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Ecco il programma economico del governo Semaforo in Germania fra Spd, Fdp e Verdi

Scholz

Spd, Fdp e Verdi hanno trovato la quadra su debito, tasse e transizione ecologica per la nascita del governo Scholz. Tutti i dettagli nell’approfondimento di Pierluigi Mennitti da Berlino

La Germania si incammina verso una nuova stagione politica. Dopo il primo giro di sondaggi preliminari, Spd, Verdi e liberali hanno deciso di aprire ufficialmente le trattative per la formazione del nuovo governo. Sarà un inedito per il Paese, una coalizione Semaforo (dai colori rosso, verde, giallo dei tre partiti), che finora è stata sperimentata con un certo successo solo a livello regionale.

Tre differenti formazioni politiche, con tre storie e tre visioni diverse, hanno nei giorni scorsi appianato le divergenze trovato il terreno su cui costruire una solida alleanza di governo sintetizzata in uno slogan: avviare un decennio di trasformazione, sintetizzando sensibilità di mercato, attenzione sociale e transizione ecologica verso una società (e un’industria) a neutralità climatica. Secondo i futuri protagonisti, si tratta di di far compiere a una Germania intorpidita negli ultimi anni dell’era Merkel quel salto di modernizzazione necessario per affrontare le sfode dei nuovi tempi.

Belle parole. Ma è vero che a Olaf Scholz è riuscito in appena una settimana quel che ad Angela Merkel, quattro anni fa, non era riuscito in un tempo più lungo: riunire attorno alla sua guida ecologisti e liberali, senza palesare favoritismi e senza penalizzare alcuno.

E così risultano quasi sorprendenti le parole entusiastiche con cui i rappresentanti dei due partiti “minori”, che poi tanto minori non sono più, hanno profuso nella conferenza stampa in cui è stato annunciato il passaggio dai sondaggi alla trattativa.

Soprattutto il liberale Christian Lindner, in partenza più propenso a provare un tripartito con la Cdu al posto dell’Spd, è parso convinto della strada intrapresa e ha ripetutamente ringraziato i futuri partner per “l’impegno costruttivo mostrato nei colloqui preliminari”.

Tecnicamente, i vertici dei tre partiti hanno stilato un documento comune, con il quale chiedono ai propri organismi dirigenziali il via libera per le trattative di governo. L’Spd ha dato l’esempio, e nel giro di poche ore ha dato il suo sì. Gli altri dovrebbero arrivare al massimo entro i primi giorni della prossima settimana, subito dopo partiranno gli incontri decisivi. Non si temono sorprese e oggi negli ambienti politici berlinesi prevale l’impressione che tutto possa svilupparsi più velocemente del previsto: il primo governo Semaforo a guida Scholz potrebbe nascere prima di Natale.

Sono anche trapelate le prime indiscrezioni su alcuni punti di accordo, che saranno travasati nel programma dell’esecutivo. A una prima valutazione, ogni partito è riuscito a inserire i temi principali delle rispettive campagne elettorali: circostanza che da un lato conferma la costruttività e la fiducia reciproca con cui sono stati condotti i sondaggi preliminari, dall’altro sottolinea però quanto lavoro resti ancora da fare per amalgamare tutto nel programma di modernizzazione promesso.

Ha il marchio dell’Spd l’accordo sull’innalzamento a 12 euro l’ora del salario minimo dai 9,50 euro attuali. Ma è da ascrivere ai liberali la conferma del mantenimento del tetto al debito. Di stampo Fdp anche la promessa di non aumentare le tasse nel prossimo quadriennio, misure per la sburocratizzazione, così come il rifiuto di imporre il limite di velocità di 130 chilometri all’ora, uno dei simboli delle campagne dei Verdi. I quali però incamerano l’accelerazione della fuoriuscita dal carbone rispetto al 2038 fissato dalla Grosse Koalition: si accenna anche a una data, il 2030. Fra nove anni.

Senza aumenti delle tasse e con l’impegno a mantenere il tetto del debito, bisognerà ingegnarsi un po’ per trovare i miliardi che il nuovo governo dice di voler impegnare nella transizione climatica e nelle misure di difesa del clima, attraverso un ampliamento del ricorso a fonti energetiche pulite. Così come per la digitalizzazione, tema che sarà oggetto delle ulteriori trattative e che finora sembra essere stato confinato a misure per modernizzare l’amministrazione pubblica.

L’impeto riformista si fermerà davanti alle pensioni statali, che non verranno ridotte né prevederanno modifiche sull’età di accesso, mentre i due partiti di sinistra si sono impegnati a valutare ipotesi di incentivare forme assicurative private alternative.

Per uno dei problemi che angustiano imprenditori e artigiani, la mancanza di manodopera qualificata, il futuro governo dovrebbe creare una sorta di sistema a punti per facilitare gli ingressi dall’estero, mentre verrà tolto il termine “razza” dal testo della costituzione.

Non manca una ventata di giovanilismo: nel programma entrerà l’estensione del voto ai sedicenni.

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