncaster, una zona del nord-est del paese rimasta fedele al Labour ma circondata da constituencies che sono passate ai Conservatori, rimpinguando la maggioranza di Johnson a Westminster.

Tre i punti focali del suo intervento: recupero dei voti persi nelle zone tradizionalmente laburiste per tornare a essere competitivi alle elezioni (queste zone includono anche il Galles e, soprattutto, la Scozia); lotta serrata all’antisemitismo che è tornato a diffondersi nel movimento durante la leadership di Corbyn, accusato, più o meno velatamente, di avere fatto troppo poco per estirparlo; fine della politica in favore di un secondo referendum sull’Ue e delle divisioni sulla Brexit tra europhiles e eurosceptics, che hanno diviso il partito in un momento in cui avrebbe potuto approfittare delle divisioni interne ai Tories per riproporsi come credibile forza di governo. Starmer, che era stato uno degli europeisti più convinti in casa Labour, accetta la Brexit ma manterrà un atteggiamento critico nei confronti del Governo sulle trattative per l’accordo di libero scambio tra Uk ed Ue.

Dal Jewish Labour e, ovviamente, dal Blue Labour e dalla Società Fabiana (di cui fanno parte Starmer e la sua vice, Angela Rayner) c’è stato un coro di valutazioni positive per il nuovo corso, destinato a traghettare il Labour su posizioni più centriste rispetto al radicalismo corbyniano. Proprio i seguaci dell’ex leader, raggruppati nel movimento Momentum, hanno manifestato più di una perplessità per come il nuovo Sir Keir ha archiviato la fase precedente. Per i “corbyinistas” però non saranno tempi facili: ad aprile quando Starmer è stato eletto leader si è rinnovato anche il National Executive Committee del partito e quasi tutti gli affiliati a Corbyn hanno perso il loro posto all’interno di questo organo fondamentale nella struttura partitica laburista.

Detto delle questioni interne al Labour, come ha reagito l’opinione pubblica britannica alla conference dei laburisti? L’emergenza coronavirus e quella economica hanno fatto sì che il discorso di Starmer e il suo tentativo di crearsi un’immagine più familiare sui giornali (la scelta è caduta sul Sunday Times) siano passati in secondo piano. Comunque c’è stata una ricaduta sui sondaggi di opinione. Secondo l’istituto demoscopico Opinium i Laburisti sarebbero davanti ai Tories nei sondaggi per la prima volta da tempo immemore: 42% contro 40. Un altro istituto, Kantar, mantiene i Tories avanti di tre punti, 42 a 39. Infine, la scelta del Primo Ministro: secondo YouGov per gli inglesi Starmer sarebbe più adatto di Johnson a guidare il paese: 37% in suo favore, contro 30 in favore dell’incumbent. Il Labour esce dalla settimana della sua conference rinforzato ma un congresso pubblico e con una maggiore attenzione mediatica non gli avrebbe certo fatto male. Se son rose (…blu) fioriranno.

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