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Tutte le putinate di Orsini su Hitler e Polonia

Quota 100

Le motivazioni con cui Hitler invase la Polonia non sono sostanzialmente differenti da quelle esposte pubblicamente da Putin. L’analisi di Cazzola

 

Non ho intenzione di suscitare ‘’l’ira funesta’’ dei professori arrivati alla ribalta seguendo la scia di sangue provocata dall’aggressione russa dell’Ucraina. E neppure quella dei tanti mentitori seriali – fieri del loro disonore – che falsificano la storia e la cronaca; neanche quella degli zombi della (dis)informazione, dei cantori delle (in)culture che credevamo sepolte, e che, invece, sono resuscitate scambiando un dittatore proto-fascista come l’erede del Piccolo Padre, ora impegnato a restituire a tanti “cattivi maestri” il mito dell’URSS. E quindi mi guarderò bene dal paragonare Vladimir Putin (ghostbuster indomito dei fantasmi del nazismo) ad Adolf Hitler, anche se – per qualche motivo difficile da comprendere – l’astro nascente del pensiero debolissimo, Alessandro Orsini, ha certificato che il Fuhrer, quando invase la Polonia il 1° settembre 1939, non pensava affatto di scatenare la seconda guerra mondiale. Anzi rimase esterrefatto per la reazione di Francia ed Inghilterra, costrette a intervenire a causa del domino perverso delle alleanze, ora accuratamente da evitare, con l’allargamento della Nato, perché aumenterebbero il numero degli Stati che Putin potrebbe aggredire, attuando la difesa preventiva contro rischi per la sicurezza russa, di cui lo zar è l’unico depositario.

Bene. Io mi azzardo, tuttavia, a sostenere che – mutatis mutandis – le motivazioni con cui Hitler invase la Polonia non sono sostanzialmente differenti da quelle, altrettanto arbitrarie, esposte pubblicamente da Putin (ma a confronto del Fuhrer lo zar si è rivelato un pasticcione) per aggredire l’Ucraina.

polonia

Il testo dell’ordine di attaccare la Polonia è tratto dal Corriere della sera del 2 settembre 1939. E, come si legge, caricava sui polacchi la responsabilità dell’aggressione. Putin, tanti decenni dopo, ha usato argomenti analoghi per attaccare e distruggere l’Ucraina.

‘’I nazionalisti che hanno preso il potere hanno scatenato una persecuzione, una vera campagna di terrore contro chi si opponeva alle loro azioni anticostituzionali. Politici, giornalisti e attivisti pubblici sono stati molestati e pubblicamente umiliati. Un’ondata di violenza ha travolto le città ucraine, inclusa una serie di omicidi di alto profilo e impuniti’’. (dal discorso del 22 febbraio)

‘’La Russia si trovava potenzialmente sotto un’aggressione, era necessario prendere una decisione unica che non poteva assolutamente essere inevitabile, quella di difendere il nostro Paese’’. (dal discorso del 9 maggio).

Hitler, nel 1939, aveva ‘’un compagno di merende’’ che si chiamava Josif Stalin, il padrone assoluto dell’Urss, con il quale aveva sottoscritto un patto di non aggressione. Insieme si erano spartiti la Polonia. Stalin aspettò circa due settimane prima di attaccare Varsavia da Oriente. I motivi dell’offensiva non differivano molto da quelli contenuti nell’Appello del Fuhrer. Vediamo, a scopo di documentazione, come i giornali dell’epoca riportavano e giustificavano l’intervento sovietico.

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Ovviamente, allora, essendo una sostanziale alleata della Germania nazista, l’Urss era diventata, per il regime fascista, una nazione amica della quale decantare le gesta. Tante cose andrebbero raccontate di quel periodo in cui era vigente il patto di non aggressione Ribbentrop-Molotov, compreso il ruolo svolto dai comunisti francesi nel sabotare la resistenza dell’Armèe all’invasione tedesca del 1940.

Comunque i motivi addotti da Stalin erano molto sbrigativi. Poiché non esisteva più la Polonia, erano decaduti i trattati stipulati con l’Urss. Poi compariva la solita esigenza di difendere i russi maltrattati in Polonia al pari dei tedeschi. Ma – detto fra noi – se qualcuno sostenesse oggi che, scomparsa l’Urss, non esistono più neppure gli impegni che l’Occidente ha assunto nei suoi confronti, che cosa penserebbe un redivivo e pimpante Michele Santoro?

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