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Come cambierà il nuovo ordine mondiale dopo la guerra tra Russia e Ucraina

Guerra

Gli effetti della Guerra della Russia in Ucraina. L’intervento di Giuseppe Spadafora, vicepresidente Unimpresa

 

Nella tempesta perfetta dopo due anni in cui il mondo si è praticamente fermato in attesa che la pandemia passasse e nella conseguente crisi economica, iniziata prima della pandemia e che già colpiva tutto il mondo industrializzato, l’invasione russa in Ucraina ha posto le basi concrete per stabilire un nuovo ordine mondiale economico diplomatico, con nuove zone di influenza, nuovi rapporti economici e nuovi accordi diplomatici e a poco serviranno le sanzioni economiche, il blocco swift o la paventata chiusura di internet.

La Russia ha una propria rete dati RUNET, la Russia ha un debito pubblico quasi nullo “intorno al 20% del PIL”, la Russia può effettuare pagamenti e ricevere denaro fuori dal sistema Swift. Questo non vuol dire che non ci saranno problemi, evidentemente ci saranno ma in buona parte solo per i cittadini russi, non certo per Putin e a nulla servirà il declassamento delle agenzie di rating, che poi verso chi e che cosa? I problemi saranno di chi ha asset fuori dalla Russia, come le banche italiane e peggio ancora saranno i cittadini europei, Italia in testa a patire per l’aumento di gas, petrolio e di conseguenza per l’aumento delle materie prime e beni di prima necessità come pane, pasta latte ortofrutta.

La storia racconterà che gli europei occidentali, per manifesta incapacità di interpretazione dei segnali lanciati in 30 anni dai russi, in una fredda mattina di tardo febbraio si sono svegliati sotto le bombe russe, interdetti ed inorriditi per l’invasione di una nazione sovrana confinante con Russia e Nato.

La storia racconterà di un presidente assoluto di nome Putin che senza apparente motivo, ordinò al suo esercito di invadere la vicina Ucraina provocando morte e distruzione e tutto questo per allargare i territori della sua Federazione Russa.

Non so però se la storia ricorderà l’evoluzione, durata quasi trenta anni, della diplomazia non certo folle di Putin verso il resto del mondo e la totale mancanza di strategia diplomatica da parte degli Stati dell’UE che nella migliore delle ipotesi hanno viaggiato per conto proprio andandosi a schiantare contro una realtà che cresceva di giorno in giorno e che agli inizi del 2022 poneva la Russia leader economico strategico militare in tre quarti di africa e in buona parte dell’asia.

Ma quanto fosse forte la Russia lo abbiamo capito il 23 e 24 ottobre 2019 a Sochi durante il primo storico vertice Russia-Africa presenti tutti i 54 paesi continentali, 43 dei quali con i capi di Stato. E anche se il nostro buon Di Maio corre in Algeria a comprare il gas, non per visione e scelta propria “cosa di solito richiesta al capo della diplomazia di uno Stato” ma ordinato dal Presidente del Consiglio, a poco servirà perché il vero leader in africa è Putin. Proprio in Algeria nel 2006, Putin ha annullato un debito di 4,7 miliardi di dollari in cambio di contratti militari per diversi miliardari per Rosoboronexport e contratti nel settore delle energie fra Gazprom e Sonatrach.

Come sappiamo la Russia è presente anche in Libia dove, appoggiando il governo di Tobruk e Khalifa Haftar, attraverso la società militare privata Wagner e poi ci sono l’Egitto, dove l’export russo vale oltre 40 miliardi e la flotta mercantile di Mosca è la terza fruitrici del Canale di Suez. Per i Russi il Canale di Suez è il principale nodo di collegamento al Mar Nero dal quale sono passate quasi 300 milioni di tonnellate nel 2021. Oltre agli affari sul Canale, la Russia vende il grano agli egiziani ed ha forniture di armamenti per 6 miliardi di dollari, oltre alla costruzione di una centrale nucleare nella regione di El Dabaa. Per non farsi mancare nulla, in Angola la Russia ha aperto la quarta miniera di diamanti più grande al mondo ma troviamo Renova, di Viktor Vekselberg, in Sudafrica, Rusal, di Oleg Deripaska, in Guinea, la compagnia petrolifera Lukoil in Costa d’Avorio, in Nigeria e in Ghana ed ancora Gazprom e Rosneft in Nordafrica.

Davanti a questo scenario, forse l’UE avrà un sussulto ed un moto di orgoglio per ridefinire il proprio ruolo, asfittico al momento, nel panorama mondiale nel quale rappresentiamo ormai poca roba rispetto a Cina, India ma anche Brasile, la stessa Russia e alcune nazioni africane.

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