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I flop di Putin spiegati da Limes

Limes

Gli ultimi due numeri della rivista Limes fondata e diretta da Lucio Caracciolo letti da Tullio Fazzolari

 

La fine della guerra fredda doveva essere l’inizio di un’era di pace. Ma non è andata come si sperava. Dal crollo del muro di Berlino nel novembre 1989, ci sono stati i massacri in Bosnia, la prima guerra del Golfo, la Cecenia e l’Ossezia, l’Afghanistan, l’Iraq, la Libia, il Donbas, la Siria. Ci si è illusi che ciascun conflitto fosse un episodio a sé. L’aggressione russa contro l’Ucraina sancisce un brusco risveglio: siamo nell’era dell’instabilità e ogni focolaio può degenerare compromettendo i già precari equilibri internazionali. Limes, la rivista mensile di geopolitica fondata e diretta da Lucio Caracciolo, aveva già lanciato un allarme sei anni fa scrivendo che Putin si sarebbe giocato tutto in Ucraina e che l’Occidente avrebbe dovuto fare i conti con le strategie scellerate del Cremlino. Previsione purtroppo esatta. Dal 24 febbraio, giorno d’inizio dell’offensiva russa, le notizie sull’andamento del conflitto sono talvolta incerte ma un fatto risulta evidente: l’avanzata dei soldati di Putin non è stata come quella del “rullo compressore sovietico” di staliniana memoria. Come andrà a finire la guerra? E quali saranno in ogni caso le conseguenze a livello internazionale?

Domande che richiedono un approfondimento e che è necessario porsi se davvero si vogliono valutare i pericoli innescati da Putin attaccando l’Ucraina. Gli scenari possibili sono dettagliatamente descritti negli ultimi due numeri di Limes: “La fine della pace” e “La Russia cambia il mondo” (Gedi, 15 euro ciascuno). Gli articoli e gli editoriali contenuti nella rivista non trascurano nessun aspetto della questione. Basterà citarne alcuni a cominciare dagli errori commessi da Putin anche da un punto di vista militare. Quello determinante è stato sottovalutare la capacità di difendersi degli ucraini. L’esercito di Kiev è numericamente inferiore a quello schierato da Mosca ma è bene addestrato e, soprattutto, è più motivato perché sa di dover proteggere il proprio paese da un’invasione. Sempre sul piano militare, Putin paga il prezzo di aver ridotto il budget per la difesa che è circa la metà di quello della Cina o degli Stati Uniti. Il che significa armi obsolete o navi vecchie di quarant’anni che qualunque altra marina avrebbe già mandato a demolire ma vuol dire anche paghe basse per ufficiali e soldati che non giovano al morale della truppa.

Un altro argomento fondamentale è il massiccio riarmo programmato dal governo tedesco investendo ben 100 miliardi di euro: molto di più di quanto richiesto dagli impegni previsti dalla Nato e più di quanto si aspettasse l’alleato statunitense. Questo cambia il peso specifico della Germania dentro l’Europa ma anche all’interno dell’alleanza atlantica e bisognerà vedere quale sarà la reazione degli altri partner e, in particolar, della Francia che per ora tace essendo sotto elezioni presidenziali. Tema cruciale ovviamente affrontato da Limes è quello dell’energia. E non si tratta solo del gas che condiziona l’economia occidentale perché la Russia alla pari con gli Stati Uniti è anche il maggior produttore di petrolio del mondo. Finora si è discusso soprattutto su come e quando si potrà fare a meno delle risorse energetiche russe ma è già chiaro che la Cina è pronta ad accaparrarsele. Riflettendoci dalle analisi di Limes emerge uno scenario inquietante. Se Putin uscirà più o meno indenne dalla guerra che ha scatenato dovrà dire grazie a Pechino e non contrastarla nelle sue scelte di politica internazionale. E se Putin viene sconfitto resteranno solo due superpotenze, gli Usa e la Cina. Comunque vada, purtroppo la pace è a rischio.

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