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Il diritto internazionale esiste ancora?

L’Europa vista come un intralcio al divenire delle magnifiche sorti e progressive dei conflitti e accordi fra gli imperi globali dovrebbe avere il ruolo di saper ricondurre alla ragionevolezza i belligeranti ma evidentemente i venti di guerra la trovano al centro, nell’occhio del ciclone, delle loro tempeste. L'intervento di Leonardo Dini

In questi giorni l’Europa dopo un’annosa e complessa trattativa durata decenni, quasi quanto quella che precedeva la nascita della Comunità e poi Unione Europea, sta finalmente creando una Via della Seta Europea in senso inverso che non si contrappone ma armonizza con la Via della Seta Silk and Belt Road da Pechino all’Europa appunto ma pone un’alternativa valida e pacifica ai flussi dei commerci internazionali verso il Sudamerica. Al tempo stesso, in conseguenza anche dei problemi internazionali in Medio Oriente e Africa stanno nascendo due rotte alternative commerciali: quella marittima Artica Asiatica Pacifica e quella che percorre l’Oceano Atlantico e costeggia Africa e Europa e Sudamerica. Eppure mentre i progressi della ricerca scientifica, di quella industriale: con un mondo sempre più informatico e robotizzato e basato sulla IA e l’evoluzione del commercio internazionale dovrebbero essere, come accadde nel Rinascimento, il motore della Storia e dell’Arte, invece il mondo ottusamente si indirizza alla distruzione e autodistruzione: non esiste un pianeta di riserva o una seconda chance dopo una o più guerre globali.

Le recenti crisi internazionali, tanto in Europa quanto in America Latina e Medio Oriente fanno intravedere un mondo postmoderno che assomiglia più al medioevo che a un futuro tecnologico e evoluto. Storicamente purtroppo il diritto dei trattati e il diritto internazionale sono stati pìù utili a risolvere ex post le situazioni belliche piuttosto che a prevenirle. Si rifletta su la nascita della Società delle Nazioni e dell’ONU, rispettivamente. Le guerre e l’uso della forza, delle operazioni tecnico militari per come le definisce Putin o del nuovo Ministero della Guerra nordamericano, o le minacce cinesi, precostituiscono un mondo in cui la Storia riprende ad associarsi alla guerra assieme ai massivi investimenti in armi sperimentali sia in Cina, Russia e America.

Ma le guerre del XXI secolo, a differenza di quelle del passato proprio perché tecnologiche e basate su missili, droni , aerei e armi nucleari o convenzionali l, ad alta distruzione, non riguardano più solo la zona dei combattimenti, sono guerre globali. Ancor più lo sono le guerre ibride e quelle contro i civili, Ucraina docet, basate su blackout generalizzati di intere regioni e nazioni. Sull’hackeraggio, sul distacco dell’energia, sulla devastazione delle infrastrutture e delle fabbriche. La sconfitta del diritto internazionale e della sua nativa forza erga omnes, verso tutti, si allinea al progressivo ridimensionamento del peace keeping, del ruolo dell’Onu e delle missioni internazionali che divengono pre guerre o missioni pseudobelliche. Al tempo stesso si assiste, da parte degli stakeholders globali Cina, Russia, America del Nord, alla scelta deliberata di preferire l’azione militare o quella della distruzione o dell’accaparramento forzato economico:” prendere la Groenlandia con le buone o con le cattive…”, a quella diplomatica, del dialogo e della ricerca condivisa di soluzioni.

Il mondo inoltre si sposta complessivamente da multipolare o multilaterale a multibellico e pluriconflittuale. La filosofia del diritto così come il diritto dei trattati sembrano così un relitto del passato, mentre dovrebbe essere la guerra ad essere messa da parte come metodo di risoluzione delle controversie internazionali nel terzo millennio. Autorevoli studiosi italiani come Sergio Cotta accademico dei Lincei con il suo libro Dalla guerra alla pace, scritto al tempo della teoria di Francis Fukuyama su La fine della storia, o come Norberto Bobbio, autore de L’Elogio della mitezza, al tempo della prima guerra in Iraq e ancora, nel mondo, Bertrand Russell, Karl Popper (che auspicava un esame preliminare della saggezza di chi doveva prendere decisioni politiche) e Albert Einstein, hanno descritto, idealizzato, progettato un mondo senza guerre, dunque un mondo oggettivamente più evoluto. La dimamica dei tempi e del secolo attuale vanno invece in direzione opposta, verso un nuovo medioevo senza libertá, senza democrazia senza diritti dove la legge del più forte, l,”homo homini lupus, uomo che prevarica sugli uomini prevista da Hobbes e le profezie letterarie di George Orwell si fanno triste realtà.

In tutto questo l’Europa vista come un intralcio al divenire delle magnifiche sorti e progressive dei conflitti e accordi fra gli imperi globali dovrebbe avere il ruolo di saper ricondurre alla ragionevolezza i belligeranti ma evidentemente i venti di guerra la trovano al centro, nell’occhio del ciclone, delle loro tempeste. Il diritto internazionale e quello dei trattati così trascurati e negletti dai leader globali attuali e dalla logica bellicista, potrebbero invece offrire risposte concrete utili a evitare di fare del XXI secolo un secolo addirittura peggiore del XX per colpa delle guerre incrociate. La stessa filosofia del diritto nata con Grozio al tempo della Guerra dei Trent’anni 1618-1648 si trova a fare i conti con un diritto alla violenza che non esiste ma che la Storia basata sulle guerre impone di fatto.

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