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coltelli

Il coltello è il simbolo della nuova gioventù bruciata

Dobbiamo dedicarci a disarmare i ragazzi violenti prima che sia troppo tardi. E a punirli con rigore, se troppo tardi, purtroppo, s’arriva. Il taccuino di Guiglia.

È stata una coltellata alla milza, perforandola. Ma anche al cuore di tanti attoniti cittadini: com’è possibile che a scuola, luogo deputato a formare i ragazzi e a introdurli nella vita del mondo reale, un diciannovenne muoia perché aggredito da un altro studente quasi coetaneo?

“Episodio gravissimo”, dice il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, dando voce allo sgomento degli italiani non solo liguri per quanto avvenuto ieri in un istituto professionale di La Spezia.

Trasportato d’urgenza in ospedale e rianimato dopo un arresto cardiocircolatorio, l’aggredito è stato a lungo operato. Si sperava nel buon esito. Invece non ce l’ha fatta. Ora non si danno pace i compagni di classe e di scuola presenti a decine fuori dall’ospedale.

Che i ragazzi del nostro tempo andassero in classe armati di telefonino, si sapeva, ed è stata infatti necessaria una circolare ministeriale per vietarne l’uso, anzi, l’abuso per l’intero orario. Giusto per impedire distrazioni e spingere alla concentrazione: si va a scuola pur sempre per imparare.

Ma di sicuro non si va per uccidere. E il coltello della premeditazione portato da casa è la drammatica “novità” – si fa per dire – che lascia sgomenti. Soprattutto perché, al di là di questo caso, pare frutto di un litigio scaturito da motivi sentimentali per una ragazza fra il marocchino con permesso di soggiorno in Italia e presunto autore della coltellata e la vittima italo-egiziana, Abanoub Youessef (un caso sul quale toccherà ai magistrati accertare tutto), al di là della vicenda, si diceva, purtroppo il coltello è diventato quasi un simbolo per una parte, la più violenta, della gioventù bruciata di oggi.

A tal punto che il governo nel pacchetto-sicurezza in arrivo al Consiglio dei ministri prevede il divieto di portare e vendere ai minori coltelli più lunghi di 5 cm (norme anti-maranza, sono state battezzate).

Linea dura, inoltre, si stabilisce contro la violenza delle bande giovanili, ampliando i reati in cui possono appunto incorrere le cosiddette baby-gang. Con sanzioni fino a mille euro per quei genitori che non vigilano sul comportamento violento dei figli.

Dunque, s’alza la soglia della tolleranza zero sulle armi da taglio in mano a minorenni o maggiorenni, il male oscuro di una parte minoritaria e marginale, eppur fin troppo protagonista e violenta della nostra società. Un male che all’improvviso e inaspettatamente fa il suo tragico ingresso in un istituto della Repubblica.

Accoltellare a morte un compagno di scuola in un’aula durante l’orario di lezione non s’era mai visto.

Ora è il momento delle lacrime, dell’abbraccio ai familiari, del dolore inconsolabile fra tanti ragazzi increduli: ma come è potuto accadere?

Poi, però, arriverà il tempo delle scelte. Scelte della politica, della giustizia, dell’insegnamento al rispetto di sé e degli altri.

Poi arriverà la serena, ma severa lezione a cui tutti dobbiamo dedicarci per disarmare i ragazzi violenti prima che sia troppo tardi. E per punirli con rigore, se troppo tardi, purtroppo, s’arriva.

(Pubblicato su L’Arena di Verona, Il Giornale di Vicenza, Bresciaoggi e Gazzetta di Mantova)
www.federicoguiglia.com

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