La Russia, per la verità Putin (perché è già un po’ che il popolo russo ne critica seppur non tanto evidentemente la guerra), non ha intenzione di arrivare alla pace e al ripristino della sicurezza e dell’integrità territoriale perché ha minato la sicurezza marittima, quella alimentare, la sicurezza delle radiazioni, quella energetica e quella di tutte le armi di distruzione di massa.
Il lancio ripetuto dei missili contro la centrale nucleare ucraina, a trecento metri dalle pareti dei reattori, è più che un pericolo e rappresenta il ricatto più vile contro tutta l’umanità, oltre a contribuire in modo diretto alla destabilizzazione del mercato dell’energia poiché il gas e il petrolio russi sono l’arma letale oltre le minacce reali di usare armi nucleari che sono diventate la regola, non l’eccezione, per i propagandisti russi.
E allora una delle armi di difesa è il blocco perpetuato degli asset russi perché chiedere oggi elezioni in Ucraina equivale a legittimare la mobilitazione militare in Russia, i finti referendum e le finte elezioni. Ma la Russia non può fermare il corso della storia: l’umanità e il diritto internazionale sono ancora più forti di uno Stato terrorista.
Vi è un crimine perpetuo contro l’Ucraina, un crimine contro i confini di questo Stato. La comunità delle Nazioni Unite ha ora (o mai più) l’occasione di essere veramente unita e utile a difendere il diritto per difendersi da una guerra illegale.
Ancora oggi il crimine di aggressione, così come per altri popoli massacrati, tarda a essere lo strumento riconosciuto per agire contro l’aggressore all’interno delle istituzioni. La protezione della vita è una priorità assoluta perché donne, bambini, uomini civili e soldati sono stati e continuano a essere coloro che pagano la bulimia del terrorista Putin.
Commettendo omicidi di massa ovunque da 3 anni, la Russia non vuole la pace. Dunque il congelamento dei beni russi ora è fondamentale perché un mondo diviso in blocchi, attraversato da rigide demarcazioni ideologiche e contrapposizioni militari non genera sviluppo, non risolve problemi.
È proprio in questo contesto che è necessario ritrovare lo spirito di cooperazione che ci ha permesso in questi anni di affrontare sfide molto dure: è fondamentale riformare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per renderlo più rappresentativo e più trasparente e capire che contrapporre le risorse per la sicurezza alle risorse per la spesa del sistema aumentando il nostro debito pubblico ci allontana da una prospettiva di diritto alla difesa del nostro Paese e soprattutto l’avvenire dei nostri giovani.







