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Perché Huawei porta Trump in tribunale

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“Impedendo alle aziende americane Usa di fare affari con Huawei, il governo degli Stati Uniti danneggerà direttamente più di 1.200 aziende statunitensi, e questo colpirà decine di migliaia di posti di lavoro americani”, ha detto Song Liuping, chief law officer della società cinese, che ha chiesto alla giustizia americana di annullare la decisione di Trump 

Era solo questione di tempo. Huawei, la società cinese bandita negli Usa, affila le armi e passa al contrattacco. La società di telecomunicazioni ha deciso di chiedere ad un tribunale Usa di respingere il bando che impedisce alle agenzie federali americane di acquistare i suoi prodotti, sostenendo che le norme imposte da Donald Trump siano incostituzionali.

LA RICHIESTA DI TRUMP

Partiamo dall’inizio. Dopo una guerra fredda che dura da mesi, con accuse (ma senza prove), arresti, ipotesi e minacce, gli Usa di Donald Trump hanno inserito il colosso cinese delle tlc Huawei e 70 sue affiliate nella lista nera del  Bureau of Industry and Security (Bis), costringendo le aziende americane a richiedere una licenza per vendere prodotti all’azienda cinese. Le società a stelle e strisce non possono, ovviamente, acquistare ed usufruire della tecnologia cinese.

HUAWEI AL CONTRATTACCO

Ora Huawei passa al contrattacco. L’azienda chiede a un tribunale Usa di respingere il bando che impedisce alle agenzie federali americane di acquistare i suoi prodotti.

NORME INCOSTITUZIONALI

Il divieto, per Huawei, è incostituzionale e sancirebbe a priori la colpevolezza della società di Shenzen. “Questa legge stabilisce direttamente che Huawei è colpevole e impone molti vincoli a Huawei, con l’ovvio scopo di allontanare Huawei dal mercato statunitense”, ha dichiarato Song Liuping, chief law officer della società, in una intervista a Cctv.

Liuping avrebbe sottolineato come il provvedimento promosso dall’amministrazione Trump non solo vieta alle agenzie governative statunitensi di acquistare apparecchiature e servizi Huawei, ma “impedisce loro di contrattare o concedere sovvenzioni o prestiti a terzi che acquistano da Huawei attrezzature o servizi, anche se non vi è alcun impatto o collegamento con il governo degli Stati Uniti”.

UN’AZIONE SENZA PRECEDENTI

“I politici negli Stati Uniti stanno usando la forza di un’intera nazione contro un’azienda privata, utilizzando qualsiasi strumento a disposizione inclusi i canali diplomatici, legislativi e amministrativi”, in un’azione “senza precedenti”, ha accusato di Song.

UN PERICOLOSO PRECEDENTE

Ma c’è di più. La questione, spiega lo chief law officer di Huawei, “stabilisce un pericoloso precedente. Oggi sono le telecomunicazioni e Huawei. Domani potrebbe essere il tuo settore, la tua azienda, i tuoi consumatori”. “Il sistema giudiziario è l’ultima linea di difesa per la giustizia. Huawei ha fiducia nell’indipendenza e integrità del sistema giudiziario statunitense. Speriamo che gli errori del Ndaa (National Defense Authorization Act) possano essere corretti dal tribunale”, ha aggiunto Song Liuping.

QUANTO COSTERA’ IL BANDO DI HUAWEI?

Trovare una soluzione a tutto questo è certamente una priorità per Huawei. Il bando della cinese, infatti, “minaccia di danneggiare i tre miliardi di consumatori che usano prodotti e servizi Huawei in 170 Paesi del mondo”, ha specificato il responsabile legale della società. Non solo. “Impedendo alle aziende americane Usa di fare affari con Huawei, il governo degli Stati Uniti danneggerà direttamente più di 1.200 aziende statunitensi, e questo colpirà decine di migliaia di posti di lavoro americani”, ha affermato Song Liuping.

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