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Tutti i guai sauditi di SoftBank

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Le azioni del SoftBank sono crollate questa mattina, a causa delle crescenti preoccupazioni degli investitori sui rapporti del colosso giapponese con l’Arabia Saudita e sulle prospettive per la quotazione della sua unità mobile

Lunedì nero per SoftBank. Il colosso giapponese delle tlc (e non solo) ha perso il 7,7% alla borsa di Tokyo facendo precipitare il valore di mercato a 22 miliardi di dollari dal suo picco di quest’anno.

Se è vero che gli stock tecnologici stanno vacillando a livello globale per colpa della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina – mettendo potenzialmente a rischio il valore delle società nel portafoglio di SoftBank – il fondatore Masayoshi Son dovrebbe guardarsi in realtà dall’alleato di Riad.

AMICIZIE PERICOLESE

Nel 2016 il conglomerato giapponese ha dato vita a Vision Fund, un fondo di investimento tecnologico da 100 miliardi di dollari di cui circa la metà provengono dall’Arabia Saudita. Vision rappresenta il più grande veicolo di investimento tecnologico al mondo nonché uno dei vari accordi che SoftBank ha siglato con il governo saudita all’interno della strategia “Vision 2030”, progetto di riforma per diversificare l’economia del regno.

LA DAVOS DEL DESERTO

Per promuovere Vision 2030 agli investitori, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman sta organizzando a Riad il prossimo 23 ottobre “Future Investment Initiative”.
Nota anche come “Davos del deserto”, il vertice economico sarà disertato da parecchi: l’amministratore delegato di JPMorgan, Jamie Dimon e il presidente di Ford, Bill Ford, hanno fatto sapere che non si recheranno a Riad. Nemmeno un portavoce di SoftBank è stato in grado di confermare la partecipazione del miliardario partner Masayoshi Son. Il no dei due vip e l’incertezza di Son sono legati a doppio filo al caso Khashoggi.

L’AFFAIRE KHASHOGGI

L’Arabia Saudita è accusata infatti di essere responsabile della sparizione del giornalista dissidente Jamal Khashoggi, il quale sarebbe stato torturato e ucciso nel consolato del Regno wahabita a Istanbul lo scorso 2 ottobre. Il caso Khashoggi rischia di mettere in crisi il rapporto tra Washington e Riad: mentre quest’ultima proclama la propria innocenza, la Casa Bianca minaccia “punizioni severe” se sarà accertato il coinvolgimento saudita nell’uccisione del giornalista.

VENTI CONTRARI A SOFTBANK

Gli stretti rapporti con il sospettato numero uno di questo scandalo internazionale spiegherebbero il brusco calo del titolo SoftBank. “Ci sono troppi fattori di incertezza che circondano SoftBank inclusa la situazione saudita e le prospettive per la sua Ipo mobile” ha dichiarato Yoshihiro Okumura, general manager di Chibagin Asset Management al Financial Times.

INCERTEZZA SULLA SUPER IPO

Secondo una rivelazione di Reuters la scorsa settimana, Masayoshi Son avrebbe scelto: Nomura Holdings, Goldman Sachs, Mizuho Financial Group, Deutsche Bank e Smbc Nikko Securities sono gli istituti di credito sottoscrittori della mastodontica offerta pubblica iniziale dell’unità mobile di SoftBank.

Bloomberg News ha riferito venerdì che il conglomerato giapponese di investimenti e tecnologia punta a vendere sulla Borsa di Tokyo, circa 3 trilioni di yen (27 miliardi di dollari) di azioni. Un’Ipo di tale livello sarebbe la più grande di sempre, superando i 25 miliardi di dollari di azioni vendute dalla cinese Alibaba a New York nel 2014 e i 22 miliardi di dollari raccolti dalla Agricultural Bank of China a Hong Kong nel 2010.
Tuttavia, dopo che una serie di importanti Ipo, tra cui la cinese Tencent Music Entertainment, sono state ritirate o ritardate negli ultimi giorni a causa di una brusca svalutazione sul mercato, è aumentata ancora di più l’incertezza sulla quotazione programmata da SoftBank.

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