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Guerra popolare tra Orban e Weber, tutti i dettagli e i perché

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Che cosa unisce e che cosa divide Weber da Orban nella famiglia del partito popolare europeo

 

In vista delle elezioni europee, merita attenzione lo scontro molto duro che si è consumato nello scorso fine settimana sui media tedeschi tra Manfred Weber e Viktor Orbàn. Quest’ultimo è il premier ungherese, nonché leader di Fidesz, uno dei tanti partiti europei che fanno parte del Ppe, ed è noto per le sua totale chiusura all’accoglienza dei migranti. Il tedesco Weber è un esponente della Csu, il partito democristiano della Baviera legato alla Cdu di Angela Merkel, ed è lo spitzenkandidat del Ppe, vale a dire il candidato dei popolari europei a prendere il posto di Jean-Claude Juncker alla guida della Commissione Ue, dopo le prossime elezioni europee.

Tutti i sondaggi dicono che il Ppe, pur perdendo qualche decina di deputati, resterà il primo partito in Europa anche dopo il 26 maggio. Ma quasi certamente non riuscirà più a formare una maggioranza insieme al Partito socialista europeo, con il quale ha governato stabilmente negli ultimi anni, poiché il Pse subirà perdite più rilevanti. Per questo gli analisti prevedono come necessaria un’alleanza più ampia, estesa ai liberali dell’Alde e agli eurodeputati del partito di Emmanuel Macron. Ma l’onda sovranista e populista che attraversa buona parte dei 27 Paesi Ue, benché data per minoritaria nel prossimo Parlamento Ue, sta imponendo al Ppe di fare quadrato intorno ai seggi europei ritenuti sicuri. Tra questi, spiccano i 12 seggi che il partito di Orbàn sembra in grado di conferire al Ppe nel Parlamento Ue. E non sono pochi.

È forse per questo che i leader più influenti del Ppe, negli ultimi anni, hanno tollerato la politica anti-migranti praticata da Orbàn in Ungheria, e hanno continuato a farlo nonostante alcuni eccessi verbali, che hanno fatto del premier ungherese un modello per i partiti sovranisti di alcuni paesi europei, compresi quelli italiani. Una contraddizione che è esplosa in modo plateale, preludio di una rottura quasi inevitabile, a seguito di due interviste rilasciate da Orbàn e Weber, e di un manifesto elettorale che campeggia nelle strade ungheresi da alcuni giorni.

Con questo manifesto, dove spiccano i volti di Juncker e di George Soros, il partito di Orbàn sostiene che è per colpa di loro due se a Bruxelles l’Ue non funziona come dovrebbe. La tesi del premier ungherese è che il vero problema al centro delle prossime elezioni europee è l’immigrazione, e se finora l’Unione europea ha sbagliato tutto, la colpa è di Juncker e di Soros, il filantropo miliardario americano che con la sua fondazione Open Society sostiene i movimenti e i partiti pro-migranti, per lo più schierati a sinistra.

Tesi che Orbàn ha ripetuto in una intervista al giornale tedesco Welt am Sonntag, ripresa ieri in Italia da Repubblica: «Juncker non gode più di tanto rispetto. Se il Ppe vuole vincere in Europa centrale, deve dire che Juncker è il passato, mentre Weber è il futuro». Guai poi a dire che Weber «continuerà il lavoro di Juncker: sarebbe un suicidio politico». Non solo: quelli che nel Ppe pensano di espellere Fidesz, il suo partito, per Orbàn sono «utili idioti», che fanno solo il gioco della sinistra.

Chiamato in causa, Weber ha risposto con una dura intervista a Der Spiegel, dove spiega che la pazienza di fronte alle provocazioni di Orbàn è finita, fino ad annunciare, nel passaggio chiave, una rottura inevitabile: «Vi è stata una rottura fondamentale nel patto con Orbàn. Quando è basta, è basta. Questo è il nostro messaggio». Parole che, secondo l’intervistatore, per la prima volta, preludono alla decisione di espellere il partito di Orbàn dal Ppe. Il che potrebbe avvenire molto presto: il 20 marzo è prevista una riunione di vertice del Ppe a Bruxelles, e in quella sede sarebbero già diversi i partiti popolari nazionali favorevoli all’espulsione di Fidesz.

Nell’intervista, Weber spiega che le gocce che hanno fatto traboccare il vaso sono state due. La prima: «Orbàn mi aveva promesso che non avrebbe cacciato da Budapest la Central European University, finanziata da Soros. Invece lo ha fatto: un tradimento». La seconda: il manifesto elettorale contro Juncker e Soros, che è da sempre la bestia nera di Orbàn, un insulto che si aggiunge alla abituale campagna antisemita del premier ungherese.

D’accordo con Weber si sono immediatamente pronunciati due leader di peso in Germania: Markus Soder, capo della Csu (la dc bavarese, di cui Weber fa parte), e Annegret Kramp-Karrenbauer, leader della Cdu, dove ha preso il posto della Merkel. Giudizi negativi sono poi arrivati da altri esponenti della Cdu, del tipo: «Orbàn e un peso», «È diventato la pecora nera d’Europa». Un netto cambio d’indirizzo, che sembra annunciare la fine della relazione politica tra la Cdu-Csu e Orbàn, tanto da indurre Milan Nic, analista del German Council of Foreign Relations, a prevedere che «ci sarà un riallineamento delle forze politiche nel Parlamento europeo. Ma invece di farlo dopo le elezioni, come molti prevedevano, sarà fatto prima».

Dunque, occhi puntati sul vertice del Ppe del 20 marzo a Bruxelles. L’eventuale espulsione di Orbàn, pur riducendo il numero degli eurodeputati del Ppe, finirebbe col dare al partito popolare una connotazione politica di fermezza sulla politica migratoria, antitetica ai veti sovranisti, ma aperta alla ricerca di soluzioni condivise. Guarda caso, la linea in base alla quale la Merkel scelse a suo tempo Weber come spitzenkandidat, rinunciando alla presidenza della Bce per un tedesco.

(articolo uscito su Italia Oggi)

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