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Guerra e pace secondo Caracciolo (Limes)

“La pace è finita” di Lucio Caracciolo (Feltrinelli) letto da Tullio Fazzolari

 

Non capita mai di parlare di un libro iniziando dalla sua copertina. Ma quella scelta per “La pace è finita” di Lucio Caracciolo (Feltrinelli, 144 pagine, 16 euro) merita un’eccezione perché con una sola immagine introduce e contemporaneamente riassume un problema in tutta la sua gravità: un semplice fiammifero sulla cui capocchia di fosforo rosso è raffigurata la mappa della Terra. Non c’è bisogno di sforzarsi per capire che il fuoco può divampare da un momento all’altro in qualunque parte del pianeta. L’incendio ovvero, per essere più espliciti, la guerra è una realtà tragicamente evidente dal 24 febbraio 2022, giorno dell’aggressione russa all’Ucraina.

Ma la pace non c’era già più da anni. Era purtroppo soltanto un’illusione in cui faceva piacere (e, a volte, anche comodo) credere. Nel suo nuovo libro Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di “Limes”, la più autorevole rivista italiana di geopolitica, descrive senza omissioni e senza reticenze la crescente instabilità che minaccia il mondo a partire dal crollo del muro di Berlino. Era la fine della cosiddetta Guerra fredda. Che invece, ironia della sorte, era proprio l’unica pace possibile. Il crollo dell’Unione Sovietica  e lo scioglimento del Patto di Varsavia sono stati considerati con molta presunzione come una grande vittoria dell’Occidente. O addirittura come l’inizio di una nuova epoca: quella della pax americana in cui gli Stati Uniti realizzano la storica e non troppo nascosta ambizione di essere il gendarme del mondo.

In realtà, come spiega Caracciolo, stavano saltando tutti gli equilibri che in qualche modo avevano garantito trent’anni di pace. O, quanto meno, avevano tenuto la guerra lontano dall’Europa già martoriata dal secondo conflitto mondiale. E non era un risultato da poco. Dalla fine della Guerra fredda, invece, ci sono stati i conflitti interni alla ex Jugoslavia, i massacri in Bosnia, le due guerre del Golfo, la lotta al terrorismo internazionale, l’Afghanistan, la Cecenia, il caos in Libia e guerriglie in molti paesi dell’Africa.

L’elenco, ancorché incompleto, basta e avanza per dimostrare che la “gendarmeria internazionale”, che sia di matrice statunitense o altro, non è stata in grado di garantire la pace. Ci si risveglia bruscamente e soltanto adesso dopo l’invasione dell’Ucraina. E solo ora si comincia a guardare con la giusta preoccupazione alle tensioni fra Stati Uniti e Cina popolare. Ma ai pericoli che minacciano il mondo non c’è una risposta. La competizione in corso fra USA, Russia e Cina non dà nessuna garanzia di equilibrio fra superpotenze. E l’Europa continua ad avere un ruolo marginale perché dietro un’unità di facciata ogni Stato persegue anche in tempo di guerra soprattutto i propri interessi nazionali. Così comincia ma non sotto i migliori auspici una nuova epoca della storia in cui, come osserva Lucio Caracciolo, “sono in gioco l’egemonia americana e il bluff europeista”. E viene il sospetto che da questa maledetta guerra iniziata il 24 febbraio l’Occidente non abbia ancora imparato nulla.

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